MESSINA. Messina non ha raggiunto il 30% di raccolta differenziata entro la fine di marzo, come l’amministrazione aveva programmato di fare a fine dicembre, quando la governance della partecipata, il sindaco Cateno De Luca e le organizzazioni sindacali si erano incontrate per contrattare il piano finanziario. Non solo non l’ha raggiunto, ma non ci è nemmeno andata vicino. La raccolta differenziata a Messina, infatti, è ferma al 22%.

Lo ha rivelato candidamente il presidente di MessinaServizi, Pippo Lombardo: “Il porta a porta in tutti i quartieri non è ancora partito, e le isole ecologiche non sono aumentate di numero: la gente che faceva la differenziata è sempre quella, se non cambia qualcosa la percentuale non può aumentare”, spiega, ammettendo che il problema è strutturale, e che si è raggiunto una specie di “stallo” quasi fisiologico.

Dopo un 2018 in crescita fino a settembre, con un picco del 22%, c’è stata la prima battuta d’arresto in concomitanza con il mese e mezzo di crisi dei rifiuti di novembre, con la percentuale crollata al 19%, e la chiusura dell’anno con una clamorosa impennata che ha portato il valore al 26%, grazie al lavoro supplementare per uscire dall’emergenza. Nei primi mesi del 2019, il valore si è stabilizzato al 22%, molto lontano da 30% programmato per marzo, e che rende pressochè impossibile il raggiungimento del 65% a luglio come promesso da Lombardo e De Luca a inizio anno (e il conseguente premio produzione da dieci milioni di euro ai dipendenti della partecipata).

E’ la seconda volta che il traguardo del 30% è indigesto alla governance di MessinaServizi. Era già stato annunciato, in una conferenza stampa ad agosto, per ottobre 2018, pena le dimissioni che avrebbe dovuto rassegnare il consiglio d’amministrazione se non fosse stato raggiunto. Ad ottobre dello scorso anno, il valore si è fermato al 19,8%, ma la governance della partecipata a dimettersi non ci ha pensato nemmeno un istante.

Nel frattempo, la Tari, la tassa sui rifiuti, è aumentata ancora, diventando la più salata di sempre, dai 44,5 milioni del 2018 ai 46,3 milioni circa del 2019, con la novità positiva delle 4600 utenze in più scoperte dall’ufficio Tributi, che fino ad oggi non avevano pagato una lira, per cui, essendo “spalmata” su più utenti, la tassa aumenterà solo di qualche spicciolo per famiglia.

Adesso cosa succederà? il cronoprogramma prevede di procedere per step: . Da maggio a giugno saranno consegnati i kit per il porta a porta “integrale” prima nella restante parte del primo quartiere e a seguire negli altri quattro, e da metà maggio a fine giugno si avvierà la raccolta porta a porta totale in tutti e sei i quartieri: questo comporterà, sempre tra metà maggio e fine giugno, l’eliminazione di tutti i cassonetti dalle strade, seguita, a luglio, dalla scomparsa delle “campane”. Alla fine di luglio, se tutto va bene, Messina dovrebbe avere il 65% di differenziata. Visto il traguardo intermedio nemmeno lontanamente sfiorato, non c’è da essere troppo ottimisti.

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