MESSINA. Adesso è certo. Nero su bianco. L’apertura integrale del Museo regionale “Maria Accascina” di Messina si terrà il 17 giugno, come si legge sulle email di invito che stanno partendo dalla Direzione. Come anticipato nei mesi scorsi,  è questa la data decisa dopo lo stop derivato da un vizio formale nel decreto di finanziamento cui era seguito, a complicare le cose, l’esercizio provvisorio stabilito dalla Regione Siciliana.  Con la riapertura, saranno visitabili le opere che vanno dal medioevo al Trecento, Antonello e gli antonelliani, i fiamminghi e tutto l’arco temporale che va da dopo Caravaggio all’Ottocento.

Ecco alcuni dei capolavori che sarà possibile rivedere nel nuovo allestimento.

Si comincia con la “Madonna col bambino e monaco offerente”, detta “Madonna della Ciambretta” (da chambrette, cameretta), risalente al XIII secolo. Si tratta di un mosaico originariamente collocato in Santa Maria extra moenia che fu recuperato dopo il terremoto del 1908 e rimontato nelle sale del Museo. L’opera è riferita a maestranze italo-greche. Non si tratta dell’unico mosaico in esposizione: un altro, proveniente dal monastero di San Gregorio (e, probabilmente, prima, da Santa Maria extra moenia), raffigura una “Madonna in trono con Bambino poppante” ed è riferibile alla stessa epoca, nonché alle medesime maestranze autrici della “Ciambretta”. Infine, al XIV secolo risale una testa di apostolo di maestro greco, unica testimonianza delle decorazioni dell’abside di Santa Maria della Valle, detta la “Badiazza”.

 

 

Madonna degli storpi

Frammento di Angelo musicante

Una serie di sculture, invece, raccontano pagine importanti del Duomo e del suo portale. Si tratta della “Madonna col Bambino” detta “Madonna degli storpi”, opera eseguita nel 1333 dal maestro senese Goro di Gregorio come coronamento del monumento funebre dell’arcivescovo Guidotto, ancora in Cattedrale. Alla prima metà del Quattrocento, risale poi la “Madonna col Bambino” di Baboccio da Pipernoche, fino al 1534, era collocata all’interno del frontone della portale maggiore.  E, alla seconda metà del medesimo secolo, appartiene il frammento di “Angelo che suona la mandola” di Pietro De Bonitate, facente parte sempre del complesso scultoreo dell’ingresso del Duomo.

Crocifisso ligneo

Sempre del XV secolo è una delle opere più belle del Museo: il “Crocifisso” ligneo di autore ignoto e di altrettanto ignota provenienza. Scrive Francesca Campagna Cicala, già direttrice del Museo: “L’impostazione solenne e statuaria ed il pungente patetismo del volto stilizzato nella smorfia di dolore sono gli elementi che colpiscono maggiormente assieme alla policromia…”.

Polittico di San Gregorio (part.)

Ovviamente, il posto d’onore va ad Antonello da Messina e, soprattutto, alla sola opera certa posseduta dal Museo: il “Polittico di San Gregorio”. Firmato e datato (1473), proveniente dal Monastero di San Gregorio, il dipinto rappresenta uno snodo nella pittura del Maestro, che rende i sei pannelli (quello centrale del registro superiore è andato perduto) come una sola unità prospettico spaziale, dimostrando di conoscere la lezione di Piero della Francesca, Antonello fonde con la cifra fiamminga della sua formazione.

Madonna del Rosario

Una vera e propria galleria di ritratti di altissima qualità è la “Madonna del Rosario”. Di ignoto artista operante alla fine del Quattrocento che conosce la pittura di Antonello e la veneta, il quadro da sempre stuzzica l’occhio degli Storici dell’Arte (l’ultima attribuzione è a Paolo da San Leocadio). Il dipinto, inoltre, in basso presenta una veduta di Messina dalla Falce.

 

 

Pietà e simboli della Passione

Tra i quadri di provenienza nordica presenti nelle collezioni, oltre al “Trittico” di Jacob d’Amsterdam, di cui si è parlato in un altro articolo, vanno menzionati la particolarissima “Pietà e simboli della Passione”, un  dipinto denso di simboli da interpretare realizzato da un ignoto maestro fiammingo della fine Quattrocento e la “Deposizione dalla Croce”, attribuito dal Voss a Colijn de Coter(Fiandre, attivo nella prima metà del XVI secolo) .

Berlina del Senato

Con un balzo, infine, si va al Settecento (dell’arco che va dai caravaggeschi a tutto l’Ottocento si parlerà in un altro articolo) solo per parlare di uno dei simboli della Messina che fu: la “Berlina del Senato messinese”. Sfarzosa, realizzata dall’artigiano-intagliatore Domenico Biondo e decorata dall’artista Letterio Paladino, fu costruita nel 1742. quando il viceré de Laviefuille rinnovò alcuni privilegi perduti. Costata 1500 scudi, all’interno prendevano posto i Senatori e un Mastro Notaro in toga.

 
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