MESSINA. Ogni volta che la pioggia bagna la città dello Stretto automaticamente vengono a galla molte delle “imperfezioni” di Messina. E non fa più notizia se a essere in preda al degrado è anche il patrimonio artistico e architettonico più pregevole della città. È il caso del lato posteriore del Duomo di Messina, che diventa una palude a cielo aperto dopo ogni temporale, a causa del pavimento non omogeneo e alla mancanza di un efficace sistema di scolo. Il risultato? Un’enorme pozzanghera, foriera non soltanto di sporcizia ma anche di insetti e zanzare che trovano nell’acquitrino il loro habitat naturale.

Ma a ben guardare tutto lo slargo San Giacomo non gode di sana e robusta costituzione. Quello che resta degli Scavi della Chiesa di S. Giacomo (posizionati proprio alle spalle del Duomo) è un centro incolto dove muschi e licheni si sono ben posizionati e hanno anche cambiato la colorazione delle mura della vecchia chiesa. E se gli scavi riescono, almeno, a non convogliare le acque di scolo evitando di diventare palude, tuttavia l’incuria di chi ha scambiato il declivio per pattumiera offende una zona che ha rivisto la luce da un paio di anni grazie al lavoro di alcuni che ha contrastato l’inciviltà dei più.

Grazie ai volontari di “PuliAMO Messina”, affiancati dalla Soprintendenza ai beni culturali e dalla direttrice dell’Orto Botanico, non soltanto è stato restituito al monumento un aspetto dignitoso, ma sono stati anche installati dei “raccogli rifiuti” artistici per evitare ai passanti il disagio del non sapere dove gettare le carte. Un’iniziativa che evidentemente non è bastata a contrastare lo stato di incuria e degrado in una delle maggiori attrazioni artistiche e turistiche della città.

 

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