MESSINA. “Non sta a me giudicare se c’è stato abuso d’ufficio o meno, mi limito a segnalare che l’assessore al territorio Sergio De Cola e il sindaco Renato Accorinti stanno contravvenendo alle norme che essi stessi  ci hanno inviato sull’obbligo di astensione alla votazione sulla variante “salvacolline” per i consiglieri con parenti fino al quarto grado che abbiano terreni interessati dal provvedimento”.

Mette le mani avanti Peppuccio Santalco, consigliere di Felice per Messina, che si è “autodenunciato” in relazione alla vicenda. “Io annuncio la mia astensione forzata dalla discussione, perchè ho scoperto di avere uno zio con un appezzamento di terreno dentro i confini in cui la variante avrebbe effetto. Ma dovrebbero fare lo stesso Accorinti, che di terreni ne ha otto, e De Cola, i cui nipoti (figli del fratello Bruno) possiedono terreni. E invece hanno votato tre delibere sull’argomento”.

La legge di cui parla Santalco è la 30 del 2000, in vigore nella Regione Siciliana. Che all’articolo 16, dedicato alla “condizione giuridica degli amministratori locali”, al primo comma recita: “Gli amministratori devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado. L’obbligo di astensione non si applica ai provvedimenti normativi o di carattere generale, quali i piani urbanistici, se non nei casi in cui sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dell’amministratore o di parenti o affini fino al quarto grado”.

“Credo che il senso della legge sia chiaro – ha spiegato De Cola – a parte che la giunta non “vota”, la giunta propone e poi il consiglio comunale dispone, ed è chiamato a votare, ma comunque la variante, se votata favorevolmente, non “aggiunge” ma “toglie”, anche ai parenti di chi l’ha votata. Quindi – conclude – non mi pare che sussista nè “correlazione immediata”, nè “specifici interessi”.

 

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