MESSINA. Le serate iniziavano a mezzanotte, quando nell’arena del villaggio turistico finivano le manifestazioni. A quell’ora cominciavano le “notti di baldoria” di ragazzi e ragazze che erano riusciti ad entrare in quel posto fra i più esclusivi della provincia di Messina: gli altri fuori, in coda, aspettando con ansia che qualcuno uscisse per poter prendere il suo posto o riprovandoci l’indomani. La discoteca di Capo Calavà, realizzata nella Grotta di Enea, non era solo la pista da ballo più “in” di Gioiosa Marea, ma uno dei posti più suggestivi di tutta Italia dove andare a ballare (anche vista mare). Ma solo fino al 2005, quando le mareggiate hanno trascinato il pavimento.

«Si tratta di una grotta naturale che prima ancora di diventare discoteca era la meta delle nostre gite scolastiche». A ricordarlo è Gino Agnello, abitante del posto che per molti anni fu anche il direttore del villaggio che gestiva la discoteca di Capo Calavà e, prima ancora, uno di quei ragazzi che si recava a visitare la grotta accompagnato dagli insegnanti, quando ancora si poteva accedere dal mare, attraversando l’acqua per qualche metro per circumnavigare la roccia e giungere ad un’insenatura con una spiaggia naturale. Poi questa entrata fu chiusa a favore di un’altra.

Intorno alla fine degli anni Sessanta si pensò di realizzare un villaggio nella baia: fra il ’69 e il ’70, per mano della Gioiosa spa, sorse l’oasi turistica e la grotta venne utilizzata per passare le serate senza disturbare i clienti. Nel ’75, poi, la grotta cambia aspetto: «Per evitare di far passare i clienti dal mare – spiega sempre Gino Agnello – si fece un tunnel dalla spiaggia e si chiuse l’altra entrata. La grotta venne restaurata e si realizzò un bar sfruttando una barca di legno. Verso il mare c’era la pista da ballo e in fondo un terrazzamento dove la gente poteva ammirare il mare e le stelle. Dall’altra parte ancora, invece, anche una zona cabaret». La cava, inoltre, veniva utilizzata anche per cene a base di pesce fresco di qualità che arrivava dalle Isole Eolie.

Erano gli anni d’oro di Gioiosa Marea e tutti volevano entrare nella Grotta di Enea per passare le notti fino all’alba. «I turisti arrivavano dappertutto», ricorda Agnello. Così tanti erano quelli che volevano entrarci che se prima la discoteca era aperta al pubblico, a partire dalla metà degli anni Settanta si introdusse un biglietto di ingresso. Poi, però, una mareggiata scavò sotto il muro che si costruì per chiudere l’entrata dal mare e la pista da ballo cedette: «Si fece un primo intervento nel 2005 riempiendola di grossi massi, con una ulteriore gettata di cemento – racconta l’ex direttore del villaggio – Ma dopo un paio d’anni iniziò l’erosione costiera della zona, a seguito del completamento del porto e della distribuzione incorretta della sabbia, e il pavimento sprofondò un’altra volta». La parte in fondo alla grotta, quella lato monte, fu l’ultima a cedere.

Foto da camminino.it:

Si ringrazia la Pro Loco Gioiosa Marea per l’aiuto nella ricostruzione della storia

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massimo
massimo
27 Giugno 2022 12:37

ho fatto in tempo ad aprirci qualche boccia giusta prima della chiusura!