Turismo, Messina riparte dai suoi Forti. Ecco quali

Itinerari culturali nelle 20 costruzioni militari ed escursioni in trekking sui Peloritani: le iniziative presentate dall'assessore Signorino sul portale ViaggiArt. Una breve guida alla scoperta delle fortificazioni storiche che cingono la città dalle colline

 

MESSINA. La città dello Stretto riparte dai suoi forti: 20 costruzioni militari di rara bellezza e valore paesaggistico che costituiranno le tappe di diversi itinerari culturali e turistici da proporre ai visitatori, insieme a delle escursioni e trekking sui Peloritani. È la proposta lanciata dall’assessore Guido Signorino su ViaggiArt, il portale di promozione turistica dell’Ansa che per 30 giorni nel corso dell’anno mostrerà in home le bellezze cittadine, con particolare risalto alle immagini fotografiche, ai filmati, agli itinerari turistici e agli eventi promossi per valorizzare il territorio.

Messina punta sempre di più sul turismo di qualità e per questo vogliamo valorizzare la fruizione dei monti Peloritani e dei forti messinesi, che sono diventati dei veri contenitori culturali ospitando al loro interno eventi musicali, spazi espositivi, aree museali, percorsi naturalistici, a piedi e con fuoristrada, di straordinaria bellezza. Una volta recuperati e resi fruibili alla collettività dagli Enti e dalle Associazioni che li gestiscono, d’intesa con il Comune di Messina, i Forti dello Stretto possono costituire un patrimonio eccezionale per la nostra città”,  spiega Signorino.

Costruiti nella seconda metà dell’800 per difendere lo Stretto da attacchi nemici – racconta invece il professor Vincenzo Caruso, referente Coordinamento Forti dello Stretto – sono oggi delle magnifiche terrazze da cui ammirare uno dei panorami più belli al mondo. Messina, con il suo porto naturale, per la sua posizione geografica privilegiata ha assunto nei secoli un posto di rilievo dal punto di vista storico, militare e strategico nel Mediterraneo. Le dominazioni susseguitesi hanno dotato la città dello Stretto di una serie di fortificazioni che la rendono unica tra le città marinare d’Europa. Dall’epoca spagnola fino al periodo umbertino, le opere fortificate di Messina sono un segno del passato, che costituiscono oggi un provato esempio di valorizzazione turistica finalizzata ad una ricaduta economica positiva sul territorio”.

UNA BREVE GUIDA.  Cingono Messina dalle colline e guardano al mare: sono le “batterie” che costituivano il sistema difensivo dello stretto di Messina, costruite in epoca umbertina, tra il 1884 e l’inizio del ventesimo secolo. Dalla più vecchia, la polveriera Masotto, del 1889, alla più recente, il fortino di Dinnammare del 1889, oggi distrutto per far posto al santuario, le fortificazioni hanno superato indenni un devastante terremoto e due guerre mondiali, ma sono state sopraffatte dall’incuria. Per decenni, infatti, i forti umbertini, da ciascuno dei quali si gode del panorama di tutto lo Stretto, complice anche la servitù militare che ne ha impedito ogni fruizione, sono stati usati come pascoli e discariche, sono serviti come depositi di refurtiva e luogo di esecuzioni e occultamento di cadaveri, sono stati lasciati alla mercè della natura e degli uomini. Ed è solo con l’avvicinarsi del nuovo millennio che, intravista la possibilità di riutilizzarli, se ne è iniziato un limitato recupero ed uno sfruttamento culturale e commerciale.

 

Forte Cavalli

Forte Cavalli, per esempio, sui colli san Rizzo, è stato affidato ad una Onlus ed è diventato da un lato un museo degli armamenti, e dall’altro un “laboratorio di educazione alla pace”. Forte San Jachiddu, che dalle colline di san Michele domina la vallate di Giostra fino al mare, è diventato un “parco ecologico” gestito da una cooperativa, che ne mette a disposizione spazi fortificati e giardino circostante per mostre, convegni e ricevimenti. Per Forte Ogliastri, invece, si era scelta la gestione politica. Affidato alle cure del quinto quartiere per poco meno di un decennio, era diventato in breve il punto di riferimento privilegiato per le manifestazioni a carattere artistico e culturale sulle quali il comune di Messina metteva il suo patrocinio. Forte Petrazza, che si inerpica sulle montagne di Camaro e guarda a Reggio Calabria, è un parco sociale gestito da cooperative, ed offre un servizio ristorazione e catering, oltre ad affittare le celle che una volta ospitavano le brande dei soldati ed oggi sono laboratori artigianali e musicali. Visitabile su richiesta, dopo il restauro effettuato dai privati su una struttura che aveva comunque retto benissimo il secolo di vita, anche il Forte Serro La Croce di Curcuraci (unica tra le strutture fortificate ad essere direzionata verso nord-est), mentre il Forte dei Centri di Salice, gestito da un’azienda agricola cooperativa giovanile, negli anni ha ospitato perlopiù manifestazioni musicali e serate danzanti. Il “Puntal Ferraro”, tra le più grandi, è visitabile ed ospita il parco dei daini ed un museo iconografico sui forti stessi.

 

Forte Petrazza

Altri sono stati ormai distrutti: quello di Dinnammare è stato demolito per costruirci la caserma interforze ed il santuario, il forte Mangialupi è prima stato depredato dalle baracche del quartiere, quindi è stato definitivamente raso al suolo per far posto all’eliporto del Policlinico. Forte Schiaffino per anni ha ospitato un canile, oggi trasferito, così come il Forte Crispi, semidistrutto dalle bombe durante la seconda guerra mondiale e definitivamente deturpato da costruzioni abusive di pastori. Il più grande dei forti messinesi, la batteria Masotto (quattromila metri quadrati, più del doppio delle altre strutture), oggi è chiuso e, data la gestione demaniale, senza alcun progetto di recupero, nonostante la struttura sia intatta e dalle sue mura si riescano a scorgere le isole Eolie, lo Stretto e punta Pellaro e Reggio Calabria. Resta Forte Campone, tristemente famoso per il ritrovamento, nel 1985, del cadavere della diciassettenne Graziella Campagna, giovanissima vittima di mafia.

 

Forte Gonzaga

Il sistema difensivo garantito dai forti è tutt’oggi estremamente affascinante: da questo, derivano anche le scelte urbanistiche condivise da ogni struttura: ingressi rivolti a sud-ovest e batterie orientate a nord-est, con terrapieni rivolti verso il mare. Lo scopo era duplice: controllare il movimento navale nello Stretto, verso la cui direzione erano posizionati gli obici da 280 millimetri con una portata di 7mila metri e assorbire, con i terrapieni, gli effetti dei proiettili lanciati dai cannoni a bordo delle navi nemiche.

 

 

Seguici su Facebook

Lascia un commento

2 Commenti su "Turismo, Messina riparte dai suoi Forti. Ecco quali"

avatar
400
Ordina per:   più recente | meno recente | più votato
vincenzo caruso
Ospite

Spett Redazione, mi permetto di segnalare alcune imprecisioni che forniscono informazioni non corrette ai lettori. Il Forte Masotto era originariamente chiamato Forte Polveriera e fu ultimato nel 1884. Il Puntal Ferraro è tra i più piccoli, come Campone e Centri. Cavalli non è un museo di armamenti, ma un museo storico che documenta la storia dei Forti e la difesa dello Stretto tra il 1860 e il’43

mm
Editor

Grazie

wpDiscuz