MESSINA. Irene Rescifina, classe 2005, è nata a Pamplona, da madre bielorussa e padre giallorosso, ma è cresciuta in riva allo Stretto, tra i profumi ed i sapori di una terra dove la cucina è una forma d’ arte intensa fatta di tradizioni, identità, miti e contaminazioni trasversali. Tra la passione per il basket e l’ amore per la cucina, dopo essersi diplomata al Liceo Classico Maurolico, si trasferisce a Bologna per frequentare la Facoltà di Giurisprudenza e nel dicembre 2025 entra ufficialmente a fare parte della Masterclass di MasterChef 15, show Sky Original prodotto da Endemol Shine Italy, in onda tutti i giovedì in esclusiva su Sky e Now (sempre disponibile on demand), superando le selezioni grazie al piatto “La Mia Energia”: polpette di pesce spada con salsa di pomodoro, olio al limone e cipolla caramellata. Anagraficamente la più piccola tra i concorrenti dell’edizione 2025, Irene ha dimostrato sin da subito grande personalità, grinta, tecnica e passione per il mondo della cucina, cimentandosi in prove via via sempre più complesse, tra esterne, mystery box e skill test, che l’hanno portata a far parte della Top Ten di MasterChef 15.

 

 

Quando nasce il tuo amore per la cucina?

“Il mio amore per la cucina nasce sin da piccolina, inizialmente mangiando: ero una bimba a cui piaceva mangiare e mi piaceva mangiare cose diverse. Non ero la tipica bimba che mangiava la pasta al pomodoro, ecco. Così piano piano questo mio amore per il cibo si è trasformato nel voler provare a cucinare e sperimentare. Sono un’autodidatta, anche perché mia madre è bielorussa e nei paesi dell’est la cultura per la cucina è un po’ diversa rispetto a tutta quell’attenzione che mettiamo noi in Italia. Sin da piccola, quindi, prendevo uova e farina e mi prefiggevo di impastare, ho imparato a cucinare da sola iniziando, ovviamente, dalle cose più semplici, per poi piano piano, anche guardando MasterChef in tv, dedicarmi a preparazioni sempre più particolari ed articolate.”

Com’ è scattata la scintilla che ti ha portata a MasterChef 15?

“Ho sempre guardato MasterChef in tv, sono stata da sempre una fan del programma, e ho sempre avuto il pallino di provare a partecipare a MasterChef. L’ anno scorso mio papà mi ha detto <<ma perché non provi ad andare i casting?>> e così c’ ho provato, è andata bene ed ho vissuto una bellissima esperienza.”

Come hai vissuto la tua avventura a MasterChef?

“Come dico sempre MasterChef è un po’ una bolla dove ogni cosa viene vissuta in maniera diversa, nel senso che mentre tu sei là dentro, in quello che in quel momento è il tuo mondo, fuori tutto il resto scorre: il tempo è diverso, le vite delle persone che ami e che ti stanno accanto continuano ad andare con i ritmi di sempre e tu invece, vivendo, appunto, in una piccola bolla, vivi tutto più intensamente, sei sottoposto allo stress, all’ ansia, a chiederti come andrà domani, a non sapere quando e come potrà finire la tua esperienza là dentro. Quindi tutte le emozioni che provi sono amplificate e così allo stesso modo i rapporti che crei lì dentro sono molto più intensi e molto più profondi rispetto alle amicizie che puoi fare all’ università.”

Hai legato con i tuoi compagni di Masterclass?

“Con alcuni concorrenti siamo diventati molto amici, ci sentiamo quasi giornalmente, in particolare penso che quest’ aspetto sia la cosa più bella che succede là dentro: i rapporti umani, non soltanto con i concorrenti ma in generale con tutta la famiglia di MasterChef. Ci sono un sacco di persone che lavorano là dietro che mi hanno aiutata e mi hanno reso più semplice affrontare una sfida come quella di MasterChef, perché comunque è sempre un programma televisivo, una competizione che ti sottopone a stress. Però, ecco, la cosa più bella è in assoluto aver costruito dei rapporti umani, anche con i giudici.”

Che rapporto si è creato con i tre giudici? Chi di loro hai sentito più affine alla tua idea di cucina?

“I giudici Cannavacciuolo, Barbieri e Locatelli sono delle persone veramente fantastiche, oltre ad essere, e su questo non si discute, tre grandissimi chef. Dei loro insegnamenti ne farò tesoro a vita senza dimenticare che, proprio a livello umano, anche loro hanno contribuito a farmi vivere tutto in maniera un po’ più leggera. Dal punto di vista culinario quello che ho sentito più affine è Cannavacciuolo, perché è del Sud come me e quindi i sapori della sua cucina li sento molto vicini ai sapori della mia cucina, al mio tipo di cucina e alla mia esperienza. Dal punto di vista personale si è creato un ottimo rapporto con tutti e tre, Cannavacciuolo mi ha sempre trattata un po’ come una figlia, anche quando sono uscita è stato un bel momento ed un bell’ abbraccio. Avendo 20 anni ero la più piccola all’ interno della Masterclass e con me sono stati tutti e tre molto paterni. Barbieri è sempre stato un po’ più pungente, ma perché ci teneva molto che andassi bene.”

La tradizione della cucina messinese è presente nel tuo modo di cucinare?

“Assolutamente si: il primo piatto che ho portato, quello del live cooking, vede protagonista, infatti, una ricetta messinese. Un piatto che con la mia famiglia mangiamo spesso la domenica, delle polpette di pesce spada che sono andata a rivisitare un po’ in chiave MasterChef pur mantenendo la struttura di una ricetta molto semplice che parla di Messina. Ma in generale la mia cucina, anche qui a Bologna, quando preparo qualcosa alle mie coinquiline e alle mie amiche, parla molto di Messina. Nella mia cucina le mie origini si sentono tanto.”

Tre piatti messinesi di cui non potresti fare a meno…

“Le braciole in assoluto, da fuorisede tra l’altro ho imparato ad apprezzarle ancora di più, anche perché non esistono in nessun’altra parte del mondo, e da quando sto a Bologna mi mancano tanto. Poi sicuramente la granita, mi piace tantissimo e soprattutto in estate è il mio pasto principale. E poi ecco…un bel piatto di mare, il pesce a Messina è veramente buonissimo, ha un sapore speciale: pesce spada, cozze, vongole ed i sapori del nostro mare.”

 

Qual è stata la prova dove ti divertita di più durante la tua esperienza a MasterChef?

“Una prova molto divertente, quella in cui ho proprio quasi messo da parte la competizione e mi sono completamente immersa e divertita, è stata la prova in coppia con Niccolò. Quella col guantone, è stata proprio divertente. Alla fine, tra l’altro, abbiamo fatto anche un bellissimo piatto, un piatto completamente vegano: avevamo come ingrediente l’anguria e trasformare l’anguria in un piatto salato è difficile. Abbiamo cercato di ricercare una bistecca: è stata la cucinata in assoluto più divertente, ho cucinato con più leggerezza. Mi sono divertita tantissimo anche nella cucinata in esterna allo Juventus Stadium da capitana. È una cosa che volevo fare da un po’ quella del capitano in esterna e lì, nonostante io non sia tifosa del calcio, ho vissuto l’emozione unica di cucinare in uno stadio e di essere capo brigata. È stato molto bello.”

 

 

Cosa serve per cucinare?

“Secondo me l’ingrediente principale, sembrerà banale ma credo sia veramente così, è l’amore.

Al di là degli ingredienti, della preparazione, o complessità di una ricetta, l’amore e la passione che hai per la cucina, per quello che mangi, si nota proprio nel modo in cui cucini. Puoi preparare uno spaghetto al pomodoro o una ricetta super complicata con tantissime preparazioni, ma tutto dipenderà solo e soltanto da come ti ci approcci e dall’ amore che ci metti. Per me cucinare, anche mangiare, sono una terapia. Soprattutto cucinare, se sono triste, giù di morale, mi basta andare in cucina e preparare anche qualcosa di semplice per tornare di buonumore.”

Nel tuo percorso la città di Messina ti ha più aiutata o ostacolata?

“Messina mi piace tantissimo e non mi è mai stata d’ ostacolo, poi ovvio come ogni città ha i suoi difetti però andandomene, vivendo fuori, ho iniziato ad apprezzarla molto di più. Ogni volta che torno a Messina, infatti, per me è come prendere una bocca d’aria e respirare, e poi ovviamente lì ho tutta la mia famiglia. È casa. La cucina messinese, la tradizione siciliana, sicuramente mi è stata di grande ispirazione e aiuto ai fornelli”.

 

Progetti per il futuro?

“Adesso, sicuramente, come progetto ho quello di concludere i miei studi in giurisprudenza, però non mi precludo nulla. Quindi magari qualche esperienza estiva dal punto di vista culinario, se arriva ben venga. Diciamo che lascio aperta la porta della cucina, ma in primis voglio finire i miei studi. E poi ecco la mia parentesi con la cucina non finirà mai, perché è una componente troppo importante della mia vita anche solo nel mio quotidiano.”

 

Qual è il tuo P.S. (Post Scriptum)?

“Il mio P.S. è per tutti i giovani, miei coetanei, che hanno una passione come me: “buttatevi”! Fare nuove esperienze non può che arricchirvi ed essere un plus per il proprio bagaglio personale. MasterChef per me è stata una esperienza totalizzante che mi ha cambiata completamente, non solo dal punto di vista della cucina ma anche umanamente. Lo rifarei altre mille volte. Buttatevi! Senza paura dei giudizi o dei riscontri, se volete farlo fatelo. Ci sarà sempre chi avrà da ridire, ma come si suol dire: “non ti curar di loro, ma guarda e passa”. È un consiglio che vi do con il cuore in mano! Per me è stata una delle esperienze più belle della mia vita, che mi porterò dentro per sempre”.

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