Ha aperto gli occhi, ha mosso la mano e ha riconosciuto la madre. Gemma Amendolia non è più in coma. Segnali incoraggianti che aprono uno spiraglio nei giorni di profondo dolore della famiglia  dopo l’incidente in cui è morto il padre, Mauro Amendolia. Sull’incidente, su cosa sia davvero avvenuto lo scorso 21 aprile durante il rally della Targa Florio, poi sospeso, vuol vederci chiaro la procura di Palermo. La magistratura ha aperto un’inchiesta e ha disposto l’autopsia sul corpo del pilota, tra 60 giorni si capirà se il cuore di Amendolia aveva ceduto quella mattina, se è stato cioè un malore la causa dell’improvvisa deviazione della macchina che ha portato all’impatto mortale per il pilota e per il commissario di gara, Giuseppe Laganà.

Intanto, poco dopo l’ultimo saluto al padre, al Duomo di Messina, lo scorso venerdì, Gemma è finalmente uscita dal coma. «Il danno cerebrale non si è esteso, ma non possiamo ancora sapere quali saranno i margini di recupero», ha spiegato a Repubblica il primario della Seconda rianimazione del Civico di Palermo, Romano Tetamo.

La strada per il recupero per la navigatrice e pilota messinese potrebbe essere ancora lunga ma finalmente è iniziata. 

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