Di Francesco Pio Magazzù
Voto 3 su 5
Ryan Gosling torna sul grande schermo, diretto dal duo Phil Lord e Christopher Miller, come protagonista di uno sci-fi dal grande impatto visivo, che strizza l’occhio a un pubblico che cerca emozioni familiari più che risposte scientifiche. Un’opera che prende dal cinema di genere, discostandosene però negli intenti.
Project Hail Mary
Il sole, insieme a gran parte delle stelle dell’universo, sta morendo. Una specie aliena, gli astrofagi, sta lentamente e inesorabilmente divorando il sole, condannando gli abitanti della Terra a una lenta e inevitabile morte. L’umanità affida le proprie speranze residue a Ryland Grace – interpretato da Ryan Gosling –, un insegnante delle scuole medie ed ex ricercatore di biologia che ha attirato l’attenzione del governo grazie ad alcune sue controverse teorie scientifiche. Grace si risveglia come unico superstite sull’astronave della missione “Progetto Ave Maria”, in viaggio verso una stella vicina per capire perché gli astrofagi, a differenza di quanto fanno con le altre stelle, non la stanno prosciugando. Una volta giunto a destinazione, Grace troverà un “collega”: un extraterrestre proveniente da un pianeta lontano e dalle strane fattezze, arrivato per cercare di risolvere il medesimo problema che affligge la sua stella.

Un’opera emotiva, quasi fiabesca
Il duo di registi Lord-Miller torna sul grande schermo dodici anni dopo The Lego Movie e quattro anni dopo l’Oscar come produttori per il miglior film di animazione del 2022: Spider-Man – Un Nuovo Universo, adattando il terzo romanzo di Andy Weir, autore di The Martian. A differenza però dell’adattamento di The Martian, diretto da Ridley Scott, Project Hail Mary è una pellicola che sceglie leggerezza ed emozioni come veri protagonisti della storia, senza rinunciare però ad alcune riflessioni sul senso della vita e sull’essenza dell’animo umano. L’incontro tra il Grace di Ryan Gosling e Rocky, suo collega alieno, dà vita a tutta una serie di momenti divertenti quanto emotivi, riuscendo nell’intento di coinvolgere lo spettatore. È soprattutto la figura di Rocky, alieno fatto di roccia e dalle strane ma tenere sembianze, e il rapporto che instaura con Grace, ad alimentare la parte quasi fiabesca del racconto, tra amicizia e momenti più toccanti.
Ave Maria
Dietro l’animo leggero, Project Hail Mary presenta allo spettatore alcune profonde riflessioni. Già il nome della missione che deve salvare il mondo, “Ave Maria”, tradisce una certa disperazione dell’umanità, che ha una sola e ultima possibilità di salvezza. Ed è proprio l’umanità che viene analizzata e, in qualche modo, decostruita dal personaggio di Ryan Gosling. Grace è un uomo solo, ostracizzato dalla comunità scientifica, tanto da dover abbandonare la ricerca e trovare lavoro come insegnante delle scuole medie. I vari flashback, che accompagnano il ritorno dei ricordi di Grace durante il suo viaggio, spiegano chi è Grace e perché si trova su quella nave, decostruendo il mito dell’eroe coraggioso che si immola per l’umanità, come il Cooper di Interstellar o la Louise Banks di Arrival. Grace è un uomo comune, con i difetti dell’uomo comune, che nonostante le grandi capacità di ricerca non ha ancora trovato il suo posto nel mondo. Sarà il rapporto con Rocky, creatura aliena ma profondamente umana, a mettere finalmente chiarezza nella vita di Grace.
Un comparto tecnico di assoluto livello
Il più grande pregio di Project Hail Mary è senza dubbio il comparto tecnico. Le immagini dello spazio profondo, delle astronavi sia all’interno che all’esterno, convincono, regalando uno spettacolo visivo di gran livello, con colori saturi e dettagli minuziosi. A stupire ulteriormente è il ridotto utilizzo di CGI. I registi, infatti, hanno sottolineato che i set sono stati costruiti da zero e che si è lavorato con enormi schermi LCD, in modo tale da immergere Gosling nella scena sin da subito. Da sottolineare inoltre come Rocky, collega alieno di Grace, sia stato presente sul set per tutto il tempo. Ad animarlo fisicamente è stato un mix di marionette e animatronica, cosa che ha evitato l’uso del green screen. Ottima, inoltre, la prova attoriale di Ryan Gosling, che si dimostra ancora una volta un divo di Hollywood capace di reggere praticamente da solo l’intera pellicola, alternando comicità ed emozioni più profonde e risultando sempre credibile.
Un bel blockbuster non privo di difetti
Project Hail Mary è, a tutti gli effetti, un solido blockbuster. Il duo Lord-Miller costruisce un film capace di intrattenere e coinvolgere, attingendo apertamente all’immaginario della fantascienza classica e contemporanea. Gli echi di Interstellar di Christopher Nolan, del tono scanzonato dei Guardiani della Galassia di James Gunn, fino alla dimensione emotiva di E.T. l’extra-terrestre e Contact di Robert Zemeckis, si fondono in un’opera che privilegia il coinvolgimento emotivo rispetto al rigore scientifico. Ed è proprio qui che il film compie la sua scelta più netta: rinunciare alla precisione per abbracciare una narrazione accessibile, quasi fiabesca. Una scelta coerente con il tono generale, ma che potrebbe lasciare insoddisfatti gli spettatori più legati alla fantascienza “dura”, dove le domande contano quanto le risposte. A penalizzare parzialmente l’esperienza è anche un ultimo atto eccessivamente dilatato: la presenza di più falsi finali spezza il ritmo e indebolisce l’impatto emotivo complessivo, dando la sensazione di un epilogo meno controllato rispetto al resto del film. In definitiva, Project Hail Mary non ambisce a essere un trattato di scienza, ma un racconto di umanità: e proprio in questa tensione tra spettacolo ed emozione trova la sua identità, con tutti i limiti e i pregi che ne derivano.
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A cura di Francesco Pio Magazzù. 28 anni, messinese, scienziato della politica e amante del cinema. Scrivo per passione, “si ma niente di serio”.





