Perché i luoghi di Messina si chiamano così: Giampilieri

Settima puntata della rubrica linguistica che ogni domenica approfondirà le origini lessicali e storiche dei rioni della città. Un tuffo nel passato, alla ricerca di quel tizio, Giovanni, forte grande e grosso (e presumibilmente Normanno), che diede il nome al paese che dieci anni fa diede prova di forza almeno pari a quella del suo fondatore

 

MESSINA. Nona puntata (qui le altre puntate) della rubrica che spiegherà ai messinesi perché il rione, il quartiere o la via in cui vivono si chiama come si chiama: un tuffo nel passato della città alla ricerca di radici linguistiche, storiche, sociali e culturali, che racconta chi siamo oggi e perché.

Giampilieri: area extraurbana posta all’estremo sud del territorio comunale, al confine con il comune di Scaletta Zanclea.  Si tratta di uno dei tanti villaggi d’antica fondazione che ricadono all’interno del territorio comunale.

Vidìti quantu po’ ‘n pilu di fimmina! Dui palatini, ca su’ du’ pileri, per causanza di la bella Angelica su’ addivintati du’ nimici fêri.” È l’incipit de “U cummattimentu di Orlandu e Rinardu”. Sorvolando sulla metafora riferita all’irresistibile attrazione del sesso femminile capace di dividere persino legami sacri come quello dell’amicizia, ci soffermiamo sulla descrizione delle qualità fisiche dei cavalieri duellanti. Nino Martoglio li descrive come: dù pileri. Nella lingua siciliana pileri sta per uomo alto, possente come un pilastro. Un uomo grande e robusto come una colonna. Il termine proviene dal tardo-latino pilare-is che significa appunto: pilastro o colonna.

Quando i Normanni giunsero in Sicilia, altezza ed imponenza erano una variante sporadica della misura umana isolana. L’apparizione così numerosa di questo fenotipo vigoroso fu qualcosa di straordinario. Questi uomini venuti dal nord a cristianizzare l’isola erano esemplari fuori misura paragonabili ai Telamoni dei Templi Greci. Grandi figure antropomorfe scolpite in pietra con le quali gli architetti classici umanizzavano gli sforzi statici cui sono sottoposti i pilastri e le colonne di un edificio nel reggere il peso delle travi e delle trabeazioni su cui poggiano tutti gli impalcati e i relativi carichi.

Presto lo stupore verso questi guerrieri, grandi come pilastri, si tradusse con l’appellativo di pileri, come direbbe Martoglio riferendoci in forma autentica questa qualificazione popolare. Un aggettivo che rendeva l’idea di come fossero fuori norma, per i siciliani, le qualità fisiche di questi cavalieri, che portavano l’usbergo e si distinguevano per lo scudo a mandorla. Gli uomini del nord furono latori di quel patrimonio genetico che nei secoli contribuirà a fornire altezza e prestanza ai siciliani moderni. Per quel tempo erano qualcosa di mai visto: alti, forzuti, grandi come pilastri. Per la gente erano dei pileri. D’allora, nell’immaginario popolare isolano, un esemplare alto e vigoroso della razza umana di genere maschile è indicato con questo aggettivo che fa riferimento all’elemento portante per eccellenza dell’architettura.

Secondo alcune fonti, dopo la campagna di conquista normanna, quel territorio, oggi agli onori della cronaca per l’amara tragedia del primo ottobre 2009, divenne un feudo, che venne messo in possesso, con investitura feudale, per meriti militari, ad uno di questi guerrieri, tale Gion, o Ioam, o Iam, le cui straordinarie caratteristiche fisiche hanno portato nell’oblio il cognome ed ogni altro rifermento onomastico. Ioam, nuovo padrone di quelle terre, era alto e grande come una colonna e per la gente del luogo divenne presto, Ioan pileri, Giuanni u pileri: Giovanni il pilastro.

Il suo feudo a lungo fu luogo di Cavalleria, forse uno dei tanti ricoveri di quei Cavalieri di Malta fuggiti da Rodi e riparati a Messina e dispersi dal Gran Priorato locale in tutta la provincia per motivi di sanità pubblica. Ciò spiegherebbe la croce di Malta riscontrata nell’abitato e altri segni che fanno pensare ad una storica presenza di ordini cavallereschi.

Non sappiamo come l’epiteto divenne un così forte Genius loci nominale, tanto da trasformarsi in un toponimo che ancora oggi si mantiene abbastanza chiaro pur nella sua italianizzazione in Giampilieri. Ci sono oscuri i motivi di questa identificazione di una terra con il personaggio. Non sappiamo se questi sia stato benvoluto e apprezzato come amministratore o viceversa subito come dispotico padrone.

La cosa certa è che oggi, durante l’immane tragedia, il toponimo si è rafforzato. Giampilieri ha dato prova di essere terra di pilieri: una comunità che ha trovato la forza resiliente di taluni pilastri che sottoposti a forti stress dinamici si deformano, ma poi recuperano le caratteristiche meccaniche e la forma iniziale.

di Carmelo Celona

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mmDavideGIUSEPPE. MELITAAntonio Cattino Recent comment authors
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Antonio Cattino
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I Pileri (erano Normanni liguri) ebbero oltre quello di Gian-Piliri anche un feudo intorno a Leontinum (Lentini), e per questo s’instaurò a livello dei lavori dei campi e di conseguente raccolta dei prodotti, uno scambio di manodopera tra la contrada di Giampilieri e Lentini, ed ecco che nacquero dei forti rapporti di amicizia e perfino di matrimonio tra le due terre, ciò fino agli anni 1960.

GIUSEPPE. MELITA
Ospite
GIUSEPPE. MELITA

Molto interessante ; Siete in grado di raccontare cos’era il BORGO S.LEONE e perchè fù chiamato codsì. Grazie

Davide
Ospite
Davide

Parlate anche del toponimo Zaffaria e del suo passaggio a Zafferia?

mm
Editor

Si, in una delle prossime puntate. Grazie