MESSINA. Era l’ultimo santuario dei film catalogati con il prefisso “s” tanto caro ai messinesi: “di stiro”, ma anche la sala cinematografica più a Sud del centro di Messina, dopo la chiusura dell’Orione e del Golden: due primati che, però, non sono più bastati ad assicurare la sopravvivenza al Cinema Capitol di via Nino Bixio, le cui luci rosse si sono spente per sempre.

Fratello minore dell’Apollo, e con uno spazio che rese infruttuosa la riconversione a cinema per famiglie, il Capitol ebbe i suoi due giorni di gloria ospitando la defunta Moana Pozzi, con file che iniziavano ore prima dello spettacolo e un pubblico che mescolava tutti i ceti e i censi: soldati, militari, studenti, futuri professori di scuola e anche magistrati. Tutti insieme, appassionatamente, per riuscire a vedere da vicino (o anche toccare) la protagonista assoluta di anni e anni di pratiche onanistiche.

Se l’Apollo poteva contare sugli studenti delle scuole, il Capitol, che aveva il suo zoccolo duro nei militari, è stato vittima della morte dell’indotto determinata  dalla fine della leva obbligatoria e dalla chiusura dell’Ospedale militare. Direttamente o indirettamente, la sala fu anche luogo dell’eccellenza del battuage “indoor” della comunità gay la quale, dalla Camera di Commercio, luogo di incontro per eccellenza, si spostava dentro il cinema che, non più luogo di proiezione, si trasformava in una zona franca dove gli eccitati soldatini si lasciavano andare guardando i film. Così, tra una “Biancaneve sotto i nani” e “La piccola seghetta lombarda”, un baccanale dei poveri, indecifrabile per gli adolescenti di oggi, prendeva vita proiezione dopo proiezione.

Il Capitol, come l’Apollo, era la meta ambita di gran parte di una generazione non tecnologica. Dei ragazzi che, per vedere un nudo soft, acquistavano l’Albo Blizt facendo il tocco e che, per toccarsi con qualcosa di più concreto (abbandonando fumetti sgangherati come “Il Tromba” o “Lucifera”), dovevano chiedere al cugino maggiorenne di comprare “Le Ore”. Il top era l’immagine in movimento. Ma, se eri minorenne, entrare nei cinema si trasformava in un terno a lotto, sperando che il cassiere facesse finta di non vedere. Poi, una volta in sala, di solito, trascorsi i primi cinque minuti di sbornia, lo spettacolo si trasferiva dallo schermo ai pittoreschi commenti del pubblico.

Negli ultimi tempi, la tecnologia ha fatto il resto, rendendo effettiva la solitudine “in compagnia” dei cinema. Perché, per vedere un porno, basta uno smartphone, mentre gli incontri gay si consumano grazie ad app con tanto di geolocalizzazione.

 

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