Dalle prime luci dell’alba la Dia di Catania in collaborazione con la Sezione operativa di Messina sta eseguendo un maxi sequestro di beni nei confronti Giuseppe Pruiti, condannato all’ergastolo per associazione di stampo mafioso, ritenuto capo del clan mafioso nebroideo e  vicino al clan catanese Santapaola – Ercolano. Il presunto boss dei Nebrodi è titolare di imprese agricole e ristoranti tra Catania e Cesarò. E fu proprio a Cesarò che il presidente del parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, uscì indenne dal pericolosissimo agguato lo scorso 18 maggio, quando alcuni malviventi spararono tre colpi di pistola nella portiera della sua auto blindata. Tra i beni che gli agenti della Dia stanno mettendo sotto sequestro questa mattina proprietà di cui l’uomo vicino ai Santapaola – Ercolano risulta disporre direttamente o indirettamente tra cui numerosi terreni agricoli, diversi veicoli, rapporti finanziari, fabbricati e imprese di ristorazione tutte tra Catania e Cesarò, e centinaia di titoli Agea, l’organismo italiano che eroga i fondi europei destinati all’agricoltura. Un grosso affare quello dei fondi europei per gli agricoltori – che fruttava addirittura un milione di euro l’anno senza spese e senza alcun rischio – frenato dal sindaco di Troina Fabio Venezia e da Antoci, entrambi vittime di minacce e di agguati dopo aver chiesto alla prefettura di Messina le verifiche antimafia sui titolari dei controlli. Il sequestro su richiesta del direttore della Dia in sinergia con la procura distrettuale Antimafia è stato emesso dal Tribunale di Messina – Sezione Misure di Prevenzione. Grazie al noto protocollo Antoci, la prefettura di Messina aveva interdetto dall’acquisizione di terreni tutti i familiari di Pruiti che ne avevano fatto richiesta. Tra questi la convivente, Angioletta Triscari Giacucco, che dall’Europa aveva ottenuto la cifra complessiva di 143 mila in nove anni come ditta individuale, più 189 mila in sette anni con ditta a suo nome, tutto bloccato nel 2015 dal protocollo Antoci.

Pruiti era stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Nitor” nel 2004, e condannato con sentenza passata in giudicato per i reati di associazione mafiosa ed omicidio, perché ritenuto responsabile, unitamente a Gianfranco e Marco Conti Taguali, dell’omicidio di Bruno Sanfilippo Pulici, allevatore di Maniace, morto il 4 giugno del 2002 all’ospedale Cannizzaro di Catania, dove era stato ricoverato per le ferite causate dai pallettoni esplosi da un fucile utilizzato dai sicari, fatto accaduto in un podere di contrada Vellamazzo di Cesarò. 

Da ultimo, nello scorso mese di febbraio, il fratello Giovanni, di anni 41, nel frattempo assurto a capo del clan di Cesarò dopo l’arresto del fratello Giuseppe, è stato sottoposto a fermo, insieme al noto boss mafioso Salvatore Catania, detto Turi, ed altri, nell’ambito di un’operazione di polizia giudiziaria tesa a disarticolare le consorterie mafiose di Cesarò e Bronte, i cui vertici sono i boss sopra citati. 

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