Come il Comune vuole salvare il lago di Ganzirri da inquinamento e contaminazione

Il progetto per evitare che, ad ogni pioggia, le acque contaminate da idrocarburi, olii e terra,provenienti dalla strada, si immettano direttamente nel lago senza alcun trattamento. Opere che costeranno quasi 4 milioni di euro

 

MESSINA. “L’habitat prioritario 1150 “Lagune costiere” e la biodiversità della Riserva Naturale Orientata “Laguna di Capo Peloro”, sono messe a rischio dai continui sversamenti di acque meteoriche, provenienti dai complessi edilizi nati sul crinale”. Lo spiega, senza tanti giri di parole, Antonio Amato, il dirigente del dipartimento Lavori pubblici del comune di Messina.

I due laghi di Ganzirri hanno un grosso problema: le strade che si sviluppano lungo il perimetro del Lago, Via Consolare Pompea e via Lago Grande si allagano completamente ad ogni evento piovoso anche di modesta entità, facendo sì le acque contaminate da un forte carico di inquinanti (idrocarburi, olii, materiale terrigeno ecc.) provenienti dall’asse viario, si immettano direttamente nel lago senza alcun trattamento. Circostanza, questa, che rende ancora più critica la già poca concentrazione di ossigeno disciolto nello strato inferiore delle acque: poi, il modificarsi continuo dell’equilibrio idrodinamico innesca situazioni di stress con risvolti negativi per l’ambiente protetto. “Tale situazione è accentuata dell’intensa urbanizzazione della zona circostante che generalmente determina sul lago una continua pressione antropica ai danni del loro equilibrio biologico”, aggiunge Amato

Per questo la Città metropolitana (ente dal quale dipende la riserva di Capo Peloro) ed il comune di Messina hanno deciso di intervenire. Come? Con parecchie difficoltà: “Le uniche soluzioni attuabili risultavano essere le vasche di accumulo con sistemi di pompaggio per scaricare a mare le acque meteoriche o lo smaltimento nel terreno tramite impianti drenanti a serpentino (tubi dreno) o pozzi drenanti”, scrive Amato nella relazione progettuale. La soluzione scelta è stata l’ultima, quella degli impianti di prima pioggia con smaltimento nel terreno attraverso dei pozzi drenanti, “che richiedono un minor impegno di suolo rispetto agli impianti con sistema a tubo drenante”.

La scelta degli impianti di sollevamento è stata accantonata per gli alti costi di gestione ordinaria (manutenzione pompe, utenze elettriche di notevole potenza) e per la problematica legata ad un adeguato dimensionamento dovuto alle anomale piogge degli ultimi anni, eventi di forte intensità concentrati in un breve arco di tempo, a fronte di lunghi periodi di siccità, sequenza che rischia di rendere inadeguato un impianto di pompaggio, sia per la portata, che per il rischio di blocco degli apparati elettromeccanici dovuto al lungo periodo di fermo.

La soluzione tecnica ritenuta più appropriata è la realizzazione di impianti di prima pioggia con smaltimento nel terreno attraverso dei pozzi drenanti che richiedono un minor impegno di suolo rispetto agli impianti con sistema a tubo drenante.
Inoltre per rendere più efficiente e massimizzare la capacita sperdente dei pozzi, “si è ritenuto più appropriato realizzare un impianto per ogni complesso edilizio che immette le acque sulla consolare”, descrive la relazione. Tutti gli interventi costeranno tre milioni e 800mila euro.

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