Edilizia, la “scomparsa” del settore a Messina in dieci anni

Le imprese sono passate da 2835 a 1236, i cantieri aperti da 5786 a 2783, i lavoratori del comparto da oltre sedicimila ad appena quattromila. Un settore che distribuiva retribuzioni per 108 milioni di euro adesso si è ristretto ad appena venti milioni: tutti i dati (elaborati dalla Uil)

 

MESSINA. Ben 12.044 posti di lavoro persi, vale a dire una secca diminuzione pari a -75%. Un numero di gare aggiudicate in con un segno negativo oltre il 66%. Lavoro nero vertiginosamente aumentato del 48%.

Non solo: nel giro di dieci anni (dal 2009 al 2019) le imprese sono passate da 2835 a 1236, i cantieri aperti da 5786 a 2783, i lavoratori del comparto da oltre sedicimila ad appena quattromila. Questo vuol dire che un settore che distribuiva retribuzioni per 108 milioni di euro, oggi si è prosciugato fino ad arrivare ad appena venti milioni, mentre l’unico valore ad aumentare, drammaticamente, è quello dei lavoratori in nero: dal 28,8% al 74,9%.

E’ la drammatica fotografia dell’edilizia a Messina e provincia effettuata dalla Uil Messina e dalla Feneal Uil, basato su un’elaborazione di dati derivanti dall’incrocio dei numeri ufficiali provenienti dalla Cassa Edile, dall’Inps e dall’Inail, che consegnano una impietosa del comparto edile, settore storicamente propulsore dell’economia della provincia di Messina.

Al disastro occupazionale, si accompagna uno spropositato e predominante impiego di lavoro irregolare: secondo la Uil, i lavoratori in nero oggi presenti in un cantiere sarebbero mediamente ben oltre il 74% della forza lavoro, in uno scenario caratterizzato da una folle corsa al ribasso sul costo del lavoro che va a discapito dei diritti e della sicurezza dei lavoratori stessi. Tutto ciò ha provocato forti elusioni contrattuali, fiscali e contributive, nonché il mancato rispetto delle più basilari norme di sicurezza sul lavoro.

La soluzione? Secondo Ivan Tripodi (segretario generale Uil Messina) e Pasquale De Vardo (segretario generale Feneal Uil Messina, “tante opportunità di sviluppo e di lavoro ci sarebbero attraverso l’edilizia scolastica, l’edilizia sanitaria, la messa in sicurezza dei torrenti, il rifacimenti dei tratti stradali cittadini e metropolitani. Per non parlare delle grandi incompiute sulle quali ne abbiamo ripetutamente evidenziato la gravità dello stato dell’arte: approdi Tremestieri, opera essenziale per lo sviluppo infrastrutturale della nostra città ed ideale per ogni campagna elettorale, consegnato a alla Impresa esecutrice Co.ed.mar Srl a febbraio 2018 dall’amministrazione di Renato Accorinti e nuovamente a luglio 2019 dal sindaco Cateno De Luca, ma tutt’ora il cantiere è ostaggio di burocrazia e non ha mai visto un vero inizio lavori; copertura dei torrenti come Il Biesconte-Catarratti, opera da oltre 30 milioni di euro che dopo oltre 20 anni di attesa aspettava di vedere l’inizio lavori ed ancora oggi dopo un aggiudicazione provvisoria ad un consorzio di Imprese è oggetto di ricorsi amministrativi, quindi la realizzazione anche di quest’ultima opera continua a rimanere un miraggio, ma sempre utile per gli annunci social di questa Amministrazione; e, ancora, la Fiera di Messina col rifacimento del Teatro, il nuovo Tribunale, i Depuratori, ecc ecc.; per non parlare delle ingenti risorse previste dai fondi del masterplan e dei patti per Messina e per la Sicilia”.

 

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