MESSINA. Qualcosa in più di un mese per rimanere all’interno di Taoarte, o decidere di affidare gli spettacoli cittadini, che ha perso i grandi concerti al San Filippo, all’inesistente “brand Messina”, che fino a oggi ha prodotto sagre del peperoncino, mercatini rionali spacciati per esposizioni di artigianato e sfilate di carnevale. È il passaggio amministrativo che la legge prevede dopo la delibera di presa d’atto, da parte del commissario della Fondazione Taormina Arte Bernardo Campo, del disinteresse da parte del Comune di Messina alla permanenza in Taoarte.

La delibera prevede “la fuoriuscita della Città Metropolitana di Messina e del Comune di Messina dalla compagine fondativa della Fondazione Taormina Arte Sicilia” e risale al 5 giugno, quindi in realtà sarebbe già immediatamente operativa dopo la pubblicazione. Il mese e mezzo per “ripensarci” equivale al tempo che la legge concede per l’impugnativa dell’atto amministrativo. Impugnativa che di certo non avverrà per mano dell’amministrazione, che nonostante la delibera di fuoriuscita l’abbia dovuta ritirare una volta e accogliere una sonora bocciatura in un’altra occasione, l’ha addirittura ripresentata al consiglio comunale (ed è in attesa di discussione da due mesi per via di un parere mancante sull’opportunità di riproporre paro paro un atto sul quale il consiglio, titolare della materia, si è già inequivocabilmente espresso, votando a favore della permanenza).

Il Pd, tra l’altro, aveva in preparazione una delibera in cui il consiglio comunale avrebbe (di nuovo, e inequivocabilmente) espresso la volontà di continuare a far parte della fondazione, ma si è persa da qualche parte e non è stata mai ufficialmente formulata.

Che la strategia della giunta guidata da Cateno De Luca sia pervicacemente quella dell’uscita, lo dimostra il silenzio con cui sono state snobbate le due comunicazioni ufficiali di Campo di marzo e aprile. E’ proprio Bernardo Campo a spiegare l’iter: “Prima del 13 marzo ho chiesto al sindaco De Luca di rivalutare la posizione, anche alla luce della determinazione del consiglio comunale, ma non ho avuto riscontro”

Per questo, Campo scrive per la prima volta il 13 marzo, in piena emergenza covid-19, una lettera di “richiesta conferimento beni al fondo di dotazione indisponibile ex art 5, comma 3 dello Statuto della Fondazione Taormina Arte Sicilia”: questo perché, all’atto costitutivo della fondazione che nel 2017 ha preso il posto del comitato, il Comune aveva conferito, quale patrimonio immobiliare, l’ex ospedale di isolamento del villaggio Ritiro-Giostra, senza che però la cessione fosse mai formalizzata. E Campo batte cassa presso Palazzo Zanca: “Si invita a voler individuare un bene da conferire al fondo di dotazione”. Questo perché, nel frattempo, la nuova amministrazione guidata da Cateno De Luca aveva disposto “il recesso unilaterale della partecipazione del Comune di Messina dalla Fondazione Taormina Arte Sicilia”: proposta di delibera bocciata dal consiglio comunale, che invece in TaoArte ha espresso la volontà di rimanerci eccome.

Per questo, un mese e mezzo dopo, il 27 aprile, non avendo ricevuto alcuna risposta, Campo riscrive al Comune, mettendo stavolta in copia anche i trentadue consiglieri comunali, ai quali nessuna comunicazione era arrivata, e ricordando a tutti che il mancato conferimento dell’immobile, a norma di statuto, potrebbe determinare l’esclusione del socio fondatore: proprio ciò che l’amministrazione De Luca vuole.

E infatti, la lettera si conclude con la notifica di avvio del provvedimento amministrativo di esclusione del comune di Messina dal novero dei soci, sostanziata nella delibera della fondazione, pubblicata il 3 maggio, in cui si “prende atto” del silenzio dell’amministrazione comunale (e di quella della Città metropolitana, di cui sindaco è lo stesso De Luca) e l’avvio delle procedure per “la fuoriuscita della Città Metropolitana di Messina e del Comune di Messina dalla compagine fondativa della Fondazione Taormina Arte”.

Poi c’è il risvolto inquietante: i consiglieri comunali sostengono di non aver mai ricevuto alcuna comunicazione da parte del Comune circa le lettere del commissario di TaoArte (forse per i problemi con le loro pec sorti durante il periodo di lockdown), o di averle ricevute in via ufficiosa e comunque dopo la scadenza dei termini. In sostanza, non rispondendo alle sollecitazioni di Bernardo Campo, l’amministrazione ha permesso che si portasse avanti la sua linea politica di fuoriuscita da TaoArte, e non la volontà del consiglio comunale (che sulla questione ha titolarità della competenza) di restarci.

La principale contestazione alla permanenza in TaoArte riguarda la “convenienza” che negli anni ha avuto starci. Un problema che andrebbe sollevato riguardo gli ultimi quattro anni, dal transito cioè dal comitato alla fondazione Taormina Arte, il cui unico contributo è stata l’organizzazione della visita del Dalai Lama a Messina. Una nodo che scioglie lo stesso Bernardo Campo: “TaoArte sarebbe dispostissima a “delocalizzare” alcuni degli eventi del festival di Taormina, ma serve una location adatta. Il Comune di Taormina ci ha concesso l’utilizzo trentennale della ex Prefettura, pronta all’uso, e infatti abbiamo subito organizzato una mostra, Messina ancora no, ma deve essere un bene congruente con le esigenze della fondazione“.

Col bene che il Comune girerebbe alla fondazione, un ex ospedale male in arnese, di fatto non ci si potrebbe fare alcunché. Alternative? Che il Comune, per esempio, dia, sull’esempio di Taormina, la concessione trentennale di un bene funzionale in cui poter organizzare spettacoli. Come potrebbe essere il Palacultura, per esempio, nato con quello scopo, sfruttato malissimo e ad oggi destinato alle esibizioni di neomelodici come Daniele De Martino e Gianni Celeste (quest’ultimo cancellato, tra l’altro), con tanto di panino e bibita.

 

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