Sea Flight, quel “buco nero” nel cuore di Capo Peloro

Per il terzo anno consecutivo, l'ex area industriale non può essere inserita nella valorizzazione dell'area della Riserva Naturale promossa dalla Pro Loco nel corso del Capo Peloro Fest

MESSINA. “Da tempo vorremmo che questo spazio tornasse alla vita, ma, al momento, non è possibile utilizzarlo”: Nello Cutugno, presidente della Pro Loco Capo Peloro, cammina con rammarico tra i capannoni a cielo aperto di quella che fu l’area industriale della Sea Flight, sulla punta della Sicilia. Uno spazio immenso che, per il terzo anno consecutivo, il “Capo Peloro Fest”, organizzato dalla Pro Loco, circonda con le sue attività senza poterlo inserire nella valorizzazione dell’area della Riserva Naturale.

Eppure, secondo la consigliera comunale di “Cambiamo Messina dal Basso”, Lucy Fenech, nel 2015 (all’epoca di un suo intervento) il contenzioso in corso non c’era più. L’Editoriale Centonove srl (oggi in fallimento), proprietaria del ferro e dei muri che insistono sull’area,  aveva perso la titolarità del luogo in diversi giudizi già dal 2009, secondo l’esponente d’aula.

Sul punto, però, fa chiarezza Paolo Alibrandi, segretario della Pro Loco Capo Peloro: “In parte è vero, quello che dice Lucy Fenech, ma il contenzioso tra privato e pubblico non riguarda la gestione dell’area, che è demaniale e, quindi, la concessione viene rilasciata dal Demanio Marittimo della Regione. Come ‘Circolo nautico Capo Peloro’ – racconta – nel 2012 avevamo presentato una richiesta per poter aprire la Sea Flight, destinandola a nautica, marineria, attività legate alla storia del territorio e aprendola a tutto ciò che è innovazione e turismo esperenziale. Poi, allo scadere dei termini, quando la nostra domanda era al trentesimo giorno di Albo Pretorio, nel 2016 è giunta un’altra domanda (vedi in fondo all’articolo), e ciò ha aperto un iter“. Alibrandi ha un dubbio: “Esiste una circolare che da marzo 2016 blocca il rilascio delle concessioni e, sinceramente, non so se l’altra richiesta fosse ammissibile. La cosa più grave – aggiunge – è che in un’area demaniale i problemi non dovrebbero esistere perché la Regione, nel 2005, ha affidato tutto ai Comuni, invitandoli ad aprire anche alla libera fruizione. Insomma, all’interno di un piano spiagge, Palazzo Zanca avrebbe potuto redigere uno strumento urbanistico per bagnanti, giovani imprenditori e altri finalizzato alla riapertura della struttura. Per il Fest – conclude – abbiamo avuto una concessione di due giorni dell’area davanti alla Sea Flight, ma per avere l’accesso alla struttura, solo per il carico, scarico e un’ambulanza,©la Capitaneria ci ha detto che ci dovevamo rivolgere al Comune, che ha le chiavi”.

Il momento di maggior fulgore della Sea Flight fu nel 1997, quando l’amministrazione guidata da Franco Providenti la fece diventare luogo di concerti con tanto di palcoscenico. Con il sindaco successivo, Salvatore Leonardi, i cartelloni musicali scomparvero più o meno in coincidenza con l’acquisizione delle strutture da parte dell’Editoriale, che mise in piedi, attraverso un’altra società (Cantieri srl), una pizzeria. Poi, il nulla, se non progetti mai realizzati o temporanei.

Riceviamo e pubblichiamo:

Spettabile Redazione con riferimento al vostro articolo del 18/08/17 intitolato “Sea Flight, quel “buco nero” nel cuore di Capo Peloro”, si precisa quanto segue: La Amir srl ha presentato, entro i termini e nelle modalità previste dalla legge , regolare domanda di concessione dei luoghi su cui ricade anche l’area oggetto dell’articolo.
 
Si aggiunge che l’Amir srl non fa parte di nessun Gruppo tanto meno del  Gruppo Arcovito, come da voi erroneamente specificato in nota nell’articolo in questione, ma più precisamente uno dei soci, ed attuale amministratore, è Armando Arcovito.

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