MESSINA. Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Giovanni Quartarone, studioso residente nel villaggio collinare di Castanea, sul ritrovamento di un gruppo marmoreo dal titolo “Annunciazione”, di Antonello Freri, risalente al primo Rinascimento (1493) nel villaggio collinare della zona Nord, con un appello: «Potremmo realizzare un vero Museo d’Arte Sacra a Castanea: il materiale non manca, abbiamo “tanta roba” che attende solo di essere valorizzata», scrive, aggiungendo: «Chiunque oggi si proponga per amministrare la nostra comunità dovrebbe guardare a questi tesori non come a vecchi sassi, ma come al motore di una rinascita culturale. Parliamone seriamente e, se necessario, torniamo a chiedere l’aiuto della “casa comunale”, proprio come fece nel 1500 il Senato di Messina per le sorti del nostro splendido borgo».
Di seguito il contributo integrale correlato di foto:
Fra il 1491 e il 1493, la cifra considerevole di diciotto once viene sborsata per adornare due chiese di Castanea. La prima commissione, effettuata dai marammieri della costruenda chiesa di San Giovanni, era indirizzata al pittore Pilli; l’altra, datata 6 maggio 1493, è così riportata nei documenti notarili: “Infine [vi è] l’importantissima commissione, datata 6 maggio 1493, [fatta] dagli onorabili Domenico de la Mendolia, Clementis e Silvestro de Perrono, abitanti del casale di Castanea […] in qualità di confrati e amministratori (magistris) della chiesa dell’Annunziata dei Disciplinanti di detto casale. L’artista si impegnava, per la somma di dieci onze d’oro (pagabili a rate), a costruire ed eseguire a proprie spese una immagine della sacratissima Annunziata con il libro in mano e con l’angelo, così come si suole fare (prout fieri solet), in lapide marmorea ed elevata. Il Freri doveva ultimare il complesso non oltre la metà del mese di agosto prossimo venturo; si sarebbe recato personalmente al casale (ad rurem ipsum) per trasportare le statue e collocarle nel luogo stabilito (apportare eas in loco per eos statuendo).” L’opera fu compiuta e il 7 settembre dello stesso anno Domenico de la Mendolia dichiarò spontaneamente di aver ricevuto dal maestro Antonello quanto pattuito. A distanza di cinquecento anni esatti, quasi fosse un richiamo dall’oltretomba, i due reperti acefali e sconosciuti vennero impressi su pellicola durante una delle ricognizioni che l’associazione “Giovanna d’Arco” di Castanea operava sul territorio. Sin dalla sua fondazione, oltre alle attività culturali e al rinomato presepe vivente, un gruppo di soci si è sempre adoperato per raccogliere materiale sulla storia del borgo, proponendo mostre e convegni. Proprio in quegli anni, la famiglia Bottari consegnò un lascito prezioso del compianto “Ninai”: oltre trecento lastre di vetro del periodo 1915-17 che offrivano spaccati panoramici e scene di vita del villaggio. Contemporaneamente, la famiglia Oliva-Stracuzzi donava i carteggi del compianto Padre Principato, mentre ci si prodigava a ritrovare tracce del passato attraverso nuovi scatti. Foto in basso di Ninai Bottari 1915-17 il convento dell’Annunziata
Fu allora che il fotografo Cirino, su commissione del caro Carlo Aloy, ci regalò un reportage prezioso: tra quegli scatti, in un garage dietro un pulmino, apparvero le foto di due reperti acefali raffiguranti l’Annunciazione. Ne ignoravamo epoca e portata, finché, leggendo un documento portato nella nostra biblioteca da Marcello Espro e accostando la descrizione alle foto, la nostra storica dell’arte Graziella Arena individuò in quelle opere la commissione del 1493 al maestro Antonello Freri. Nel dicembre del 1998, nella sezione “Arte” de La Cometa, apparve l’articolo che riportò alla luce queste opere. Dopo aver sfidato i secoli e aver vigilato per circa un ventennio sul pollaio delle Suore Pastorelle, esse erano finite al riparo in un garage, dove purtroppo giacciono ancora oggi. Da quella pubblicazione, utilizzando i medesimi scatti di Cirino, altri studiosi ne hanno riconosciuto ufficialmente la paternità. Basti sfogliare Dal primo Rinascimento all’ultima maniera. Marmi del Cinquecento nella provincia di Reggio Calabria di Monica De Marco (2010), o Palazzo Ciampoli tra arte e storia, a cura di Grazia Musolino, col sostegno degli Enti preposti alla tutela dei beni monumentali. Eppure, nonostante la gloria della carta stampata, le opere restano lì, nel dimenticatoio, in attesa persino di una prima schedatura. Storicamente, il gruppo viene menzionato in una visita pastorale del 1666 e successivamente da Gaetano La Corte Cailler, che scriveva: “Dietro l’altare maggiore… in alto due pessime statue in marmo dell’Annunziata coll’Angelo… tutte le varie statue di legno che sono in chiesa non interessano affatto nell’arte”. La chiesa sopravvisse al terremoto del 1908, sebbene l’impianto fosse stato ridotto a una sola navata e ricoperto da un tetto in lamiera. Foto ricostruzione esterno in basso
Destinata negli anni Sessanta ad altro uso, le opere in essa custodite trasmigrarono nella Chiesa Madre o in depositi occasionali. Eppure, il complesso monumentale dell’Annunziata era di rilevante importanza. Dai documenti emerge che fosse la terza chiesa più importante di Castanea dopo quella di San Giovanni e della Trinità. Nella visita pastorale del 1666 (fogli 142, Archivio Storico Capitolare di Patti) si legge: “Nella chiesa sotto il titolo dell’Annunciazione della B.M.V., sita nel luogo detto del Giudeo… vedemmo l’arco maggiore in forma acuta [sesto acuto], costruito secondo l’antico uso, che guarda l’altare maggiore dove risplende il simulacro marmoreo della Madre di Dio salutata dall’Angelo”. La Corte Cailler aggiunge: “Alla chiesa si accede per un portico mezzo rovinato, e l’interno si presenta a tre navate con sei colonne doriche: la navata di centro è terminata da un arco acuto mentre le laterali ne hanno uno tondo come l’altare maggiore”. Queste descrizioni, l’arco acuto e il confronto con le foto dei primi del Novecento, consolidano l’idea che la chiesa fosse di qualche secolo anteriore al 1493. I cognomi dei contraenti (de la Mendolia, de Perrono) insieme ai Costa, sono firme che accompagnano ancora oggi la storia di Castanea. Foto 1930 in basso
Nel XVII e XVIII secolo, solo le chiese legate ad antiche confraternite (come i Disciplinanti) avevano il diritto di sepoltura. Il fatto che i defunti “salissero” dalle marine verso l’Annunziata dimostra che quella chiesa fosse il punto di riferimento identitario per l’intera comunità. Matteo Mavilia ci tramanda la memoria orale del nonno: “Tutti i morti delle Marine, dalla Policara a San Saba, venivano seppelliti nella chiesa dell’Annunziata, considerata la loro chiesa madre”. Questo legame è confermato dal documento del 1666 che unisce la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a questo sito. Nel 1588, pur restando sotto il governo della confraternita, alla chiesa fu annesso il convento degli Agostiniani. Nel 1611, sotto i rettori Costa, Pagano e Falsari, il maestro Giacomo Musarra fuse il “campanone” (oggi nel cortile del nuovo edificio), il cui suono, si diceva, giungesse fino a Lipari. Foto in basso
Attraverso i reperti fotografici, le notizie storiche e i frammenti del passato, ho voluto “giocare” con l’intelligenza artificiale. Dopo molte correzioni, mantenendo saldo il timone della ricerca, ho elaborato tre immagini che ricostruiscono l’aspetto del convento, l’interno della chiesa e il pregevole gruppo marmoreo, reintegrato delle parti mancanti con una comparazione critica con le opere firmate dal Freri e l’aggiunta degli argenti che oggi adornano la nuova statua lignea, forse gli stessi menzionati nel 1666. Foto in basso
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Infine, questa riflessione nel giorno dedicato alla Vergine Annunziata non vuole far parte dei ricordi morti giacenti in chissà quale scaffale, ma è un invito a dare una dignitosa riconoscenza a quanti ci hanno preceduto, i quali trovano espressione nelle varie opere d’arte di ogni genere. Non ultimo la Giovanna d’Arco, capitanata da Tonino Spanò, nell’almanacco del presepe vivente e nel calendario con i proverbi siciliani, ha dedicato due pagine ai recenti restauri di quattro preziose opere grazie all’intervento di un grande benefattore; nello stesso ha promosso il prosieguo, in sintonia con la Parrocchia, del recupero di altre opere lignee, alcune esposte in questa defunta chiesa: San Filippo d’Agira, Sant’Antonio da Padova, il San Vito, San Nicola e Santa Barbara provenienti da altre sedi, e siamo tuttora in cerca di benefattori. In questo clima in cui fermentano idee e progetti — un fermento che oggi risente inevitabilmente della campagna elettorale in corso e delle promesse che ne derivano — si potrebbe passare finalmente dalle parole ai fatti. Proprio come Harry Potter che evoca la magia, potremmo realizzare un vero Museo d’Arte Sacra a Castanea: il materiale non manca, abbiamo “tanta roba” che attende solo di essere valorizzata. Se fossimo capaci di attirare finanziamenti certi, e non solo elettorali, potremmo rilevare la chiesa della Visitazione (di diritto patronale) che ospita già il gruppo del Calamech, o la settecentesca casa Giaimo in Via IV Novembre, o ancora il rudere in piazza che ha ospitato il primo presepe vivente, e farne un museo. Chiunque oggi si proponga per amministrare la nostra comunità dovrebbe guardare a questi tesori non come a vecchi sassi, ma come al motore di una rinascita culturale. Parliamone seriamente e, se necessario, torniamo a chiedere l’aiuto della “casa comunale”, proprio come fece nel 1500 il Senato di Messina per le sorti del nostro splendido borgo.










