MESSINA. Inaugurato appena undici anni fa, dopo un’attesa di oltre trent’anni, il Palacultura ha già bisogno di interventi massicci di rifunzionalizzazione per portarlo a standard… contemporanei. Nello specifico, di efficientamento energetico, per via “della dimensione dell’edificio e dalla sua valenza pubblica a carattere culturale e quindi dai costi di gestione e dal valore dei consumi energetici annuali”, si legge nella relazione di progetto redatta da un ragguppamento temporaneo di professionisti capeggiato dall’ingegnere catanese Salvatore Signorello.

“Progettualmente il Palazzo della Cultura è stato costruito oltre un decennio addietro, ma l’edificio che è un modello di architettura moderna, è purtroppo mancante dei più recenti criteri di isolamento termico e di risparmio energetico a causa della datazione originaria del progetto (1975). Vari adeguamenti tecnologici sono stati inseriti in corso d’opera, attraverso perizie di variante e di completamento, ma alcuni aspetti risentono purtroppo dell’originaria impostazione certamente non in linea con le attuali tipologie costruttive”, spiega la relazione.

Questo perchè il PalAntonello, opera pubblica dalla vita travagliatissima, è stato concepito nel 1975 tramite concorso di progettazione, ed ha iniziato ad essere costruito a inizio anni ’80, con un primo stop nel 1982 e uno nel 1985, una ripartenza nel 1993 un’adeguamento progettuale nel 1999, il termine dei lavori nel 2009 e l’inaugurazione a febbraio 2010. Nascendo praticamente già concettualmente vecchio. L’edificio ha una superficie totale di circa 10.300 m2 , suddivisa in diversi livelli tot. n.8 livelli (di cui n.2 livelli al piano interrato adibiti a locali tecnici ed autorimesse e n. 6 livelli fuori terra) tutti diversi in altezza e forma.

“Le criticità energetiche – spiega la relazione di progetto – provengono da una scadente scelta ed installazione degli infissi dei vari piani uffici, da un debole isolamento delle pareti perimetrali dei piani uffici, da una scarsa schermatura dall’irraggiamento estivo a tutti i livelli e per le tipologie delle vetrate perimetrali che delimitano i relativi volumi”.

Non solo. “A queste carenze se ne aggiungono altre che dipendono dagli utilizzi diversificati per zona della struttura, a cui peraltro non segue un adeguato e corretto sezionamento impiantistico per ognuna di queste zone, oltreché da una inesistente capacità gestionale dei flussi energetici; di fatto l’unico sistema di gestione e supervisione esistente risulta non utilizzato in quanto utilizzato solo per l’Auditorium e solo in occasione degli eventi, quindi non esistono dei sistemi di gestione e controllo dei parametri energetici e delle potenze erogate, lasciando i controlli dei consumi del tutto arbitrario, senza alcun riferimento alle singole unità gestionali”.

E ancora: “Tutti gli infissi non assicurano l’isolamento termico necessario, a causa della scarsa tenuta delle sigillature, dall’inadeguata tipologia degli infissi non a taglio termico e dai vetri con caratteristiche molto lontane dagli standard previsti dal vetro camera”.

E quindi, quali sono le magagne dello sfortunato palazzone? Intanto la climatizzazione, che “non possiede un’adeguata flessibilità gestionale e di supervisione in quanto l’impianto di gestione e supervisione esistente viene utilizzato solo ed esclusivamente durante gli eventi che si svolgono nell’auditorium”, e che “la climatizzazione della Galleria d’arte, l’Atrio di ingresso, la Biblioteca e per l’aria primaria degli Uffici, non sono mai avviate in modalità automatica (ma neanche in manuale) ed è proprio ciò che costituisce la principale causa delle situazioni di “discomfort” nella struttura”, illustra la relazione.

Poi c’è l’illuminazione: “Le lampade presenti nei vari ambienti, sono quantomai vetuste ed obsolete e certamente non in linea con i nuovi criteri di risparmio energetico previsti per gli edifici pubblici”, spiega ancora la relazione. “Non è presente alcun meccanismo di dimmerazione e gestione delle suddette lampade, per controllare i livelli di illuminazione, mentre le ottiche delle apparecchiature presenti sono ormai datate, per cui è difficile pensare ad un semplice intervento di “relamping” (almeno per le zone destinate ad uffici) con la semplice sostituzione delle lampade”, aggiunge Signorello.

Per ovviare a tutto, il comune di Messina ha inserito tra i progetti finanziabili col Pon Metro la riqualificazione energetica dell’edificio: i lavori previsti coinvolgono una superficie inferiore al 25% della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, e sono stimati in un milione di euro.

 

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