MESSINA. Dopo la bocciatura dell’ordinanza 105 emanata dal sindaco di Messina Cateno De Luca, annullata dal consiglio dei ministro dopo un parere del Consiglio di Stato (qui le motivazioni), si sono levate da vari fronti grida d’allarme su fantomatiche “invasioni dello Stretto”, senza nessuno a controllare. Stanno veramente così le cose? No, dato che i controlli ovviamente ci sono, su entrambe le sponde dello Stretto, e una banca dati a cui registrarsi obbligatoriamente esiste già. Dal 20 marzo.

«Chiunque sia entrato in Sicilia dalla data del 14 marzo 2020 ha l’obbligo di: a) registrarsi sul sito internet www.siciliacoronavirus.it, compilando integralmente il modulo informatico previsto; rendere immediata dichiarazione attestante la presenza nell’Isola (comunicandone compiutamente l’indirizzo) al proprio Medico di Medicina Generale o al Pediatra di Libera Scelta, al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale competente per territorio nonché al proprio Comune di residenza o domicilio; b) permanere in isolamento obbligatorio presso la propria residenza o domicilio, adottando una condotta improntata al distanziamento dai propri congiunti e/o coabitanti, curando di areare più volte al giorno i locali dell’abitazione».

È quanto previsto dall’ordinanza contingibile e urgente n. 7 del 20.03.2020 della Regione Siciliana, che di fatto impone a tutti i cittadini che fanno rientro nell’isola a registrarsi su un apposito portale. La misura di fatto integra quanto già previsto da una precedente ordinanza, la numero 5 del 13 marzo, che obbliga tutti i soggetti residenti o domiciliati nell’intero territorio regionale che vi facciano rientro da altre regioni o dall’estero a comunicare tale circostanza al Comune presso il quale intendono risiedere o soggiornare, all’Asp e al proprio medico, con l’ordine di registrarsi sul sito web  www.costruiresalute.it e di osservare la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario per 14 giorni dal loro arrivo sull’isola. “La mancata osservanza degli obblighi comporterà le conseguenze sanzionatorie previste dall’articolo 650 del codice penale se il fatto non costituisce reato più grave”, si legge.

Obblighi di legge ribaditi anche sul portale di registrazione, che fa riferimento all’articolo 4 dell’Ordinanza contingibile e urgente n°3 dell’8 marzo 2020, all’articolo 2 dell’Ordinanza contingibile e urgente n°3 dell’8 marzo 2020 e all’Ordinanza n° 5 del 13 marzo 2020 del Presidente della Regione Siciliana.

«Chiunque sia entrato in Sicilia dalla data del 14 marzo 2020 , ai sensi dell’ordinanza n.7 del 20 Marzo 2020 del Presidente della Regione Siciliana – si legge – ha l’obbligo  di registrarsi sul sito internet www.siciliacoronavirus.it; rendere immediata dichiarazione attestante la presenza nell’Isola (comunicandone compiutamente l’indirizzo) al proprio Medico di Medicina Generale o al Pediatra di Libera Scelta, al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale competente per territorio nonché al proprio Comune di residenza o domicilio (casella postale dell’ente); permanere in isolamento obbligatorio presso la propria residenza o domicilio, adottando una condotta improntata al distanziamento dai propri congiunti e/o coabitanti, curando di areare più volte al giorno i locali dell’abitazione».

 

 

Di che numeri si parla? Dal 14 marzo (data a partire dalla quale l’ordinanza 7 sancisce l’obbligo di registrazione a www.siciliacoronavirus.it), al 4 aprile, ultimo rilevamento utile, in provincia di Messina sono registrate 2.419 persone (1.021 a Messina città). 

Sui 46846 tornati in Sicilia e registrati (obbligatoriamente) alla piattaforma regionale sin dall’8 marzo, quando il primo decreto della presidenza del Consiglio di Ministri di fatto “bloccò” l’Italia, la app (facoltativa) “Sicilia SiCura”, che monitora lo stato di salute di chi è messo in quarantena, la utilizzano in 21281. Di questi, ben 10.551 sono rientrati dal 14 marzo (il numero totale di rientri a quella data è di 18715). Quindi in 8.164 non usano la webApp.

Cosa sarebbe cambiato con l’introduzione dell’ordinanza (poi annullata) introdotta dal sindaco Cateno De Luca? Non molto. A fare chiarezza sulla questione, nelle sue “memorie difensive” a sostegno della sua ordinanza e in contrasto col parere del Consiglio di Stato, è lo stesso Cateno De Luca: “L’ordinanza non prevede alcuna misura che impedisca l’accesso al suolo comunale, né prevede una misura di “fermo”, né tanto meno dispone un obbligo di re-imbarco per i passeggeri, di fatto lasciando inalterata la loro libertà di movimento e spostamento. Quanto poi alla presunta violazione dell’art. 16 della Costituzione, si osserva che la libertà di circolazione dei passeggeri che non abbiano ottenuto il Nulla Osta, o che non abbiano completato la registrazione, non è compromessa in alcun modo, non prevedendosi nell’Ordinanza l’adozione di alcuna misura in tal senso”. In pratica, chi voglia attraversare lo Stretto non può essere sottoposto ad alcuna limitazione, registrazione alla banca dati o meno.

E per quanto riguarda i controlli?

«Nelle stazioni, i controlli – spiega un cittadino rientrato in treno – sono in entrata e in uscita, ovvero, se devi prendere l’unico treno per tornare giù, da Roma o da Napoli, non vieni controllato perché già ai binari. Diversamente, una volta giunti a Villa San Giovanni, tutti i passeggeri vengono passati “al setaccio” dalla Polizia, che trattiene anche la documentazione allegata all’autocertificazione. Con molta gentilezza, almeno nel mio caso, ti fanno fare una foto del modello che hai presentato, controfirmato da loro». E una volta varcato lo Stretto? «Dopo essere passato dai controlli sanitari sempre la Polizia ti richiede tutto nuovamente, comprese cose che non sono presenti nei decreti, come, ad esempio, l’avvenuta registrazione al sito regionale».

Di seguito, invece, la testimonianza di una cittadina rientrata in automobile: «Il primo controllo, a Rosarno, è stato molto puntuale e il poliziotto si è dimostrato preparato su ciò che si doveva fare. A Villa San Giovanni, invece, un suo collega, non tenendo conto del controllo precedente, si è impuntato, non riconoscendo come validi i miei motivi: solo dopo l’intervento di un suo superiore ha fatto marcia indietro. A Messina, infine, c’è stato l’ultimo controllo, ma senza particolari problemi».

Da entrambe le storie, emergono due fatti: i controlli vengono fatti più volte, prima di arrivare a Messina, ma il controllo più “a monte”, anche se fatto dalla medesima forza dell’ordine, può essere messo in discussione nelle successive verifiche.

 

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