dal blog Homo Sum di Francesco Carini

Noi pensiamo che la questione morale, come noi la chiamiamo, non è una pregiudiziale, nel senso che non implica che di tutte le altre questioni non si parla finché non viene risolta. Ma certamente è una questione fondamentale perché i partiti diano prova di sapersi rinnovare effettivamente in quello che oggi secondo me costituisce il punto centrale […]: mettere fine alla confusione, alla commistione tra funzioni di partito e funzioni statali, perché questo è il male da cui poi sono sorti tutti i fenomeni degenerativi nella vita pubblica e nella vita stessa dei partiti.
Enrico Berlinguer, 1983

La soluzione ai problemi di un paese non è quella rimpiangere i politici di una volta con frasi fatte, trite e ritrite, senza magari aver mai ragionato su quali fossero la realtà e le politiche auspicate dai soggetti in questione o dalle loro correnti di partito. Questo è ovvio, ma oggi, cercando di evitare il più possibile le generalizzazioni, le dichiarazioni di molti deputatisenatori e volti nuovi del panorama politico nazionale, prendendo naturalmente in considerazione anche quello dei movimenti che si stanno facendo strada nel paese, fanno quantomeno scattare automaticamente la nostalgia per le vecchie scuole di partito e per una militanza seria, fatta di analisistudio e non solo di slogan, che non passava soltanto dietro la costruzione di un’immagine “smart” senza sostanza, eventi socialsponsorizzati o comparse in talk show dal livello culturale medio-basso (cercando di essere di manica larga).

Tutto questo causa in chi ha creduto e crede ancora in determinati valori una forte “saudade”, quasi insopportabile, con il conseguente rischio di mitizzare in automatico determinate figure, ma il confronto impietoso con buona parte del panorama odierno può togliere quasi ogni tipo di timore: per quanto rischiosa, la mitizzazione diventa un atto pressoché dovuto per manifesta superiorità sotto il profilo etico e della capacità di alcuni protagonisti del ‘900.
Per molti, il pensiero va senz’altro a Enrico Berlinguer. Composto, quasi austero, il parlamentare sardo, comunista come Antonio Gramsci, ha rappresentato e rappresenta ancora adesso il prototipo di un uomo retto, educato, ma capace di amare e farsi amare da milioni di uomini, donne, intellettuali, diseredati e non, per i quali non ha solo rispecchiato il simbolo del PCI, bensì una brava persona che ha guardato in primis alla tutela degli interessi della Res Publica, in particolare dei ceti più deboli.

In un momento di grande crisi quale quello che sta attraversando e attraverserà l’Italia nei prossimi anni, si sente la mancanza di un personaggio del calibro di Berlinguer, che non esasperi ulteriormente i toni, ma che guardi alla sostanza, più che all’apparenza. Per comprendere lo spessore dell’ex segretario del Partito Comunista Italiano, si dovrebbero porre a confronto le esternazioni e le continue provocazioni di presunti condottieri de ‘no artri con l’intervista rilasciata a Giovanni Minoli (per Mixer) nell’aprile 1983, in cui il leader gentile spiegò cosa fosse per lui il potere:

«Il potere è uno strumento insufficiente, ma necessario per realizzare gli ideali in cui credo io e in cui credono i miei compagni».

E alla seguente domanda del giornalista, che gli chiedeva cosa gli piacesse maggiormente del potere,  replicava con franchezza: «la possibilità di far avanzare la realizzazione di questi ideali».

 

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11/06/2020 – © Francesco Carini – tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.

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