Dalle scuole chiuse alla leishmaniosi: la comunicazione del rischio ai tempi di De Luca

Perché è impossibile associare la patologia del sindaco a una località, e come questo può causare allarmi infondati. Una riflessione (con tanto di invito alla Prefettura) del sociologo Pietro Saitta su un ambito che deve necessariamente essere preservato dalla spettacolarizzazione, dall’ironia e dai giochi politici

 

Proprio ieri la città ha appreso che il sindaco Cateno De Luca ha un problema con la leishmaniosi, da cui gli auguriamo di guarire presto e nel migliore dei modi.

Contemporaneamente, però, Messina – o quella parte di essa che è sensibile alla questione – ha anche avuto conferma del fatto che il suo primo cittadino ha seri problemi con la comunicazione del rischio. Non vi è infatti alcun modo, come ha fatto il sindaco lunedì, di associare questa patologia a una località – o meglio ad aree urbane limitate – data la diffusione tanto della patologia quanto degli agenti che ne sono vettore. La Sicilia, infatti, è da tempo immemorabile ritenuta nel proprio complesso un’area endemica per la leishmaniosi. E le baracche, dunque, non sono più insicure di Piazza Cairoli, di Villa Dante o delle campagne di Fiumedinisi.

Inoltre il contesto in cui la notizia viene data dal primo cittadino – quello della bocciatura di una misura per il risanamento urbano – suscita il forte dubbio di un uso strumentale della notizia. La qual cosa, dal punto di vista della comunicazione del rischio, suscita una serie di perplessità dato che la notizia e l’associazione proposta tra patologia, luoghi e popolazione può causare allarmi infondati, mettere in circolo informazioni sbagliate e persino partecipare alla stigmatizzazione di una popolazione che è già bersaglio di varie forme di discriminazione. Tralasciamo inoltre la problematicità etica degli impieghi politici e pubblici, ancorché indimostrati, delle malattie.

Quest’ultima notizia fa peraltro il palio con la leggerezza con cui nei giorni scorsi il sindaco ha trattato l’allerta meteo, trasformandola in una sorta di allegro quiz e degradandola, con fare benigno e paterno, a un modo per disertare la scuola da parte degli studenti.

Mentre sono indubbi i limiti di uno strumento – l’allerta – che è correttamente percepito come un modo tecnico per deresponsabilizzare una autorità pubblica impotente dinanzi all’imperativo della messa in sicurezza dei territori, non è ciò nondimeno accettabile che la massima autorità cittadina giochi con questo stesso strumento, facendo ulteriormente venire meno la fiducia in esso e partecipando della sua svalutazione.

La comunicazione del rischio è uno dei problemi più importanti che l’autorità pubblica affronta in un’epoca sempre più caratterizzata da incertezza e angoscia. Un uso avveduto e consapevole di essa costituisce in generale una delle principali responsabilità di chi governa. Ma ciò appare ancora più cogente in un’area che, come quella di Messina, è esposta a rischi di variegata natura, che contemplano per esempio eventi climatici estremi e terremoti. Un’area, cioè, in cui la fiducia nelle informazioni rilasciate dall’autorità deve essere massima e, per quanto possibile, scevra da dubbi sulla serietà di quanto viene proclamato.

Sarebbe dunque opportuno che il sindaco Cateno De Luca comprendesse che quello di cui parliamo è un ambito che deve necessariamente essere preservato dalla spettacolarizzazione, dall’ironia e dai giochi politici. E che dovrebbe essere trattato con professionalità. 

Un riconoscimento dei limiti relativi a quest’area dell’azione amministrativa da parte del sindaco e, magari, la dimostrazione di una volontà di ricorrere ad approfondimenti per mano di consulenti e tecnici della comunicazione del rischio sarebbe certamente auspicabile.

 E l’invito a che questo avvenga, in realtà, andrebbe rivolto anche alla Prefettura, la quale non dovrebbe sottovalutare gli effetti di un uso disinvolto e protratto della comunicazione sul rischio da parte di rappresentanti delle istituzioni. 

di Pietro Saitta (Sociologo, ex consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – Ufficio aree a rischio)

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