MESSINA. C’è ancheil Cnr di Messina nell’equipe che ha condotto studi su alcuni tessuti conservati al Museo Egizio di Torino e risalenti al periodo compreso fra la quinta e l’undicesima dinastia, indicativamente da 2700 a duemila anni prima di Cristo.

L’Istituto per i processi chimico fisici di Papardo, usando la spettroscopia di risonanza magnetica nucleare ha contribuito a svelare il “mistero” degli abiti indossati dagli antichi egizi e perfettamente “in piega” ancora oggi. Lo racconta Il Secolo XIX, in un articolo che spiega l’ingegnoso popolo come visse sulle rive del Nilo usasse la cera d’api per conferire alle tuniche di lino una fitta plissettatura che si è conservata perfettamente per oltre quattromila anni.

“I risultati sono stati presentati a Torino, in occasione del congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Archeometria (Aiar), da una task force di esperti formata da università di Palermo e Torino, Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Messina e Centro Conservazione Restauro La Venaria Reale. Lo studio è nato tra le mura del Museo Egizio di Torino ‘dove si conserva una delle collezioni più cospicue al mondo di tuniche plissettate: sono ben 12, di cui 6-7 ancora integre’, spiega la restauratrice di tessuti antichi Cinzia Oliva”, si legge nell’articolo del quotidiano.

“Per svelare il segreto dei sarti egizi, gli esperti del Museo e della Soprintendenza si sono rivolti ai chimici dell’Università di Torino. «Grazie alla spettroscopia infrarossa abbiamo individuato la presenza nei tessuti di materiali cerosi: un primo indizio che però non ci dava alcuna certezza per la debolezza del segnale», spiega la chimica Monica Gulmini. La palla è così passata ai ricercatori siciliani che, usando la spettroscopia di risonanza magnetica nucleare, hanno isolato e amplificato il segnale emesso dalla cera d’api”, conclude il reportage.

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