MESSINA. L’orchestra del teatro Vittorio Emanuele di Messina è fuori dal cartellone di spettacoli di Taormina Arte, che saranno messi in musica dall’Orchestra Sinfonica Siciliana di Palermo e dall’orchestra del Bellini di Catania, città che non fanno parte della fondazione TaoArte, come presto anche Messina, per la decisione del sindaco Cateno De Luca di uscirne (nonostante la volontà contraria del consiglio comunale, che ha titolarità sulla materia e che invece vuole rimanere). Se ieri, alla notizia, sono volate le accuse reciproche, oggi è tutti contro tutti.

Cosa è successo, e perché l’orchestra del Vittorio non è stata inserita nei cartelloni estivi di TaoArte? Per una questione meramente economica. Lo spiega il soprintendente del teatro Vittorio Emanuele Gianfranco Scoglio, che la mette giù molto semplice: “Se io andassi a Taormina con un teatro da mille posti e dovessi contrattualizzare orchestra, musicisti e coro, avrei una perdita di centomila euro, mentre il Bellini ha orchestra e coro pagati dalla Regione”. Come è possibile?  “Io sono costretto sulla base delle risorse che ci arrivano dalla Regione (il Vittorio Emanuele è un ente regionale, ndr) o dal Fus (fondo unico per lo spettacolo, ndr) a contrattualizzare gli artisti per poche giornate”, rivela Scoglio. Questo perché l’Ente Teatro riceve circa 4,8 milioni di fondi all’anno, in massima parte regionali. Il Bellini di Catania prende 12 milioni dalla Regione, mentre il teatro Massimo di Palermo, che è fondazione in cui partecipa lo Stato, riceve ogni anno fondi per 20 milioni.

Che il problema sia economico lo conferma il commissario di Taormina Arte Bernardo Campo: “La mia attività è stata quella di mettere sotto un unico cartellone tutti gli enti controllati dalla Regione. Ho chiesto a Scoglio e al presidente del Teatro Orazio Miloro di comunicarmi quale manifestazione prevedere all’interno di Taoarte, poi hanno deciso di non partecipare perché i costi da sostenere non sarebbero stati coperti dal bilancio dell’ente, e non avendo un’orchestra stabile, non mi hanno mandato una proposta da poter inserire nel cartellone. Non è una nostra scelta nostra – precisa Campo – Avevamo quasi previsto di fare un evento, si sono tirati indietro per questioni di budget. Quelli di Messina, Catania e Palermo sono enti regionali, devono avere la stessa visibilità, ma non è stato possibile”.

Una versione, la sua, confermata anche dal soprintendente Scoglio, che contrasta con quanto sostiene Giuseppe Ministeri, consigliere di amministrazione del Teatro Vittorio Emanuele (nominato da De Luca in quota Città Metropolitana): «Si è lavorato per mesi affinché il teatro facesse un grande concerto nell’ambito delle celebrazioni belliniane. Poi, da un lato c’è stata la pandemia, con tutto ciò che ha comportato, dall’altro la decisione di Taormina Arte, che con la Regione ha deciso di portare avanti l’operazione con il teatro Bellini di Catania. È Taormina Arte che non ha lavorato su tutte quelle cose che si erano seminate affinché il Teatro Vittorio Emanuele potesse essere presente nella programmazione. È Taormina Arte che non ha fatto niente per avere il teatro. È Taormina Arte che si deve chiarire le idee: vuole lavorare con le istituzioni culturali messinesi o no?», si chiede, per poi “replicare” alle dichiarazioni dei giorni scorsi dei tanti che hanno preso posizione sull’accaduto, dal sovrintendente Gianfranco Scoglio (“a cui spiegherò meglio vis a vis quello che penso”) al consigliere Alessandro Russo, “che hanno contribuito a fare confusione fra il discorso di Messina in Taormina Arte e la programmazione estiva. Una cosa è la programmazione di Taormina Arte e una cosa è Cateno De Luca e la Giunta di Messina”. «Prima Taormina Arte ci fa capire cosa vuole fare – prosegue – e poi io come Teatro o come Conservatorio decido e faccio una proposta. Prima la Regione stabilisce cosa vuole fare per il futuro di Taormina Arte, poi vediamo se Messina, scoperte le carte, è interessata».

C’è spazio anche per una replica a Clara Crocè, che aveva chiesto le dimissioni del cda («Io ho fatto di tutto fin dall’inizio con l’obiettivo di far tornare l’orchestra a suonare al Teatro di Taormina. Siamo pronti già da domani, senza alcuna polemica, a lavorare per l’anno prossimo. Ho fatto 10 riunioni affinché Messina fosse dentro l’operazione ad Agosto») e al pianista Giovanni Renzo: «Il maestro si ricorda i bei concerti fatti, il teatro si ricorda soprattutto i debiti generati da quelle iniziative, con costi altissimi e ricavi ridicoli. Stia un po’ più attento a ciò che dice e si documenti un po’ di più».

Ma qual è la sua posizione sulla possibile uscita da TaoArte? «Non per fare il Democristiano, ma non ho una posizione né a favore né contro. Sono Taormina Arte e la Regione che devono dirci chiaramente, anzi scrivere, qual è il progetto per Taormina Arte. Chiarito il progetto, allora il Vittorio e il Comune possono valutare meglio se entrare o meno».

Infine un ultimo quesito: perché Taormina Arte, con la Regione, ha scelto l’orchestra del Teatro Bellini e non quella del Vittorio Emanuele con cui aveva già lavorato? «Questo – conclude – è da chiedere al commissario Bernardo Campo (che ha risposto qualche riga sopra, nello stesso articolo, smentendo Ministeri, circostanza confermata dal soprintendente del Vittorio Emanuele Gianfranco Scoglio, ndr). Io lavoro per il Teatro Vittorio Emanuele, e ho detto sin dal primo momento in cui mi sono insediato che l’orchestra del teatro deve tornare a Taormina, Dobbiamo iniziare a lavorare affinché ciò avvenga già nel 2021. Dopo di che Taormina Arte è autonoma ed evidentemente al commissario Campo piace più Catania che Messina. Se Campo predilige Catania e Palermo mi viene il dubbio che sia un poi più difficile che Messina, in tutte le sue diramazioni, si proponga e sia interessata alla fondazione Taormina Arte».

E sulla fuoriuscita di Messina da TaoArte? “Si è fatta una gran confusione fra la programmazione estiva del 2020 al teatro Greco Romano con la questione di Messina fuori da Taormina Arte. Sono due cose completamene separate”, spiega Ministeri.

“L’ente teatro è regionale, non è del Comune, quindi la mancata partecipazione dell’orchestra non ha nulla a che vedere con l’uscita del Comune e della Città metropolitana”, conferma Campo. Che però poi aggiunge: “Dal Comune non si è fatto sentire nessuno, per cui non c’è nessuna novità, io vado avanti con la bozza dello statuto che non comprenderà Messina”, conclude. Gianfranco Scoglio, invece, la mette giù più costruttiva: “Sediamoci a un tavolo e discutiamo. Se uniamo le forze, e muta l’orientamento della Regione, per dare il teatro greco alla fondazione TaoArte e non ai privati, possiamo creare l’orchestra della fondazione”.

Chi dovrebbe sedere attorno al tavolo? Praticamente TaoArte e il Comune (che non ha risposto a due sollecitazioni da parte del commissario Bernardo Campo, e quindi non ha intenzione di restare nella fondazione), perchè l’Ente Teatro non può da solo entrare in Taormina Arte, in quanto non ha beni da conferire: il Vittorio Emanuele è di proprietà del Comune, il teatro in Fiera, pronto dal prossimo anno, e che sarà gestito dall’ente, sulla carta sarebbe dell’autorità portuale (che lo sta ristrutturando), ma nella legge istitutiva del teatro è patrimonio della Regione e gestito dal Comune, per cui la situazione è complicata.

Intervenuta ieri sulla vicenda puntando il dito contro la governance del Vittorio Emanuele, chiedendone le dimissioni, anche la sindacalista Clara Crocè torna sull’argomento, attaccando nuovamente presidente, soprintendente e consiglio d’amministrazione: “Il Sindacato autonomo Siad Cisal ha inviato una nota al Presidente e al CDA con la quale chiede di conoscere i motivi per i quali stante il fermo a causa del coronavirus non abbia partecipato alla programmazione degli eventi organizzati da TaoArte. Chiediamo inoltre, di conoscere –  continua Clara Crocè –  le prossime iniziative che saranno organizzate  e quali maestranze saranno impegnate e soprattutto con quale modalità si procerà alla contrattualizzazione. Al riguardo abbiamo chiesto l’audizione al presidente della V Commissione Cultura, Formazione e Lavoro. Consideriamo l’attuale gestione dell’Ente Teatro inadeguata  e mortificante per tutti i lavoratori dello spettacolo”.

 

 

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