MESSINA. È stato ribattezzato subito “il masso della discordia”; 5000 kg di pietra posti dal Comune a protezione dell’area del Lanternino a Faro, contro l’annoso problema del parcheggio selvaggio durante l’estate; visto che le sanzioni previste non sono mai riuscite nemmeno a demotivare gli automobilisti messinesi.

Le prime polemiche sono arrivate immediatamente dai lidi vicini che hanno lamentato l’impossibilità, per mezzi di emergenza e fornitori, di raggiungere agevolmente gli impianti. Una polemica che ha immediatamente diviso la città, uno dei classici problemi da politologi facebookiani, buoni spesso soltanto a distrarre dalle emergenze più serie la cittadinanza, specie quella più becera. C’è qualcuno che ha buttato nel calderone anche una problematica del tutto diversa e altrettanto affascinante: il masso in questione sarebbe anche antiestetico.

Fa piacere ricordarsi alle volte del nostro diritto a vivere in un ambiente che oltre ad essere funzionante debba anche essere semplicemente bello. Consci, magari, che le due cose sono sempre una conseguenza dell’altra. Ed è qui che decide di tornare in strada NessuNettuno, uno degli street artist più apprezzati del panorama messinese contattato dalla Pro Loco “Capo Peloro”.

“Essendo convinto che quell’area debba restare libera senza che si renda necessaria una simile azione, volevo porre l’accento sulla questione trasformando quel masso in un’opera che si potesse conciliare col territorio, anzi raccontarlo”. Infatti la storia che NessuNettuno ha deciso di evocare è quella di Colapesce, l’uomo che, sotto il mare dello Stretto, regge il peso della Sicilia.

E perché proprio questa leggenda? “Perché Colapesce nasce qui, a Faro, ed io avevo voglia, più che semplicemente raccontare la leggenda, di onorare la memoria di un uomo. Volevo onorarlo come una tradizione, perchè anche i luoghi sono tradizioni da rispettare. L’amore di Colapesce per quel luogo dovrebbe essere ricordato sempre. Lui non avrebbe mai permesso una simile incuria”.

L’opera in questione non è ancora finita, ma se siete fortunati potrete trovare l’artista al lavoro sulla pietra della discordia. La pietra che, bella o brutta, utile o inutile, comunque è lì per ricordarci, ancor di più dopo il tocco di NessuNettuno, che sono i cittadini a dovere, per primi, sobbarcarsi il peso della gestione del proprio ambiente, e quindi della propria identità.

 

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