Di Francesco Pio Magazzù
Ti sei perso la cerimonia degli Oscar 2026? Domenica notte dormivi e pensi che Michael B. Jordan sia il figlio di Michael Jordan? Niente paura, ci pensa CineMe. Ecco la guida completa agli Oscar 2026 per sopravvivere a ogni discussione e sembrare un vero cinefilo pronto a giudicare l’operato dell’Academy.
La 98ª edizione degli Oscar, presentata dal comico e conduttore Conan O’Brien, ha confermato le aspettative. A dividersi le statuette più importanti sono state le due pellicole favorite, “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson e “Sinners – I peccatori” di Ryan Coogler. A fronte di una cerimonia abbastanza lineare, forse fin troppo, l’Academy questa volta non ha riservato sorprese rispetto alle previsioni. Da segnalare che, in questa edizione, a differenza delle precedenti, i giurati hanno avuto l’obbligo di vedere tutti i film in gara prima di poter votare.
Che gli Oscar, nelle ultime edizioni, e in particolare negli anni delle amministrazioni Trump, abbiano perso quell’amore per il sogno americano è cosa assai nota. E questa edizione non è da meno. A trionfare nelle categorie principali sono infatti i due film che maggiormente hanno ritratto e criticato l’America trumpiana. “I peccatori” e “Una battaglia dopo l’altra” sono due pellicole che descrivono, pur seguendo traiettorie diverse, la deriva contemporanea del sogno americano, annegato nel dolore e nel sangue della repressione politica e violenta dell’ICE.
Se “Una battaglia dopo l’altra” fotografa in maniera perfetta l’attuale stato della politica e della società americana contemporanea, “Sinners” sceglie la via allegorica e simbolica per raccontare e denunciare ciò che sta accadendo negli Stati Uniti. A ulteriore dimostrazione di questa scelta dell’Academy, fanno eco le zero statuette di “Marty Supreme”, pellicola che racconta il sogno americano nella sua massima visione patriottica, debacle della quale è forse anche responsabile il suo protagonista Timothée Chalamet che, nelle ultime settimane, ha rilasciato alcune dichiarazioni sull’opera e sul balletto che non sono state apprezzate a Hollywood.
A vincere il riconoscimento come miglior film è stato “Una battaglia dopo l’altra”, che ha ottenuto ben 6 statuette a fronte di 13 candidature. La pellicola si è infatti aggiudicata anche gli Oscar per: miglior attore non protagonista a Sean Penn, miglior regista per Paul Thomas Anderson, miglior sceneggiatura non originale, miglior casting e miglior montaggio. Da segnalare come l’Oscar al miglior casting sia stato introdotto quest’anno e che Sean Penn non ha ritirato il suo terzo Oscar, in quanto assente dalla cerimonia per un viaggio, forse non proprio casuale nella scelta delle tempistiche, verso l’Ucraina.
“Sinners” si porta a casa quattro premi a fronte delle 16 nominations ottenute, segnando il record di candidature nella storia degli Oscar. Al premio di miglior attore protagonista, vinto da Michael B. Jordan, che ha scelto di festeggiare il suo primo Oscar con un hamburger da In-N-Out (una famosa catena di fast food americana), si aggiungono quelli per la miglior sceneggiatura originale, il miglior sonoro e la miglior canzone originale.
“Frankenstein” di Guillermo del Toro si aggiudica tre Oscar artistici per la migliore scenografia, i migliori costumi e il miglior trucco e acconciatura. Lato femminile, non mancano le sorprese. Se a vincere l’Oscar per la migliore attrice protagonista è stata la bravissima Jessie Buckley per la sua magistrale interpretazione in “Hamnet” di Chloé Zhao, che sapeva sin da subito di Oscar, ad aggiudicarsi la statuetta come migliore attrice non protagonista è stata la settantacinquenne Amy Madigan, attrice fin troppo spesso sottovalutata alla quale è stata finalmente riconosciuta la bravura grazie alla sua interpretazione in “Weapons”. “Avatar – Fuoco e cenere” di James Cameron si aggiudica, come da tradizione per la saga, l’Oscar per i migliori effetti visivi. A completare la lista dei vincitori abbiamo “Sentimental Value”, film norvegese di Joachim Trier che conquista il premio come miglior film straniero. Il brano “Golden” di “KPop Demon Hunters”, il primo brano K-pop a vincere il premio come migliore canzone originale. “The Girl Who Cried Pearls”, corto canadese, si aggiudica il premio come miglior cortometraggio di animazione. A vincere come miglior cortometraggio documentario è “All the Empty Rooms”, mentre “Mr. Nobody Against Putin” ha vinto nella categoria miglior documentario. Da segnalare inoltre un ex aequo, l’undicesimo nella storia dell’Academy, nella categoria miglior cortometraggio live action, dove il premio se lo sono aggiudicati “The Singers” e “Two People Exchanging Saliva”.
Tirando le somme della 98ª edizione degli Oscar, i premi assegnati sono stati quasi tutti in linea con le previsioni dei bookmaker. Da segnalare la vittoria di “Sentimental Value” ai danni di “La voce di Hind Rajab”, pellicola che racconta la tragica morte di Hind, una bambina di sei anni uccisa nella Striscia di Gaza durante un attacco dell’esercito israeliano.
Dispiace per Leonardo DiCaprio che, oltre ad aver regalato al web un nuovo meme, avrebbe forse meritato — a parere di chi scrive — il premio come miglior attore protagonista per la sua interpretazione in “Una battaglia dopo l’altra”, poi assegnato a Michael B. Jordan.

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A proposito di politica, o forse semplicemente di buon senso, Javier Bardem ha reindossato, dopo 23 anni, la spilla “No alla guerra”, già utilizzata in passato per denunciare il conflitto in Iraq, ribadendo poi in diretta mondiale il suo messaggio con le parole “No alla guerra” e “Palestina libera”.
Resta inoltre il rammarico per la totale assenza di riconoscimenti alla magistrale interpretazione di Jesse Plemons in “Bugonia”. A stonare con il clima di festa è stata infine la mancata inclusione, nel momento commemorativo dedicato alle personalità scomparse, di alcuni volti noti di “Dawson’s Creek” e “Grey’sAnatomy”, come James Van Der Beek ed Eric Dane.
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A cura di Francesco Pio Magazzù. 28 anni, messinese, scienziato della politica e amante del cinema. Scrivo per passione, “si ma niente di serio”.





