MESSINA. Assessori, esperti del sindaco, direttore generale, capo di gabinetto, governance delle partecipate e “dirigenti 110”, ma anche consigli comunali e di circoscrizione. Le dimissioni del sindaco Federico Basile avranno conseguenze a cascata per parecchi degli inquilini di Palazzo Zanca, che faranno le valigie e lasceranno il comune di Messina insieme a lui (anche se qualcuno con più calma, e altri con un grosso punto interrogativo normativo). È quanto prevede la legge in caso di dimissioni del primo cittadino di un comune, disciplinando le gerarchie amministrative di Messina fino alle nuove elezioni (che si dovrebbero tenere fra il 15 di aprile e il 15 giugno, qui la situazione e le ipotesi, spiegate nel dettaglio).
Ci sarà un commissario, e prenderà lui le decisioni di amministrazione ordinaria. Sì. Ma prima, bisogna attendere i 20 giorni dopo i quali le dimissioni diventeranno irrevocabili, quindi esecutive, durante i quali tutto rimarrà come prima. Dopo sarà il vicesindaco a fare le veci del vertice di Palazzo Zanca, fino alla nomina del commissario (di solito avviene in una settimana).
Ma chi decade con il sindaco? Molto in breve, la risposta la fornisce la Regione Siciliana in un “vademecum”: “La cessazione dalla carica del sindaco per dimissioni, rimozione, decadenza morte o impedimento permanente comporta la cessazione dalla carica della rispettiva giunta ma non del consiglio comunale“, circostanza che si estende anche ai consigli di circoscrizione: in quanto organi elettivi, le loro sorti sono staccate da quelle del sindaco (il consiglio decade insieme al sindaco solo in caso di sua ineleggibilità o incandidabilità, che falserebbe tutta la tornata elettorale). L’operatività del consesso, però, sarà sottoposta a limitazioni: dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, il consiglio comunale può adottare solo gli atti urgenti e improrogabili (approvazione bilancio, rendiconto, debiti fuori bilancio da sentenza esecutiva).
Tra chi decade sicuramente c’è il capo di gabinetto (Emilio Fragale, nominato meno di un anno fa), e i tre esperti a titolo oneroso (Francesco Saija, Francesco Giorgio e Valeria Brancato) e la dozzina a titolo gratuito, nomine fiduciarie espresse direttamente dal sindaco che in quanto tali ne condividono interamente il destino.
Per quanto riguarda il segretario generale (Rossana Carrubba) e il direttore generale (Salvo Puccio), le loro sorti sono diverse: il segretario comunale è nominato dal sindaco, ma ha un contratto di lavoro che prescinde dalla durata del mandato amministrativo. Sarebbe lo stesso anche per il direttore generale, anch’egli nomina fiduciaria, ma qui la situazione è complicata: non avendo un vero e propria contrattualizzazione ed essendo il suo rapporto legato a quello del sindaco che lo ha nominato e non alla struttura amministrativa in sé, la decadenza dovrebbe estendersi anche a lui, ma nel passato non c’è mai stato un indirizzo univoco. Federico Basile, che era direttore generale di Cateno De Luca, si è considerato decaduto con lui. Emilio Fragale, direttore generale di Francantonio Genovese, è rimasto in carica qualche giorno dopo al decadenza dell’allora sindaco del centrosinistra, ed è stato “dimissionato” dall’appena nominato commissario Gaspare Sinatra. Gianfranco Scoglio, d.g. di Giuseppe Buzzanca, quando quest’ultimo decadde (non si trattava quindi di dimissioni), rimase al suo posto durante il lunghissimo interregno del commissario Bruno Sbordone (che riassumeva in sè i poteri di giunta e consiglio).
Poi c’è la questione dei cosiddetti “dirigenti 110”, così chiamati perchè assunti, a tempo determinato e dopo selezione, ai sensi dell’articolo 110 del Tuel. Sono Pietro Certo (Sevizi Manutentivi), Laura Strano (Affari Generali e Servizi alle imprese e Contenzioso), Emiliano Conforto (Servizi tributari e finanziari), Giuseppe Messina (Servizi Territoriali ed Urbanistici) e Giovanni Giardina (comandante della Polizia municipale). Il loro contratto non può essere inferiore a tre anni e superiore a cinque, e secondo il Tuel la durata non può superare il mandato del sindaco e cessa comunque con esso.
Conforto è anche Ragioniere Generale facente funzioni (Antonio Cama, il Ragioniere Generale a tutti gli effetti, è ormai quasi in pensione). Decadendo da dirigente si verrebbe a creare un vuoto nel ruolo di Ragioniere Generale, che dovrà essere nominato, a meno che il commissario non decida di confermare Conforto, perchè tra le facoltà del commissario c’è anche quella di proseguire il rapporto contrattuale gli altri “dirigenti 110”, visto che la determina che affida loro l’incarico scade a dicembre 2026: le decisioni dei commissari sono in genere sempre improntate alla continuità amministrativa, ma una certa dose di indeterminatezza resta.
Quindi le partecipate: anche queste nomine fiduciarie, quindi in teoria sottoposte allo stesso destino del sindaco dimissionario, ma con un distinguo. Alcune delle partecipate sono società per azioni (Atm, MessinaServizi Bene Comune, Patrimonio Messina), quindi in punta di diritto, in quanto aziende di diritto privato, avrebbero una governance propria nonostante il comune di Messina sia unico azionista e unico “cliente” con i rapporti tra le parti regolati da contratto di servizio. Altre (Arismè e Messina Social City) sono invece “aziende speciali”, enti strumentali pubblici degli enti locali, dotati di personalità giuridica e autonomia imprenditoriale. Ad ogni buon conto, il precedente più vicino è quello del commissario Leonardo Santoro, subentrato dopo le dimissioni di Cateno De Luca quattro anno fa, che ha deciso di riconfermare in blocco tutti i consigli d’amministrazione nel segno della continuità amministrativa.





