di Francesco Pio Magazzù

Voto: 4 su 5

Kristoffer Borgli scrive e dirige una romcom magistrale che riflette, attraverso un’ironia tagliente, sui concetti di amore incondizionato e sull’illusione di poter davvero conoscere qualcuno fino in fondo. Un’opera apparentemente surreale, ma in realtà più reale che mai, che trova nei suoi protagonisti Zendaya e Robert Pattinson due interpreti perfetti, capaci di sorreggere e valorizzare pienamente la scrittura di Borgli.

The Drama

Emma e Charlie, interpretati rispettivamente da Zendaya e Robert Pattinson, sono due giovani innamorati. Conosciutisi in un bar grazie a Charlie e ai suoi maldestri tentativi di attirare l’attenzione di Emma, sono ormai prossimi alle nozze. Pochi giorni prima del matrimonio, quasi per caso, i due decidono di partecipare insieme a una coppia di amici a un gioco apparentemente innocuo. I quattro decidono infatti, in un clima di festa, di raccontarsi l’un l’altro la cosa peggiore che abbiano mai fatto nelle loro vite.

Tra storie d’infanzia e apparenti gesti senza conseguenze, Emma rivela un segreto che metterà in discussione non solo il rapporto con gli amici, ma soprattutto quello con Charlie. Il promesso sposo, infatti, entra in un tunnel di pensieri e insicurezze che mettono a dura prova il rapporto con Emma, facendogli perdere tutte le certezze sulla loro coppia a pochi giorni dal matrimonio.

Una commedia, ma solo all’apparenza

Borgli, già autore e regista di Dream Scenario con protagonista Nicolas Cage, confeziona una pellicola che sorprende e spiazza. Dietro l’apparente forma della commedia romantica, il regista dà vita a una storia assai più profonda. Il vero obiettivo della pellicola non è infatti il mero intrattenimento, quanto una riflessione su alcuni concetti cardine delle relazioni umane: l’amore incondizionato, l’illusione di poter davvero conoscere qualcuno fino in fondo e quanto la società influenzi le nostre valutazioni personali.

L’amore è davvero incondizionato? O, anziché amare una persona, amiamo l’idea che abbiamo costruito sulla base di ciò che conosciamo? E ancora, conosciamo davvero fino in fondo le persone con cui abbiamo scelto di condividere la vita? Può bastare una singola informazione per cambiare totalmente l’idea che abbiamo di qualcuno? E quanto della nostra morale e del nostro giudizio è influenzato dalla società?

Sono queste alcune delle domande che emergono durante la visione della pellicola, interrogativi a cui il regista non sembra voler davvero dare risposte, lasciando allo spettatore il compito di trovarle.

Un’opera surreale più che reale che mai

Dietro l’apparente surrealismo della storia raccontata e delle immagini mostrate si cela un realismo che coinvolge lo spettatore sempre di più con il passare dei minuti. La deriva quasi surreale che investe il rapporto tra Emma e Charlie, dopo che quest’ultimo viene a conoscenza della peggiore cosa mai fatta dalla sua futura moglie e dagli altri personaggi della storia, porta lo spettatore a immedesimarsi nel conflitto interiore dei due giovani innamorati.

A tutti è capitato almeno una volta di perdere, anche solo momentaneamente, le certezze su una relazione o sulla persona che crediamo di amare, finendo per costruire nella nostra testa una narrazione che non ammette tesi contrarie. Borgli riesce a ricreare, tra un’ironia tagliente e il senso di smarrimento dei protagonisti, un dilemma umano capace di mettere in crisi anche la persona più equilibrata.

Ad essere oggetto di riflessione sono anche i ruoli sociali e stereotipati dei protagonisti. Il Charlie di Robert Pattinson perde sin da subito quell’aria di uomo sicuro di sé, rivelando progressivamente la sua vera natura: quella di un uomo incapace di prendere una decisione autonoma, fortemente influenzato dal giudizio sociale, fino a trasformarsi in ciò che mette in discussione le sue stesse certezze.

Allo stesso modo, Emma è l’unica dei due in grado di prendersi, almeno apparentemente, la responsabilità delle proprie azioni, risultando l’unica vera certezza della coppia. Ad emergere è dunque una critica alla mascolinità stereotipata della società, che mette in mostra la natura fragile e quasi patetica di Charlie.

Da sottolineare anche la, non tanto sottesa, critica al libero possesso di armi negli Stati Uniti e alla surreale almeno agli occhi europei, normalizzazione della violenza da armi da fuoco made in USA.

Un cast stellare e una regia magistralmente funzionale

Parte del successo di The Drama sta nelle interpretazioni dei suoi protagonisti. Zendaya e Robert Pattinson, la cui chimica buca lo schermo, mettono da parte l’aura di superstar del cinema per aderire pienamente ai ruoli di Emma e Charlie e alla narrazione di Borgli. Le loro espressioni e i loro gesti restituiscono efficacemente la sceneggiatura, riuscendo al contempo a disturbare e a far divertire lo spettatore, creando una dicotomia emotiva che accompagna l’intero svolgersi della storia. Se i protagonisti offrono interpretazioni convincenti, la regia del cineasta norvegese non è da meno. Il regista riesce infatti a mantenere alta la tensione sin dal primo minuto, coinvolgendo lo spettatore non solo attraverso la sceneggiatura, ma anche grazie al ricorso a espedienti visivi e sensoriali, come la presenza ricorrente di elementi disturbanti. Le scene sono quasi tutte ambientate all’interno, creando un senso di claustrofobia che cresce man mano che il rapporto tra i due si logora. I suoni diventano parte integrante del racconto e della costruzione degli eventi: non è forse un caso che Emma sia sorda da un orecchio. Il montaggio, che unisce fino quasi a fonderli momenti onirici e momenti reali, non lascia tregua allo spettatore, che finisce, anche grazie alla regia, per essere immerso in una tensione costante dovuta dal susseguirsi di dialoghi serrati ed eventi che lo confondono e lo disturbano, interrotta solo dai momenti ironici lungo la pellicola. Nel complesso, “The Drama”, è una delle migliori pellicole uscite in sala, almeno fino ad oggi, nel 2026. Ma l’opera di Borgli, si candida, a tutti gli effetti a mantenere questa posizione per tutto l’anno cinematografico.

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A cura di Francesco Pio Magazzù. 28 anni, messinese, scienziato della politica e amante del cinema. Scrivo per passione, “si ma niente di serio”.

 

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