MESSINA. La concessione dell’acquedotto che dalle pendici dell’Etna porta l’approvvigionamento idrico a Messina è scaduta da dieci mesi, e quando si parla di acqua in città si tocca ancora quel nervo che è scoperto dal novembre del 2015, da quei venti giorni senza che dai rubinetti di mezza Messina uscisse un goccio d’acqua. E stavolta? Nessun problema, solo questioni burocratiche, spiega Sergio De Cola, assessore ai Lavori pubblici di Palazzo Zanca. Cosa è successo esattamente?

A febbraio 2017 scade la concessione con l’acquedotto di Fiumefreddo, scadenza che all’Amam qualcuno sottovaluta. Il rinnovo viene chiesto ad aprile al genio civile di Catania ente competente per la concessione, al quale viene allegato un parere legale, vergato dal legale Aldo Tigano, che integra la documentazione e  allenta le perplessità dell’ufficio regionale di Catania, richiamando il Decreto Ministeriale del 30/12/2012, art. 8, 2° comma, è testualmente previsto che: “Qualora allo scadere della concessione persistano i fini della derivazione e non ostino ragioni di pubblico interesse, essa sarà rinnovata con quelle modifiche che le variate condizioni dei luoghi rendessero necessarie”.

Perchè il rinnovo non è ancora stato definito? A parte il ritardo col quale è stato richiesto, nell’inerzia del Genio civile catanese c’entra no probabilmente le regionali di novembre, e il rallentamento che hanno imposto agli uffici catanesi. L’istanza, infatti, da Catania è stata inviata a Palermo all’assessorato alle Infrastrutture, e lì da qualche parte si è arenato.

Pericoli di stop alla fornitura idrica? Nessuno, secondo Sergio De Cola: “Nessuno toglierà l’acqua alla città di Messina, la concessione non può essere interrotta. Aggiungo che per le normative vigenti il rinnovo per la concessione è poco più di una formalità: l’istanza è stata comunque inoltrata, siamo in attesa di risposta da parte degli organi competenti”. Poi una coda: “Non vorrei che queste voci allarmistiche fossero derivanti dall’avvicinarsi della campagna elettorale”.

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