MESSINA. Nell’estate di ottantanni fa, a Messina, fu di ‘’moda’’ uscire di casa (magari lasciando anche le porte aperte) per andare a trascorrere serate memorabili al Lido di Reggio. Veniva infatti inaugurato un nuovo stabilimento balneare sulla sponda reggina, che l’Ente Provinciale per il Turismo celebrò, organizzando un programma di gite notturne a bordo del ‘’vaporino Tullio’’. La notizia della speciale iniziativa apparve sul quotidiano genovese ‘’Gazzetino del Lunedì’’, che nella stessa edizione raccontava anche di una manifestazione sportiva svoltasi a Galati, nella zona sud di Messina.

Era l’estate del 1937, in pieno clima propagandistico e di controllo della stampa da parte del regime fascista. Messina era amministrata dal potestà Ferdinando Stagno Monroy d’Alcontres e le braccia operative periferiche del governo centrale nel campo della propaganda, della formazione dei giovani, del turismo e del tempo libero (come l’Ente Provinciale per il Turismo e le organizzazioni dei Fasci Giovanili di Combattimento, l’Opera Nazionale Balilla, L’Opera Nazionale del Dopolavoro) si occupavano di organizzare anche eventi ricreativi e manifestazioni sportive: utili strumenti per l’inquadramento e il consenso delle masse, alternativi a quelli coercitivi. Al vertice dell’organizzazione della propaganda fascista, c’era Il Ministero della Cultura Popolare, che aveva da poco sostituito il Ministero della Stampa e Propaganda e ne aveva assunto le funzioni, aggiungendo una direzione generale dedicata al turismo.

Uno spaccato di quella società, ce lo raccontano alcuni ritagli di un’edizione del Gazzettino del Lunedì del 21 Giugno 1937 (giornale storico di Genova che veniva editato insieme al Corriere Mercantile). Il linguaggio adottato è quello imposto dal regime, tendente ad esaltare il clima di fiducia ed entusiasmo in cui dovevano svolgersi gli eventi. In uno di questi articoli si racconta di una gita notturna sullo Stretto, a bordo del ‘’vaporino Tullio’’, organizzata dall’Ente Provinciale per il Turismo, in occasione dell’inaugurazione del Lido di Reggio. Un’iniziativa che si sarebbe svolta periodicamente in occasioni di feste danzanti e altri intrattenimenti ‘’per rendere più simpatiche e suggestive le manifestazioni, che, in questa stagione, allieteranno la vita balneare dell’incantevole conca dello Stretto, e sempre più cordiale l’affiatamento tra le Città sorelle delle due sponde’’, si legge nell’articolo. 

Ma non era solo l’Ente Provinciale del Turismo ad animare l’estate dei messinesi. Nella zona sud, a Galati, si era appena concluso l’evento sportivo organizzato dalla locale polisportiva e dal Fiduciario locale Dott. Felce Fulchignoni.  ‘’In un clima superbo di entusiasmo, Galati fascista ha dato l’esatta visione dell’ardente temperatura’’ è l’attacco di un altro articolo. La manifestazione si sviluppò attraverso una sfilata del Fascio giovanile di Galati, Santa Margherita e Santo Stefano briga e di Giampilieri, un incontro di pallacanestro femminile e una gara podistica.

A fare da sfondo a questi ‘’lieti’’ eventi, la sanguinosa guerra civile in Spagna. La vittoria di quella guerra, recita l’ordine del giorno del Gran Consiglio del Fascismo del 1 Marzo del 1937 (riportato nella rubrica ‘’Il pensiero dei giovani’’ della stessa edizione del Gazzettino del Lunedì’), veniva vista dal regime come ‘’la fine di ogni conato di bolscevismo nell’occidente e l’inizio di una nuova epoca di potenza e di giustizia sociale per il popolo spagnolo legato a quello italiano da secolari vincoli di lingua, di religione e di storia’’. 

Discorsi che da lì a poco sarebbero risuonati come una beffa. La Guerra di Spagna decretò infatti l’inizio della lunga dittatura franchista; fu il preludio della seconda guerra mondiale e rappresentò il lato più brutale del regime fascista e nazista, con la sperimentazione di diversi attacchi terroristici e bombardamenti sui civili. Simbolo di quel conflitto fu il bombardamento di Guernica dell’aprile del 1937, che l’artista Pablo Picasso fece conoscere a tutto il mondo grazie al suo celebre dipinto. Una presa di coscienza della disumanità di quella guerra e di tutte le guerre, che fu magistralmente espressa anche nel racconto ‘’L’antimonio’’ di Leonardo Sciascia (pubblicato nel 1958). Lo scrittore siciliano farà dire al suo personaggio, arruolatosi come volontario per sfuggire alla dura condizione di zolfataro e migliorare la sua esistenza, che ‘’in quella guerra si concentrarono errori e speranze del mondo’’.  E su quel clima di delirio ed eccitazione nazionalistica di fronte ad un nuovo conflitto, Sciascia affiderà al suo personaggio questa dissacrante riflessione: “Quando truppe nuove arrivano su un fronte e vengono gettate nella battaglia, generali e giornalisti dicono ‘hanno avuto il loro battesimo del fuoco’’, una delle tante frasi solenni e stupide che è d’uso gettare sulla bestialità delle guerre: ma dalla guerra di Spagna, dal fuoco di quella guerra, a me pare di avere avuto davvero un battesimo: un segno di liberazione nel cuore; di coscienza di giustizia”.

 

 

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