Di Francesco Pio Magazzù
Voto 4 su 5
Un eccezionale Brendan Fraser torna al cinema con una pellicola commovente che riflette sul ruolo che abbiamo nella nostra vita e nelle vite degli altri, alla riscoperta dell’importanza dei legami umani al di là della mera definizione degli stessi.
Nelle vite degli altri
Philip, interpretato da Brenda Fraser, è un attore americano che da anni vive in Giappone. Tra alti e bassi, vecchie pubblicità e piccoli ruoli, la sua carriera stenta a decollare. Un giorno, però, si imbatte in una proposta alquanto bizzarra: lavorare per un’agenzia che fornisce attori “a noleggio” per fingersi parenti, assistere persone sole e persino spacciarsi per amanti. Dopo gli iniziali dubbi, Philip decide di accettare la proposta della “Rental Family”. Ben presto, tuttavia, scoprirà che non è affatto facile restare emotivamente distaccati quando si entra nelle vite degli altri. Tra madri che cercano un padre per permettere alla propria figlia di entrare in una delle migliori scuole di Tokyo, figli che provano a dare un senso alla vita dei propri genitori attraverso finte interviste e persone che semplicemente cercano compagnia per i propri hobby, Philip finirà per creare legami profondi con perfetti sconosciutimentre ritrova sé stesso.
Rental Family
Hikari, regista giapponese al suo secondo lungometraggio, racconta l’empatia e l’importanza delle relazioni umane partendo da una realtà tutta giapponese. Le “Rental Family”, infatti, le agenzie che affittano finti parenti e finti amici, sono una realtà consolidata in Giappone. Nel Paese del Sol Levante è pratica assai diffusa quella di affittare amici e parenti per colmare mancanze affettive o limitare imbarazzi sociali, in una società in cui la pressione delle convenzioni sociali resta ancora molto forte anche nella vita di tutti i giorni. È proprio attraverso questa finzione e questi rapporti costruiti che Hikari racconta una storia di grande empatia, capace di fare immergere lo spettatore in ogni tipo di emozione, dallo sconforto della solitudine alla felicità di un padre ritrovato, fino ad arrivare al dolore per il lutto creando un racconto emotivo che non scade mai nel retorico.
Tra finzione e realtà
È proprio il contrasto, almeno apparente, tra finzione e realtà a muovere la pellicola. Quanto c’è di vero in qualcosa che nasce da una bugia? È reale ciò che vediamo pur sapendo che è solo finzione? E quanto di ciò che riteniamo vero è, in realtà, soltanto apparenza? Sono queste alcune delle domande che sorgono durante la visione di “Rental Family” e a cui la regista Hikari prova a dare una risposta. È proprio attraverso la vita di Philip, interpretato da Brendan Fraser, che questi interrogativi trovano una loro dimensione. Ciò che rende vero un momento è l’emozione che si prova mentre lo si vive, a prescindere da ogni altra cosa. Ed è proprio per questo che Philip si troverà spesso in difficoltà a uscire dal personaggio che interpreta. La gita con la figlia “finta”, i momenti di dolcezza con una prostituta e la finta intervista in cui ascolta la vita di un uomo diventano tutti momenti profondamente veri e autentici, nonostante la finzione che li ha generati. Ciò che conta, infatti, non è tanto la definizione formale di un rapporto, quanto ciò che il personaggio interpretato da Brendan Fraser prova, momento dopo momento pur conoscendola verità.
Un inno ai rapporti umani
“Rental Family” è una commedia che utilizza il genere per riflettere sulla vita di ciascuno dei noi e sull’importanza dei rapporti umani che la compongono. In questo senso, la vita in Giappone di Philip ne è l’esempio più evidente. Dopo anni in solitudine passati ad osservare la vita degli altri attraverso le finestre, il personaggio interpretato da Brendan Fraiser comincia davvero a vivere solo quanto entra in quelle vite che osservava. I legami che instaura con i suoi “finti” rapporti gli permettono di ritrovare sé stesso e di affrontare alcune questioni irrisolte del proprio passato. E forse è questo il senso della pellicola: l’empatia, la dolcezza, l’amicizia o più banalmente il contatto con gli altri ci permettono di ritrovare noi stessi e di ricordarci che esistiamo anche grazie allo sguardo altrui. “Rental Family” è un inno ai rapporti umani in ogni forma, un promemoria sull’importanza delle emozioni vere come motore della nostra esistenza.
Un eccezionale Brenda Fraiser nella bellissima cornice del Giappone
La storia scritta da Hikari è magistralmente sorretta dall’interpretazione di Brendan Fraser. L’attore americano, star degli anni ‘90 e vincitore del Premio Oscar al miglior attore protagonista per “The Whale”, regala un’interpretazione magistrale. Tra lacrime e sorrisi, Fraser riesce a rappresentare al meglio la delicatezza, la commozione e l’intimità della storia scritta da Hikari. Forse anche le similitudini tra la vita dell’attore e quella del personaggio che interpreta, entrambi segnati da eventi personali che hanno rappresentato una sorta di allontanamentodalla vita, contribuiscono a rendere la sua interpretazione così autentica. Non si può non menzionare la bellissima cornice del Giappone. La storia è ambientata a Tokyo, che grazie alle sue geometrie, i suoi colori e la sua natura è la perfetta cornice simbolica per questo racconto intimo e profondamente umano.
———————
A cura di Francesco Pio Magazzù. 28 anni, messinese, scienziato della politica e amante del cinema. Scrivo per passione, “si ma niente di serio”.





