MESSINA. La Regione ha deciso che con Messina va usato il pugno duro: con un piano regolatore “scaduto” nel 2012, e una variante di salvaguardia (la “salvacolline) palleggiata per un anno e mezzo dallo scorso consiglio comunale (che non l’ha mai nemmeno portata in aula nonostante una dozzina di sedute di commissione) e infine ritirata dall’attuale amministrazione, e un piano regolatore il cui schema di massima giace nel limbo delle “cose da fare ma senza fretta”, a Palermo hanno deciso di bloccare qualunque attività edilizia all’interno della Zona di Protezione Speciale (ZPS, che ricopre il 70% di suolo cittadino), perché il piano regolatore generale vigente non sarebbe stato sottoposto a Vas, la valutazione ambientale strategica.

La questione ha sollevato reazioni contrastanti. Secondo Annalisa Raffa, presidentessa della sezione messinese di Italia Nostra c’è ” la necessità che la città di Messina si doti al più presto di strumenti urbanistici che rispettino e valorizzino le risorse naturali esistenti. Riteniamo pertanto che si debba chiedere a tutte le amministrazioni comunali con strumenti urbanistici in itinere di prevedere l’arresto immediato del consumo di suolo. Come sezione messinese di Italia Nostra esprimiamo la nostra preoccupazione per l’attuale stato in cui la città versa in materia di pianificazione del territorio. Nel 2012 il Consiglio Comunale (con delibera 74/C) aveva dato mandato al Dipartimento Politiche del Territorio di predisporre un variante al vigente PRG (Piano Regolatore Generale) con cui stralciare il potere edificatorio dalle aree dichiarate a rischio dallo studio ENEA redatto dopo la tragedia di Giampilieri del 2009. Nell’ottica di una logica continuità amministrativa la precedente Amministrazione aveva dato seguito alla volontà politica precedentemente espressa facendo redigere la “Variante parziale di tutela Ambientale al PRG” che ha ricevuto indiscussi riconoscimenti da parte di enti e istituzioni di primaria rilevanza nazionale. La presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica,  Silvia Viviani, ha pubblicamente dichiarato, in occasione del convegno nazionale del 2017, come il “caso Messina” rappresenti un esempio da seguire. La Società Italiana degli Urbanisti (SIU) in occasione del congresso nazionale (Roma, giugno 2017) ha invitato l’Amministrazione comunale allora in carica a presentare quel lavoro in occasione della sessione plenaria tenutasi alla presenza dell’allora Ministro De Vincenti. Inoltre, la struttura di Missione Casa Italia, incardinata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha ritenuto di inserire la “Variante” come unico esempio nel settore urbanistico di buone pratiche per la mitigazione del rischio idrogeologico all’interno del suo primo rapporto. Considerato quindi che la Variante di tutela ambientale e lo schema di massima per il nuovo PRG sono ispirati a principi di tutela ambientale e di limitazione del consumo di suolo, riteniamo inammissibile che ancora oggi nessuna azione in materia Urbanistica sia stata intrapresa dall’attuale amministrazione – a un anno dal suo insediamento – per concludere l’iter di questi strumenti. Tale inerzia ha determinato il blocco imposto dalla Regione e il perdurare di situazioni di pericolo per i nostri territori, lasciando ulteriore spazio a possibili speculazioni. Chiediamo pertanto all’attuale Sindaco, al suo Assessore competente e soprattutto al Consiglio Comunale di esplicitare una volta per tutte le ragioni, che non abbiamo compreso, poste a fondamento delle suddetta condotta amministrativa e della contrarietà sin qui espressa nei confronti della “Variante di salvaguardia parziale di tutela”. Auspichiamo che tutti i soggetti competenti si adoperino, finalmente, per portare a compimento quelle iniziative già faticosamente avviate e finalizzate alla valorizzazione del nostro territorio e alla tutela dei suoi straordinari paesaggi”.

Di tenore quasi diametralmente opposto il parere di Pino Falzea, ex presidente dell’ordine degli architetti di Messina e assessore al Territorio del comune di Messina qualora Dino Bramanti avesse vinto le amministrative. ”

“Più volte, nel passato, abbiamo sostenuto che il Piano Regolatore Vigente a Messina deve essere rapidamente rivisto, ponendo la questione ambientale al centro di un procedimento di revisione generale dello stesso, propedeutica alla redazione del nuovo PRG, i cui tempi di formazione ed approvazione sono ancora, almeno in Sicilia, esasperatamente lunghi e governati da una legislazione superata. Abbiamo anche suggerito che una tale azione si dovrebbe porre due obiettivi generali, entrambi necessari per salvaguardare il territorio senza bloccare l’attività edilizia, necessaria a garantire lavoro e miglioramento della qualità della vita nella nostra città: Congelamento delle aree di espansione residenziale previste dal Piano vigente; Agevolazione degli interventi di sostituzione qualitativa del patrimonio edilizio esistente degradato ed energivoro.

Due obiettivi complementari, perché l’uno senza l’altro non risolve alcun problema. Infatti congelare le aree di espansione senza prevedere incentivi ed agevolazioni (specialmente di densificazione sia quantitativa – volumetrica – che qualitativa – buona architettura energeticamente autonoma), si traduce in un blocco delle attività edilizia, con aumento della disoccupazione e conseguente degrado sociale. Per questo abbiamo ritenuto insufficiente la c.d. Variante di Salvaguardia Ambientale: poneva vincoli ma non prevedeva agevolazioni per la rigenerazione e/o riqualificazione urbana. Agevolare gli interventi di sostituzione e rigenerazione edilizia congelare le aree di espansione urbana serve a poco, perché dovendo scegliere tra la possibilità di operare in aree libere o viceversa in aree urbanizzate, abbiamo visto che tendenzialmente si preferisce la prima soluzione, continuando così ad occupare nuovo suolo, dilatare ingiustificatamente la città, lasciare nel degrado aree centrali che da decenni sono in attesa di programmi seri e mirati di “risanamento”.

Oggi giunge sul comparto edile della città, già fortemente provato da una crisi senza precedenti, una pesante tegola sotto forma di nota emanata da due Dirigenti Generali dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente: il blocco di qualunque attività edilizia all’interno della Zona di Protezione Speciale (ZPS), perché il piano regolatore generale vigente non sarebbe stato sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.).

Ricordiamo però che l’obbligo di sottoporre a V.A.S. i piani e i programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente discende dalla Direttiva 2001/42/CE e dal D. Lgs. n. 152/2006 (testo unico sull’ambiente). La VAS è un processo a supporto dell’attività di gestione del territorio e delle connesse scelte di programmazione e di pianificazione, prima che queste vengano tradotte in interventi diretti (autorizzazioni, concessioni ecc.), non è strumento di verifica a posteriori delle scelte di pianificazione già fatte e vigenti.

Cioè la procedura di VAS si attiva durante la redazione del Piano e si approva prima dell’approvazione del Piano stesso, non è previsto, per quanto ne sappiamo, che la si debba attivare per comprendere la sostenibilità di un piano vigente, approvato per giunta prima dell’entrata in vigore del testo unico sull’Ambiente.

Basta leggere il Testo unico che all’art. 4 recita:

“la valutazione ambientale di piani e programmi che possono avere un impatto significativo sull’ambiente ha la finalità di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e contribuire all’integrazione di considerazioni ambientali all’atto dell’elaborazione, dell’adozione e approvazione di detti piani e programmi assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle condizioni per uno sviluppo sostenibile.”

È evidente che non sembra aver senso bloccare gli interventi edilizi da realizzare in attuazione del PRG, con la motivazione che lo stesso non è stato sottoposto a VAS. Di conseguenza ci piacerebbe che gli estensori della nota ne spieghino la motivazione in maniera sufficientemente chiara ed esaustiva, illustrando la correlazione che esiste tra le norme vigenti in materia ambientale e l’emanazione di tale nota inviata al Comune.

E dovrebbero farlo presto, per allontanare il sospetto di essere in presenza di azioni tese a mortificare Messina, a tenerla sempre indietro rispetto alle altre città metropolitane siciliane, rallentando allo spasimo se non addirittura bloccando, qualunque iniziativa imprenditoriale che si trovi a passare attraverso i pareri dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.

Oltretutto non si comprende perché solo Messina debba avere una Zona di Protezione Speciale che interessa oltre il 70% del Territorio Comunale? E perché all’interno della ZPS vi sono anche i centri edificati, persino quelli degradati? E ci dicano, anche, se la perimetrazione ZPS è corretta o se questa è, invece, in contrasto con le norme vigenti. La città aspetta risposte”.

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