Messina, arriva un referendum per la “secessione” di undici “villaggi”

L'obiettivo è unire le ex XII e XIII Circoscrizioni in un unico comune chiamato "Montemare": da Ortoliuzzo ad Acqualadrone, comprese le Masse, Castanea, Salice e Gesso. I messinesi chiamati ad esprimersi entro sei mesi dalla pubblicazione del decreto regionale

 

MESSINA. Dopo 8 anni di pressioni politiche al Comune di Messina e alla Regione Sicilia, l’ipotesi di “scorporamento” da Messina delle ex XII e XIII Circoscrizioni, per fare comune a sè, diventerà realtà e il decreto per il referendum sarà pubblicato a breve sulla Gazzetta ufficiale.

Il nuovo comune si chiamerebbe “Montemare” e comprenderebbe i confini degli ex quartieri: da Ortoliuzzo ad Acqualadrone, comprese tutte le Masse, la zona di Campo Italia e Gesso, fino ad arrivare a  Pizzochiarino. La votazione, prevista tra metà ottobre e Natale, interrogherà tutta la cittadinanza, ma il quorum sarà conteggiato separatamente tra la zona che si deve separare e il resto della città, come previsto dall’articolo 8 della legge regionale 30 del 23 dicembre del 2000.

È una storia che ha inizio alla fine degli anni ‘90, quando in una nota congiunta dei due quartieri, facenti parte della VI Circoscrizione dal 2004, si enunciava che sarebbe stato più opportuno l’unione di essi in un unico comune autonomo.

Una porzione di territorio si può scorporare se soddisfa due requisiti: se la popolazione che si distacca non supera il 30% di quella del comune e se i residenti sono almeno 5000 (grazie ad una successiva modifica della legge regionale che ha abbassato il numero degli abitanti richiesti, inizialmente 10000).

Le due ex circoscrizioni soddisfacevano i requisiti (infatti, il numero di abitanti è pari a 8700, su un totale di circa 233000) e, così, nel 2010 si è formato il “Comitato promotore per l’autonomia comunale degli ex XII e XIII quartieri per il comune di Montemare”, che si è interessato in primo piano della realizzazione del progetto.

Nel 2011 il comitato si rese conto di cosa serviva dal punto di vista burocratico e procedette subito con la raccolta firme (che dovevano essere pari o superiori ad un terzo degli aventi diritto), al carteggio del territorio e all’insieme dei dati Istat. Il tutto venne poi portato al Comune di Messina nel 2012, dove il Consiglio comunale doveva esprimersi in maniera non vincolante, mentre invece, diede parere negativo.

Gli incartamenti restarono a Palazzo Zanca per quasi un anno (mentre i tempi previsti dalla legge erano molto di meno), dopodiché, a cura dell’ufficio del Gabinetto del Sindaco, sono stati inviati all’ “Assessorato Regionale autonomie locali e della funzione pubblica”.

Alla regione si è impantanato per oltre cinque anni, anche se il procedimento prevedeva che l’assessore certificasse solo che l’iter, indicato sulla legge regionale 30 del 23 dicembre del 2000, integrata con la 22 del 16 dicembre 2008, si fosse svolto in maniera corretta, secondo le “Norme sull’orientamento degli enti locali”.

Con il passare degli anni e numerose pressioni da parte del comitato, si è arrivati ad oggi, con la firma dell’assessore sul decreto e una copia di questo sulla scrivania del sindaco. Ora, si aspetta solo la comunicazione ufficiale del referendum che sarà pubblicata tra poco.

La data delle votazioni sarà indicata a discrezione del sindaco di Messina, tra il sessantesimo giorno dalla pubblicazione del decreto e il centoventesimo.

 

Quadro generale della città di Messina in caso di referendum positivo. La superficie colorata apparterrebbe al nuovo comune di Montemare

 

La linea rossa delimita tutta l’area appartenente alle ex XII e XIII Circoscrizioni

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Che cosa ridicola davvero