MESSINA. Erano il principale mezzo di trasporto di Lipari, tant’è che le strade venivano costruite a sua misura, ma dopo l’industrializzazione degli anni ’70 hanno iniziato a diradarsi. Gli asini dell’isola si contraddistinguevano per la loro forza e, adesso, uno degli ultimi tre esemplari presenti a Lipari è incinta. La prima volta dopo oltre 40 anni.

Ad adottare gli asini Nina, una sardignola, e Lucio, un amiatino, è stato il proprietario dell’azienda agricola “Al numero zero” e presidente di Legambiente, Luis Mazza. L’imprenditore, dopo aver ascoltato le storie dei contadini più anziani dove dicevano che non si vedeva un asino dagli anni ’80 o ’90, periodo della meccanizzazione dell’agricoltura, ha contribuito al “ripopolamento” di questi animali valorizzandone gli impieghi annessi al turismo. Come ad esempio lo “scekking”, il trekking con lo “scecco”, di cui Luis è promotore.

“Lipari era fatta a misura d’asino – racconta Luis – i sentieri che oggi si usano per fare trekking sono vecchi passaggi attraverso i quali i ciuchi passavano per trasportare le merci verso il porto”. Infatti, grazie alla sua adattabilità alle più svariate condizioni ambientali e, rappresentando una variante più economica rispetto al cavallo, l’asino era parecchio diffuso nelle piccole aziende e presso molte famiglie rurali: per il tiro dei carri, per arare, per la sella, per il lavoro agricolo, per azionare le macine dei mulini e per il trasporto delle olive al frantoio, anche su terreni di grande pendenza e difficilmente percorribili. Addirittura, l’assenza di questo animale in una famiglia di contadini generava il detto “non c’è somaro più somaro di un contadino senza somaro”.

Con la modernizzazione dell’agricoltura l’animale inizia a perdere i suoi antichi impieghi, ad eccezione di casi particolari che sussistono tutt’oggi.  Ad esempio, gli asini continuano ad essere dei mezzi di trasporto preziosi per il borgo di Ginostra (Stromboli), nel quale per la particolare conformazione dei suoi viottoli stretti non sono presenti automobili. Stessa cosa vale per l’isola di Alicudi, dove la rete stradale è quasi inesistente e in elevata pendenza.

Negli ultimi anni, inoltre, l’asino è stato al centro di una riscoperta economica e sociale, e ha riacquisito prestigio grazie ai nuovi impieghi annessi al turismo sostenibile. Proprio Luis Mazza, insieme all’Associazione “Nesos”, incentiva il rilancio di questi animali, valorizzandone le capacità e permettendo ai turisti di essere accompagnati dagli esemplari durante le loro passeggiate tra i vulcani spenti, vigne e stradine tipiche.

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