MESSINA. Prima era una “semplice” buca, molto profonda. Una delle tante che purtroppo segnano a macchia di leopardo le strade cittadine. Adesso, a distanza di qualche mese dalla prima segnalazione, risalente allo scorso marzo,  si è trasformata in una voragine di due metri per due, con tanto di tombino sradicato e tubature in bella vista. Accade in pieno centro, in una delle arterie più trafficate di Messina, il viale Boccetta, all’incrocio con via Logoteta. A immortalare il piccolo cratere è un nostro lettore, che a più riprese ha segnalato la vicenda, senza ottenere però grossi riscontri. «Gli unici interventi sono stati fatti per recintare, scavare e vedere cosa c’era sotto – racconta – L’ultimo intervento risale a fine giugno, mentre adesso non si vede più nessuno. Da quel che ci risulta c’è un rimpallo di competenze tra l’Aman e il Comune».

A interessarsi della buca è stato anche il consigliere della IV Circoscrizione Renato Coletta (M5S), che si è rivolto all’assessore Salvatore Mondello, all’azienda idrica e al presidente di Quartiere Alberto De Luca per segnalare il pericoloso cedimento stradale e sollecitare un urgente intervento per procedere alla rimozione delle cause.

 

Non è la prima volta che il primo manto stradale del viale Boccetta si “spacca”. Già a dicembre del 2013 una grossa voragine di circa 9 mt quadrati si era aperta nei pressi dell’ex Istituto Buon Pastore, inghiottendo al suo interno un cassonetto della spazzatura “per un problema di fognature”, come specificato dalla centrale operativa della Polizia Municipale. Ancor prima, nel 2009, fu rattoppata (nel corso di più di un mese) un’altra voragine, di fronte alla Soprintendenza.

Più recente, e altrettanto pericoloso, il caso di via San’Agostino, sprofondata due volte, nello stesso punto, a distanza di appena otto mesi.

Perché si aprono, queste buche? In pratica, lʼacqua “scava” il materiale terreo sotto il manto stradale, e lo rende “cavo”. Con solo una sottile soletta di cemento e asfalto (e quando va bene una rete metallica) che le strade si aprano è solo questione di tempo, e di peso dei veicoli che ci passano sopra. Il termine tecnico è “sifonamento”: lo svuotamento del sottosuolo a causa dellʼerosione dovuta a perdite nelle condutture, o a canali di scolo che non funzionano o ancora, in genere, al passaggio veloce di acque che letteralmente divorano porzioni di suolo sotto le strade. Quando accade, si formano vere e proprie voragini.

Il problema delle buche, quello primigenio, è dovuto alla conformazione stessa di Messina: sotto la quale scorrono una impressionante quantità di torrenti e piccoli corsi d’acqua che negli anni sono stati “tombinati”: gli si è costruito sopra un impalcato stradale per permettergli di scorrere sotto. Ogni tanto, però, qualcosa va storto, come quando, una decina d’anni fa, tutta la parte bassa del torrente Trapani, da via Gabiraldi in giù, è collassata, non facendo miracolosamente alcuna vittima.

A questo si aggiunge la manutenzione sottostradale parecchio deficitaria: una semplice rottura in una conduttura dell’acqua, o della fognatura, provoca i cosidetti  “fornelli”, cioè una depressione che muove una grande massa dʼacqua che provoca il collasso del terreno. Come si ovvia? Con uno screening delle strade, innanzitutto. Un lavoro salato: esaminare il sottosuolo per una corsia di un metro lungo un percorso di quattro km costa settantamila euro. Un georadar (lo strumento che consente di eseguire lo screening) ha un prezzo di cinquantamila euro. Quindi si va avanti ad emergenze: una specie di roulette russa, in cui scommettere quale strada crollerà. Perché la questione non è “se”. È “quando”.

 

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