neet-Sicilia

 

MESSINA. “Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport”, cantava Giovanni Lindo Ferretti, frontman dei Cccp, nel lontano 1986. Uno stato di apatia esistenziale che adesso ha un nome specifico, il sostantivo “neet”, un acronimo inglese (“not (engaged) in education, employment or training”) che identifica tutti quei giovani che non hanno un lavoro, non lo cercano e non frequentano scuole o corsi di formazione.

E in Sicilia sono tanti. Tantissimi. Come risulta dal “Regional Yearbook 2017”, pubblicato oggi da Eurostat, secondo il quale l’isola è al top tra oltre 200 regioni europee per l’alto tasso di giovani fra i 18 e i 24 anni totalmente inoccupati. 

Il dato negativo dell’isola (41,4%), infatti, è inferiore solamente a quelli registrati per la Guyana francese (44,7%) e la regione bulgara di Severozapaden (46,5%). Tra i Paesi Ue, dove la media dei Neet è del 15,2%, l’Italia si conferma poi quello con la quota più elevata, con il 26%.

”È un dato triste e preoccupante, che si unisce alla percentuale di laureati in Sicilia, ferma al 18%, la più bassa d’Europa dopo la Romania”, ha commentato  all’Ansa il rettore di Palermo e candidato alla presidenza della Regione siciliana Fabrizio Micari. Contro il quale si scaglia il candidato governatore del M5s Giancarlo Cancelleri: “Questo – spiega – è il magnifico risultato di gente come Fabrizio Micari, che guida l’università di Palermo, e Rosario Crocetta, che guida da cinque anni la Regione Siciliana: hanno demolito i giovani in Sicilia, gli hanno tolto la voglia di lavorare e soffiare”.   

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