MESSINA.Ho bisogno dei contratti, ho bisogno di dimostrare queste cose, sicuramente avevamo fatto le utenze allora, avevamo fatto tutto, ho bisogno tutto questa situazione perché domani ho appuntamento alla Guardia di finanza quindi ho bisogno di documenti”: così che Cateno De Luca parla con una segretaria, in una telefonata intercettata dai finanzieri messinesi il 3 dicembre del 2014.

Più volte, oggi, De Luca ha rivelato di sapere che c’era un’indagine a suo carico e addirittura che sarebbe stato arrestato: d’altronde l’indagine a suo carico nasce da una verifica sui conti di Caf Fenapi per la quale De Luca aveva assunto alla fine di gennaio del 2014 come difensore l’avvocato Giovanni Cicala, esperto in materie tributarie. Ed è proprio l’avvocato a dare via alle indagini: dopo alcuni incontri con il neo deputato e altri indagati nell’operazione di oggi, tra cui anche un altro ex sindaco di Santa Teresa, Nino Bartolotta, Cicala decide di rimettere il mandato (appena un mese dopo averlo assunto) e di sporgere denuncia contro l’ex assistito. Perchè?

Cicala, in uno degli incontri, ha proposto a De Luca ed agli altri indagati, sicuri della regolarità delle loro operazioni contabili, di sollecitare essi stessi un controllo dalla Guardia di Finanza. Per questo, con De Luca (definito il vero dominus del Caf Fenapi srl) si concordò di scrivere una relazione da consegnare alle Fiamme gialle per conto della società Dioniso Srl per attestare la regolarità dei servizi prestati dalla società e fatturati dal Caf Fenapi Srl. Relazione che però Cicala ha contestato, sottolineandone la poca chiarezza, e il sostanziale stravolgimento della linea di difesa davanti alle domande della Guardia di Finanza che interroga uno degli indagati il 28 febbraio 2014.

“L’autolesionismo di quella dichiarazione è immediatamente tangibile – scrive Giovanni Cicala, dopo aver letto il verbale delle dichiarazioni – così come i prorompenti effetti, di rilevanza penale e tributaria, che da qui a breve produrranno”. Per questo Cicala rimette il mandato legale. E denuncia.

Secondo l’avvocato, è lo stesso De Luca a dirgli che sia il Caf Fenapi che la Fenapi erano strutture associative da lui creata ed a lui riconducibili, sebbene volesse evitare che la Guardia di finanza risalisse a lui nella gestione del primo organismo.

 

 

 

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