MESSINA. Verrà presentato oggi, a Roma, il testo base della proposta di legge contro l’omotransfobia e la misoginia. Attesa da quasi 25 anni (e molto contestata nelle scorse settimane dalla Cei), la Legge approda alla Camera con l’obiettivo di modificare gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere. La prima proposta di legge sul tema risale al 1996 ed era stata presentata da Nichi Vendola.

Il provvedimento, che potrebbe essere adottato dalla Commissione Giustizia della Camera, prima di passare all’esame dell’Aula, sintetizza insieme cinque disegni di legge che ampliano l’attuale “legge Mancino” del 25 giugno 1993, estendendo agli episodi d’odio fondati sull’omofobia e sulla transfobia i reati già previsti nel codice penale, aggiungendo alla discriminazione “razziale, etnica e religiosa” quella fondata “sul genere e sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”, che sarà punita fino a 4 anni di reclusione. Fra le novità della Legge anche l’introduzione del reato di “misoginia”, l’istituzione della giornata nazionale contro l’omotransfobia (il 17 maggio) e un fondo dedicato ai “centri antidiscriminazione e case rifugio”.

Un traguardo, raggiunto a distanza di cinquantuno anni dai moti di Stonewall e dopo sei (vani) tentativi parlamentari, di cui si discuterà alle 10.30 dell’11 luglio a Palazzo Zanca, nel corso di un incontro-dibattito promosso da Arcigay a cui prenderanno parte il presidente Rosario Duca, la senatrice del M5S Grazia D’Angelo, la psicologa Maria Catena Silvestri e i deputati Riccardo Magi (+Europa) e Fausto Raciti (Pd). Al centro del confronto, moderato dal giornalista di Lettera Emme Marino Rinaldi, i contenuti del testo, le sue possibili migliorie e le richieste presentate nel corso dei decenni dagli attivisti.

 

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