Trentadue anni dopo nessuno mette Dirty Dancing in un angolo

Ieri sera l'unica tappa siciliana del tour del musical ha aperto la stagione 2019 del Teatro Mandanici di Barcellona Pozzo di Gotto. La recensione

 

BARCELLONA POZZO DI GOTTO. Nessun telefonino in sala, solo il fiato sospeso nell’attesa che Johnny tornasse indietro per “salvare” la sua “piccola”, con quelle parole magiche, «Nessuno può mettere Baby in un angolo», rompendo la suspence durata per oltre due ore e lasciando che il pubblico potesse sciogliere la tensione dell’attesa applaudendo a ritmo della magica (I’ve had) The Time of My Life prima che calasse definitivamente il sipario e si concludesse il tour 2018-2019 di Dirty dancing, The Classic Story on stage che ieri sera ha aperto la stagione del Teatro Mandanici di Barcellona Pozzo di Gotto.

L’unica tappa siciliana del trentaduesimo tour di uno dei musical più amati d’Italia si è conclusa con più di una standing ovation per il cast d’eccezione che ha saputo ricreare anche sul palco del teatro il candore e la sensualità di Johnny e Francis “Baby”, interpretati rispettivamente da Gianluca Briganti Vanessa Innocenti. Rispettando anche i dialoghi originali del film di successo che dal 1987 a oggi non ha smesso di appassionare generazioni e generazioni di uomini e, soprattutto, donne, il regista Federico Bellone ha saputo donare al suo pubblico quell’ovattata atmosfera degli anni Sessanta, attraverso uno show senza dubbio agile e fedelissimo all’originale.

E ad essere premiata e apprezzata è proprio la possibilità di ripetere insieme agli attori sul palco quelle stesse battute degli originali Patrick Swayze e Jennifer Grey e di cantare tutte le colonne sonore (ben ventotto nel primo atto e ventuno nel secondo) che sulla pellicola scandiscono frame dopo frame l’eterna storia d’amore che va oltre le differenze e il perbenismo sociale. Per una trama semplice – Francis, in vacanza estiva in nel villaggio turistico della famiglia Kellerman, si innamora di un maestro di ballo del resort  – e ormai attaccata ai suoi primi e principali interpreti del grande schermo, la sfida per la produzione del musical è proprio quella di riuscire a restituire al pubblico la stessa emozione. Una sfida che, senza dubbio, viene superata e vinta da tutta la produzione di Dirty Dancing.

Nonostante le coreografie di Gillian Bruce siano poco “dirty” ma dinamiche e ben strutturate rispetto alla scenografia, tutta l’umanità oltre la sensualità di Penny (Sara Cipollitti), e la tollerante comprensività di Jake (Simone Pieroni), padre di Baby, non deludono nessuna aspettativa. Un tocco di classe è indubbiamente dato dal riprodurre tramite effetti speciali e proiettori la scena del lago grazie al supporto grafico e tecnico che supera anche il limite dell’ambientazione teatrale. Mentre la difficoltà del ricreare quella sensualità che soltanto un attore come Swayze riusciva a rendere al cinema, viene superata dalla fisicità di Gianluca Briganti.

Al termine dello spettacolo resta soltanto da chiedersi perché, che sia film o che sia musical, la storia di Johnny e Baby non smette ancora di appassionare. Il segreto è che nell’inattualità di un film nato già “nel passato”, di una storia ancora a metà fra “denuncia sociale” e “film/spettacolo da ballo” e di una relazione fra due ragazzi provenienti da contesti sociale diversi ma dal finale prevedibile, non sappiamo se i due staranno insieme per sempre o se, dopo la vacanza, anche il loro amore finirà rimanendo soltanto una bella parentesi estiva. Ed ecco allora che nell’eterno presente di Baby e Johnny risiede il motivo per cui non riusciamo a mettere Dirty Dancing in un angolo: ci fa sperare.

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