MESSINA. Un appello di solidarietà ai cittadini messinesi per sostenere il popolo palestinese. Si terrà domani, a Piazza Cairoli, il presidio contro la decisione Usa di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele. All’evento, che avrà inizio alle 11, hanno già aderito l’Arci, il Circolo Thomas Sankara, Cambiamo Messina dal Basso, il Centro culturale islamico, la Comunità Palestinese di Messina, Rifondazione comunista, il Circolo Peppino Impastato, la Sinistra Italiana e l’Unione Inquilini.

“Gerusalemme – si legge in una nota stampa – una delle città più antiche del mondo, dal 1948 è teatro di conflitti, causati dall’occupazione israeliana, nei confronti della popolazione palestinese, che si è vista togliere prima la parte occidentale della cittàe poi nel 1967 vedere occupata anche la zona est. Gerusalemme è quindi divisa in due parti separate da un muro alto circa 8 metri che causa gravi problemi e danni alla struttura sociale ed economica. Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte del presidente Usa è un altro doloroso colpo al morale dei palestinesi, poiché dimostra ancora una volta come le potenze internazionali agiscano senza accettare o riconoscere l’esistenza dei palestinesi, nonostante sia la popolazione che subisce il peso delle conseguenze.  Il problema della dichiarazione Usa, tuttavia, non si basa sul riconoscimento e sull’affermazione in sé, ma sulla serie di eventi che hanno portato alla sua concretizzazione. È il culmine del fallimento internazionale nell’affrontare le violazioni di Israele dei diritti umani, il continuo sostegno degli Stati Uniti a Israele, l’incompetenza della Leadership palestinese nel raggiungere soluzioni attraverso gli sforzi diplomatici e, più recentemente, la nuova amicizia che l’amministrazione statunitense sta costruendo con alcuni Stati arabi. La storia si ripete“.

Nel mirino degli organizzatori anche l’Italia e l’Europa, che “devono smettere di vendere le armi ad Israele”. Il Bel Paese, secondo Giorgio Beretta, analista dell’Opal, è il maggior esportatore di armi leggere e sistemi militari dell’Unione Europea verso Israele: “Stiamo parlando – si legge nel documento –  di 470 milioni di euro di esportazione di sistemi militari rilasciate e 21 milioni di dollari di armi leggere vendute negli ultimi anni”.

Nel corso del presidio, i manifestanti chiederanno inoltre il ritiro del Giro d’Italia da Israele: “La volontà di varcare i confini italiani da parte degli organizzatori avrebbe dovuto premiare un paese pacifico e non un regime teocratico che ha scelto la violenza come arma di sottomissione dei palestinesi”, scrivono gli organizzatori.

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