MESSINA. L’Amam, azienda che si occupa dell’acquedotto di Messina, è in fase di azzeramento del Cda, e della sostituzione con un amministratore unico, così come prevede la legge Madia, per trovare il quale il Comune, azionista unico della società, ha pubblicato una manifestazione d’interesse. Nella sua ultima conferenza stampa da presidente, Leonardo Termini, pur senza rivelare la sua imminente decadenza, ha passato in rassegna i problemi che ha dovuto affrontare alla guida della partecipata.

Un ampio capitolo, l’ormai ex presidente lo ha riservato ai crediti dell’Amam, la maggior parte dei quali ormai inesigibili, identificando, tra i responsabili, anche la Fire Spa, azienda che si occupa di recupero crediti. “La Fire stessa, nelle sue relazioni, parla di 15 milioni di crediti prescritti o inesigibili”, ha spiegato Termini, che ha fatto poi riferimento al decreto ingiuntivo esecutivo presentato a dicembre del 2016 dalla spa nei confronti della municipalizzata, ammontante a un milione e duecentomila euro, con tanto di pignoramento dei conti correnti e l’opposizione tramite domanda “riconvenzionale” dell’Amam per 25 milioni di euro.

Due giorni dopo è arrivata la risposta da parte della Fire: “L’Amam rappresentava l’unico cliente del territorio di Messina compreso nel portafoglio clienti di Fire allorquando, nell’anno 2004, la società si è aggiudicata – a seguito di regolare gara d’appalto – il servizio di recupero di crediti non incassati dall’azienda acque di Messina, risalenti nel tempo e di difficile recuperabilità. Si trattava, inizialmente dei crediti relativi al periodo 1999-2002, con affido successivo anche di quelli già affidati in gestione ad altro istituto di recupero e non ancora incassati, relativi alle annualità 1996-1998.
Nell’anno 2009, a seguito di procedure negoziata, l’azienda ha scelto di confermare nuovamente Fire come società fornitrice del servizio di recupero ritenendo, evidentemente che, sotto il profilo economico, il prezzo del servizio era più competitivo rispetto a quello offerto dalla concorrente Serit Sicilia mentre, sotto il profilo della qualità, Fire si era sicuramente distinta non solo per i risultati di recupero sino ad allora già conseguiti, ma anche per la previsione di numerosi servizi accessori ad alto valore aggiunto, di fatto offerti negli anni a tutta la cittadinanza messinese.
Fire, infatti, con la propria esperienza e la propria professionalità, ha gestito il servizio organizzandolo in maniera moderna ed innovativa, attraverso i propri sistemi informatici. La società ha svolto un vero e proprio servizio di consulenza “a tutto campo” a favore degli utenti, svolta da personale specializzato,in grado di spiegare con chiarezza la composizione delle fatture e di consentire anche la risoluzione di problematiche pregresse inerenti fatture non in gestione, ha istituito presso la sede di Amam uno sportello sempre con proprio personale dedicato, ha aperto una propria sede esclusivamente dedicata all’Amam in centro città, al fine di evitare agli utenti di recarsi presso la sede della stessa Committente, logisticamente non semplice da raggiungere. ha garantito massima disponibilità oraria per favorire le esigenze degli utenti (il servizio front-office era operativo dalle 8,30 alle 20,30 ed il sabato dalle 8,30 alle 13,00), e ciò anche attraverso un utile numero verde (gratuito), evitando pertanto all’utenza anche lo spostamento fisico verso lo sportello.

Fire dunque, non ha mai avuto la gestione dell’intero portafoglio crediti di Amam ma si è solo occupata del recupero dei crediti di difficile solvibilità, per lo più prossimi alla prescrizione ed in diversi casi anche prescritti, costituenti, complessivamente, solo una porzione dei crediti risultanti dal bilancio Amam.
Di contro, è noto che i crediti più cospicui venivano gestiti internamente o affidati ai legali convenzionati con l’Amam.
Nella gestione dei crediti affidati, Fire ha posto particolare attenzione alla decorrenza dei termini prescrizionali, avendo cura di inviare 133.000 idonei atti interruttivi sotto forma di raccomandata o di preavviso di distacco, così evitando che la prescrizione potesse maturare.
Non solo. Fire si è fatta carico di accertare in ben 36.000 casi il corretto indirizzo o l’effettiva titolarità dell’utenza.
In tale quadro, Fire ha incassato 67 milioni di euro pari al 70% del volume delle morosità in gestione conseguendo risultati di ben quattro volte superiori alla media nazionale, per gestioni similari nel settore idrico.
Aggiungasi che, oltre alle performance lusinghiere, Fire, con il proprio servizio ed il proprio metodo di lavoro moderno ed innovativo: ha evitato ai consumatori costosi contenziosi legali, non ha mai richiesto agli utenti alcun tipo di spesa, non ha mai avuto contestazioni o reclami da parte degli utenti.
In definitiva, Fire ha svolto un servizio di recupero crediti in modo funzionale, efficace ed etico.
Di contro, a fronte di servizi resi con professionalità, puntualità e risultato e nonostante l’attenzione dimostrata verso le esigenze del consumatore, Amam ha sempre onorato con ritardo i compensi dovuti a Fire, tanto che, al momento dell’interruzione del rapporto di servizio, si erano accumulate ben 197 fatture non pagate, per un ammontare di oltre un milione e duecento mila euro.
Non sono mancati gli sforzi volti a trovare una soluzione bonaria ma, anche a seguito di un piano di rientro non onorato da Amam, Fire si è vista costretta a rivolgersi all’Autorità giudiziaria. Ed ecco che sono giunte le contestazioni.

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