MESSINA. Riceviamo e publichiamo un contributo di Nino Principato, che ricorda la storia e la figura di Gerard Foucaux, artista francese, ma messinese d’adozione, scomparso l’8 dicembre del 2008.

«Era nato a Rouen in Normandia nel 1958 l’ultimo poeta di strada, l’ultimo giocoliere che aveva portato una ventata di poesia e di luce in questa città scura, grigia, senza colori, distratta, che gli ha riservato solitudine e ingratitudine e che l’ha dimenticato dopo essere scivolato in silenzio, dodici anni fa, in un’altra dimensione eterea ed impalpabile, della stessa materia con la quale sono fatti i sogni.

 

 

Gérard Foucaux, dopo gli studi sull’arte del clown a Parigi, alla scuola di circo di Annie Fratellini, e del mimo con il maestro giapponese Ikuo a Parigi, aveva vissuto in Germania per poi approdare in Sicilia e rimanere, fino alla fine della sua breve vita, a Messina.

“Negli anni ’70 era stato valorizzato da Franco Previti – ricordava Saro Visicaro – un edicolante innamorato della cultura. Al fermento di quegli anni, mentre Gérard veniva sempre più emarginato, subentrava una preoccupante mancanza di progettualità in campo culturale”.

 

 

Gèrard non era artista da palcoscenico, non calcava scene teatrali, i luoghi dei suoi affascinanti spettacoli erano la strada, le piazze, la scalinata S. Barbara, in mezzo ai bambini e alle bambine che lo guardavano incantati con la bocca spalancata, tra la gente. Girovago in Belgio, Inghilterra, Germania, Francia, nel 1976 tiene la prima tournée in Italia, in Lombardia. Poi, Nino Montalto e Nino Frassica che avevano fondato un gruppo, il “Baraccone”, lo invitano ad esibirsi nel 1979 alla Sala Laudamo: non abbandonerà più Messina.

Fonda insieme all’amico Bernard Michaud una cooperativa, “La cage aux folles” e nel 2003 cattura l’attenzione di un vasto pubblico con lo spettacolo di video-teatro “Machine Works!” che si svolge nella ex chiesa Santa Maria Alemanna e chiude la stagione teatrale della compagnia “Il Teatro dei Naviganti”. Ed è col medesimo collettivo artistico “Machine Works!” che l’anno dopo partecipa alla manifestazione “Scala immobile” svoltasi sulla suggestiva, antica scalinata Santa Barbara, luogo del silenzio e della dimenticanza, luogo dove le parole non servono.

 

 

Ricorda Gigi Giacobbe: “Certo, la sua non lunga vita è stata costellata da alti e bassi, più bassi che alti, qualche esibizione qua e là, qualche incarico scolastico e poi basta. Una vita quasi da clochard la sua, senza aver l’opportunità di emergere, né alcuno mai gliene ha dato la possibilità, neppure i vari assessorati scolastici che si sono succeduti negli anni e che avrebbero potuto in certo qual modo sostenerlo finanziariamente. Io lo incontravo spesso in quel bar di via Cavour di fronte alla Sala Laudamo con una sigaretta senza filtro accesa e una bottiglia di birra in mano.”

Nel 2007, l’ultima sua esibizione da mimo nella scalinata S. Barbara dove aveva l’abitazione e dove in una targa policroma in ceramica smaltata, fissata su un muretto davanti, accanto al suo profilo una scritta in giallo riporta ancora oggi una frase di quel capolavoro di canzone interpretata dal “Passerotto” Edith Piaf, “Non, je ne regrette rien” (“No, non rimpiango niente”): “je me fous!” (“io me ne fotto del passato!”).

L’8 dicembre del 2008, dodici anni fa, Gérard Foucaux scivolava nel silenzio, non c’erano le istituzioni o uomini seri e compassati in giacca e cravatta al suo funerale, c’era uno spettacolo spontaneo fatto di fisarmoniche e bolle di sapone, e di bambini e bambine.
Ciao Gérard amico mio e grazie, ovunque tu sia».

Nino Principato

 

Nino Frassica, Daniela Conti e Gerard alla villa Mazzini

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