MESSINA. «Una data da segnare sull’agenda, che può essere l’inizio di un cammino insieme». È così che il segretario provinciale di Articolo Uno, Domenico Siracusano, introduce l’agorà “contro le politiche proibizioniste dell’amministrazione De Luca” che si è svolta ieri pomeriggio a Piazza Unione Europea. Un incontro, nato per promuovere la cultura della socialità, della cultura e del dialogo, a cui hanno preso parte i rappresentanti di varie realtà cittadine (fra cui la Rete 34+, il CUB, la Compagnia Carullo-Minasi), che hanno risposto all’appello lanciato nei giorni scorsi da Articolo Uno Messina, Cambiamo Messina dal Basso, Partito Democratico – Circolo IV Circoscrizione e Rifondazione Comunista – Circolo Peppino Impastato. L’obiettivo, traendo spunto dalla recente e contestata ordinanza “coprifuoco”, prorogata fino al 14 luglio, è quello di fare fronte comune, al netto delle singole posizioni, “per proporre una visione diversa della città e delle sue politiche culturali, sociali ed aggregative”.

A dare il benvenuto ai partecipanti è stato l’ex assessore della Giunta Accorinti Federico Alagna, che ha lasciato poi la parola agli altri “relatori”, che hanno tracciato le linee guida dell’incontro, dando il la al dibattito. Fra gli argomenti affrontati, oltre alla movida, anche i “blitz” del sindaco Cateno De Luca che hanno fatto più discutere nel corso di questi primi anni di amministrazione, dal caso dei clochard filmati al Palacultura ai lavavetri, fino alla recente gestione dell’emergenza Covid-19.

A sintetizzare il tutto, nel suo intervento, è stato l’esponente di Articolo Uno, che ha spiegato le ragioni dell’agorà e la necessità di unire le forze.  «Invece di fare l’elenco dei problemi – ha esordito Siracusano – dobbiamo cercare di trovare delle soluzioni per la città. Questa amministrazione, in questi due anni, non ha fatto altro che aggravare la situazione di Messina, con una continua campagna elettorale. Qualcuno ha pensato che questo comune potesse diventare un trampolino di lancio per carriere politiche personali, sfruttando un’emergenza sanitaria globale per continuare su questo cammino. Ebbene, penso che adesso sia fondamentale iniziare un percorso, fare il primo passo e condividere un metodo di lavoro», prosegue, citando nello specifico il caso della movida e le politiche dell’amministrazione, accusata di aver diviso la città, “criminalizzando tutti i ragazzi di Messina e gli imprenditori”: «È una cosa senza senso e senza logica. Non si può parlare dei ragazzi e delle ragazze senza parlare “con” loro. Non si può parlare degli imprenditori senza prima confrontarsi con loro. Non si gestisce una città dal chiuso di una stanza».

La questione non è tuttavia solo la movida. Il discorso si sposta infatti sulle periferie, con un riferimento specifico alle “corse dei cavalli”: «Perché in questo caso nessuno fa lo sceriffo come con i deboli e i poveri? Rispetto a questo argomento (le gare clandestine, ndr) stiamo procedendo con una interrogazione parlamentare affinché di prendano provvedimenti seri. Si parla del centro storico come terra di nessuno quando ci sono spazi delle periferie che sono da anni abbandonati all’incuria e alla mancanza di regole. Messina è arrivata al punto di non ritorno. Il nostro sarà un cammino molto lungo e faticoso, ma è necessario affrontarlo insieme mettendo da parte i personalismi».

«L’aspetto più importante di questo incontro – commenta Alagna – è quello di ritrovarsi e discutere insieme, cercando di creare un’alternativa all’amministrazione De Luca che non ignori le differenze che ci sono fra di noi ma, al contrario, le riconosca e provi a trasformale in punti di forza. A partecipare al dibattito, oltre ai promotori, sono state tante realtà cittadine, fra cui sindacati, associazioni culturali, reti informali, collettivi e studenti medi. Non si tratta di una manifestazione ma di un incontro per discutere, mettendoci la faccia, e pensare a un vero “cambio di passo”. La vera sfida, al di là del tema specifico (l’ordinanza, ndr) è quella di lavorare insieme su aspetti concreti e allargare ancor di più questo fronte», conclude.

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