MESSINA. “Grazie ancora di tutto”. Sono le parole in chiusura dell’ultimo post su Facebook che Sebastiano Ardita  ha scritto da procuratore aggiunto a Messina prima di andare a ricoprire lo stesso ruolo a Catania. Otto ore fa, giusto qualche minuto dopo la notizia della maxi inchiesta sulla famiglia Genovese che porta la sua firma.

“Prima di staccare il quadro di Borsellino che sta dietro la mia scrivania a Palazzo Piacentini, ritengo giusto dire il mio grazie a Messina – scrive Ardita – Ho ricevuto tanto, molto di più di quanto sono riuscito a dare. Lasciando aperta la porta del mio ufficio nello scantinato del palazzo di Giustizia ho visto da vicino una città che soffre, con una povertà diffusa e una divaricazione sociale rilevante. Ma ho avvertito anche la grande dignità e la voglia di riscatto dei messinesi; la viscerale onestà della gente semplice; un fermento autentico nei giovani e tante importanti espressioni di cultura di un popolo che ha alle spalle importanti tradizioni. Ho sentito forte – continua il magistrato –  il sostegno di tanti che mi hanno incoraggiato, anche fermandomi per la strada. Ho conosciuto un ambiente giudiziario che mi ha regalato colleghi, giovani e meno giovani, con cui ho condiviso, dentro una rilevante stagione professionale, una idea non burocratica della Giustizia. Sto ricevendo nel momento del mio congedo manifestazioni di riconoscenza che non mi aspettavo e che non merito, avendo agito solo in adempimento di ciò che mi è dovere. Resterà questa esperienza tra le tappe più importanti della mia vita, e sarà nei miei ricordi con la considerazione e l’affetto per una città che mi è rimasta nel cuore. Auguro a questa terra ed al suo popolo tutto il bene che merita – conclude – Grazie ancora di tutto”.

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