Funivie, tunnel e piattaforme: come (non) ti attraverso lo Stretto

Dal 252 a.C. ai tempi moderni, Da Lucio Cecilio Metello a... Walt Disney, da tunnel subalvei a strutture sospese abitabili, tutti i progetti più sperimentali per collegare la Sicilia allo Stivale in alternativa al Ponte

 

MESSINA. Il primo progetto risale agli antichi romani, e precisamente al 251 a.C., quando il console Lucio Cecilio Metello decide di realizzare un ponte fatto di barche e botti per trasportare 140 elefanti da guerra catturati ai cartaginesi durante la prima guerra punica. Una soluzione rudimentale, narrata da Plinio il Vecchio (che tra l’altro avrebbe impedito il transito delle navi), che a distanza di 2269 anni rappresenta l’unico progetto (probabilmente) portato a termine per attraversare lo Stretto, malgrado decine e decine di idee fra le più disparate, secoli di dibattiti e 300 milioni di euro gettati nel vento.

Gli ultimi in ordine di tempo a rilanciare il proposito di collegare con un’infrastruttura la costa sicula e quella calabra sono stati il Ministro ai Trasporti Graziano DelrioMaurizio Gentile di Rfi, Gianni Vittorio Armani dell’Anas e la candidata di Forza Italia Matilde Siracusano. La grande opera si deve realizzare, in un modo o nell’altro, è il concetto che hanno espresso. Con il Ponte o in un’altra maniera. Un concetto analogo a quello dell’onorevole Giuseppe Zanardelli: «Sopra i flutti o sotto i flutti la Sicilia sia unita al Continente». Era il 1876.

Ma quali e quanti sono i progetti concepiti negli anni? Da numerose tipologie di ponte, a tunnel di vario tipo fino a piattaforme galleggianti abitabili, l’idea di unire la Sicilia allo Stivale ha stuzzicato negli anni (e nei millenni) la fantasia di politici, ministri, ingegneri, architetti e persino personaggi dei fumetti (Topolino n° 1401 del 3 ottobre 1982).

Il primo proposito di un’opera che fosse alternativa al ponte è del 1870 e si deve all’ingegner Carlo Alberto Navone: un allacciamento sottomarino di 22 km ispirato a quello di Napoleone di una galleria sotto la Manica. Nel dettaglio, il progetto prevedeva di entrare in galleria a Contesse e, dopo una discesa a 150 metri, passare sotto Messina e Ganzirri attraversando lo Stretto fino a Punta Pezzo, risalendo poi a Torre Cavallo.

L’idea di una galleria sottomarina torna in auge nel 1921, quando l’ingegner Emerico Vismara presentò uno studio al Congresso geografico di Firenze, mentre nel 1935 il comandante Filippo Corridoni suggerì invece la posa di un enorme tubo d’acciaio sottomarino per il transito ferroviario e veicolare.

Una delle idee più sperimentali è datata invece 1952: a presentarla è l’associazione dei costruttori italiani in acciaio, che per l’occasione scomodò l’ingegnere statunitense David B. Steinman, uno dei più famosi dell’epoca. Il progetto è così complesso che è difficile pure da descrivere: si trattava in sostanza di un ponte a due piani (uno per le macchine e uno per i treni) che avrebbe dovuto scavalcare lo stretto in tre balzi, con due piloni alti 220 metri sopra il livello dell’acqua e per 120 metri sotto il mare, con tanto di ascensori. Un’idea progettuale così ambiziosa che avrebbe richiesto il lavoro di 12mila operai e una spesa intorno ai 100 miliardi delle vecchie lire.

E ancora: nel 1957 l’architetto Armando Brasini propone un progetto di ponte a più campate, sospese su piloni emergenti da isole artificiali, mentre il 1969 è l’anno del “Concorso internazionale di idee” bandito dal Ministero dei lavori pubblici, con ben 143 progetti presentati da team di ogni parte del mondo, dalla Svezia alla Somalia. Oltre alle varie tipologie di ponte (strallati, sospesi, a tre o 5 campate), ritorna nuovamente l’idea della galleria, con un tunnel a mezz’acqua ancorato al fondo mediante cavi in acciaio che in seguito avrebbe preso in nome di ponte di Archimede, più volte ripreso nel corso degli anni perché considerato di minore impatto ambientale rispetto al ponte

LE ALTERNATIVE MODERNE. Malgrado nel 2011 sia stato approvato il progetto definitivo da parte del general contractor Eurolink (un ponte a campata unica da 3.300 m), questo non ha fermato la fantasia dei progettisti “alternativi”, che si sono sbizzarriti quanto e più di prima.

Iniziamo dal tunnel subalveo autostradale, ispirato all’Eurasia Tunnel di Istanbul costruito sotto il Bosforo e proposto dall’ingegnere Giovanni Saccà, ovvero una galleria scavata in prossimità della Sella dello Stretto e insabbiata sotto il livello del mare: 16 km di lunghezza (in parte raccordata alle gallerie autostradali), di cui circa 3 km subalvei a una profondità di 200 metri, posizionati tra Ganzirri e Punta Pezzo (subalveo significa proprio sotto l’alveo del mare, quindi sottoterra e non in acqua). L’ingegnere che ha realizzato il progetto (dal costo di 1,5 miliardi di euro, realizzabile in 5 anni), prevede inoltre una soluzione analoga per i collegamenti ferroviari, con un tunnel lungo il doppio che unirebbe i centri urbani di Messina a Reggio Calabria con un tracciato percorribile a 200 km/h. Il costo? Tre miliardi, incluse le opere accessorie per servire le nuove stazioni ferroviarie.

 

 

È invece tutto l’opposto, concettualmente, la proposta degli ingegneri Achille Baratta e Massimo Majowiecki, che nel 2016 hanno presentato al Circolo della Stampa di Milano  un progetto di “Metropolitana leggera” basata sulla tecnologia dell’aerobus: una sorta di funivia che partendo dalla Stazione Marittima di Messina condurrebbe all’aeroporto di Reggio Calabria in appena 15 minuti. L’idea del team si basa su una tecnologia, collaudata in Svizzera nel 1974, incentrata su delle carrozze motorizzate alimentate da energia elettrica che si muovono sospese a un cavo. Fra i vantaggi dell’opera – secondo i progettisti – il basso impatto ambientale e il taglio dei costi (circa 850 milioni di euro, un decimo rispetto agli 8,5 miliardi di euro stimati per il ponte).

 

Prospettiva dal basso del pilone (foto: Studio Tecnico Majowiecki)

 

Altrettanto sperimentale è il progetto di un ponte basato su piattaforme galleggianti abitate, proposto nel 2010 dall’architetto Mor Temor, originario di Nazareth. Si tratta in sintesi di una sorta di ponte-città-astronave nel bel mezzo dello Stretto, con grandi spazi che potrebbero essere adibiti, nelle intenzioni del progettista, a centri commerciali, uffici, alberghi, parcheggi e parchi alberati, ma anche appartamenti e porticcioli turistici. Particolarità nella particolarità è il posizionamento del manufatto, concepito più a Sud, tra la Litoranea e Villa San Giovanni. Un’idea che all’epoca piacque molto a Giovanni Alvaro del “Comitato Ponte Subito”, che propose di realizzare entrambe le strutture, quella tradizionale e quella di Temor. “Chi l’ha detto che il Ponte dello Stretto dev’essere solo uno?”, commentò all’epoca.

Di seguito il video con il rendering.

 

L’idea più sperimentale, tuttavia, è senza dubbio quella dei progettisti… della Disney. Non tutti sanno, infatti, che ad interessarsi della grande opera dello Stretto fu persino Paperon de Paperoni, che in una storia a fumetti pubblicata nel 1982 su “Topolino”, per prevalere su Rockerduck, utilizzò degli speciali coralli che crescono a super-velocità, “allevati” da un pescatore locale.

 

 

 

CURIOSITA’. Tornando per un attimo in tema di ponte, quello “tradizionale”, tempo fa (nel 2009) il sito web www.pontemessina.it lanciò un sondaggio sulle preferenze cromatiche dei sostenitori, chiedendo di che colore preferissero la grande opera, con una prevalenza netta del “bianco ghiaccio”, che ottenne più riscontri dei “colori del cielo”, del rosso corallo e dell’acciaio brunito.

 

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