MESSINA. «Lunedì abbiamo assistito all’ennesimo “one man show” del sindaco Cateno De Luca, che non avendo potuto fare il suo comizio in piazza il giorno precedente, ha utilizzato l’Aula consiliare di Palazzo Zanca come un palcoscenico per esibire la sua grande capacità affabulatoria, in un lungo e ininterrotto monologo “arricchito” da qualche turpiloquio».  Dopo la votazione in Aula del “Salva Messina”, il gruppo consiliare del MoVimento 5 Stelle commenta l’esito della seduta e ribadisce la sua posizione in merito alla manovra “lacrime e sangue” di Cateno De Luca: «Abbiamo deciso di non dare il nostro assenso al “Salva Messina” perché abbiamo fondate ragioni per credere che questa cura possa rivelarsi peggiore del male. Le misure volute dalla Giunta rappresentano infatti una forma di “accanimento terapeutico” che rischia di mettere a repentaglio i servizi pubblici essenziali e il futuro di centinaia di lavoratori, che non possono pagare sulla loro pelle gli errori scriteriati commessi in passato da chi ha condotto la città sull’orlo del baratro. Errori di cui vanno accertate improrogabilmente tutte le responsabilità, con dati e numeri certi sui quali abbiamo avuto finora riscontri parziali e confusi. Non basta denunciare singole situazioni estrapolate dal contesto globale, per quanto gravissime, ma è indispensabile far chiarezza una volta per tutte sulle discrasie emerse in merito ai bilanci».

«La città – proseguono gli esponenti pentastellati – non è un’azienda e non va gestita come tale: per questo ci siamo opposti e ci opporremo allo smantellamento messo in atto dalla Giunta, convinti che un possibile ripianamento dei conti a fronte di una “macelleria sociale” possa servire a poco quando si dovrà necessariamente ricostruire daccapo quello che verrà distrutto. Dal canto nostro, mettendo sempre e costantemente al primo posto l’interesse di tutti i cittadini, non ci esimeremo di certo dal valutare di volta in volta i correttivi proposti. Al contempo, nella piena osservanza del nostro ruolo di controllo e di vigilanza, e in ossequio alle norme basilari della democrazia, non rinunceremo in ogni caso al nostro diritto di fare opposizione, laddove le nostre idee divergano da quelle della Giunta: non si tratta di una forma di lesa maestà o di una posizione ideologica di contrarietà a priori, come a qualcuno fa comodo sostenere, ma di una componente indispensabile per garantire la pluralità di pensiero e un dialogo costruttivo fra le parti», concludono.

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