MESSINA. Se il ciclone Harry fosse arrivato nel 1987 sarebbe stato molto più debole. È quanto emerge dallo studio di attribuzione di ClimaMeter, un gruppo di “scienziati indipendenti che raccontano e analizzano gli eventi meteorologici estremi in un clima che cambia”. Gli autori dello studio, scienziati provenienti dai principali centri di tutta Europa (dall’Italia Alice Portal del CNR, Marco Reale dell’OGS, Tommaso Alberti dell’INGV ed Erika Coppola dell’ICTP) hanno analizzato il ciclone che la scorsa settimana ha colpito la Sicilia identificandolo come un evento associato a condizioni metereologiche eccezionali ma legato anche a un aumento dei venti “attribuito principalmente al cambiamento climatico di origine umana“.

Secondo lo studio: “eventi simili alle condizioni meteorologiche che hanno portato al Ciclone Harry sono cambiati nel periodo attuale (1988–2025) rispetto a come si sarebbero presentati se l’evento fosse avvenuto nel passato (1950–1987). Dalle variazioni della pressione al suolo emerge che la forma della depressione nei casi analoghi cambia dal passato al presente (estendendosi più a nord nel periodo attuale), ma l’intensità del minimo di pressione centrale non risulta significativamente diversa. Le variazioni di temperatura mostrano un segnale di riscaldamento robusto, con aumenti di circa +1/+2 °C sulla Sicilia e sulle aree circostanti, coerenti con uno stato di fondo più caldo durante l’evento. Le variazioni delle precipitazioni non sono uniformi, ma suggeriscono condizioni localmente più umide. Le variazioni della velocità del vento mostrano l’intensificazione dinamica più evidente: il confronto indica venti più forti sul lato della Sicilia esposto allo Ionio e sul mare adiacente, con aumenti intorno a +4/+8 km/h e massimi locali in prossimità del settore costiero orientale, 15 per cento in più. Questo schema è coerente con un rafforzamento del flusso a bassa quota da est a sud-est, che favorisce impatti più intensi dei venti onshore e un’adattività dell’umidità più efficiente verso la Sicilia orientale. Eventi simili nel passato non indicano un marcato spostamento stagionale. I cambiamenti nelle aree urbane (in particolare Catania e Messina, ma anche Cosenza nell’Italia meridionale) sono coerenti con il segnale regionale, mostrando condizioni più calde e venti più forti rispetto agli analoghi del passato, il che implica una maggiore esposizione ai danni legati al vento e a rischi costieri combinati, come onde e mareggiate, durante configurazioni cicloniche comparabili nel contesto attuale. Infine, riscontriamo che le fonti di variabilità climatica naturale, in particolare l’Oscillazione Decadale del Pacifico, potrebbero aver influito solo parzialmente sull’evento. Ciò significa che i cambiamenti osservati nell’evento rispetto al passato possono essere in gran parte attribuiti al cambiamento climatico di origine antropica.».

Cosa è uno studio di attribuzione (attribution science)? Si stratta di un’analisi scientifica che mira a determinare se, e in che misura, il cambiamento climatico causato dall’uomo abbia influenzato la probabilità o l’intensità di uno specifico evento meteorologico estremo. E lo studio conclude che il ciclone Harry sarebbe stato meno devastante in assenza del riscaldamento globale.

Grafici a cura di ClimaMeter

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