MESSINA. Riceviamo e pubblichiamo un contributo del direttore del dipartimento di Economia dell’Università di Messina, Michele Limosani, che interviene sul progetto “Il sentiero dei parchi” con cui il Governo scommette sulla “green economy” e sull’economia dei parchi. In particolare, il professore si sofferma sul quadro messinese e siciliano, dove, scrive, “non si colgono segnali di attenzione verso questo settore strategico e si registra una cronica carenza di visione e di grandi progetti”, nonostante le numerose potenzialità.

Di seguito la riflessione integrale:

Il Governo nazionale scommette sulla green economy e sull’economia dei parchi. Lo annuncia il ministro per l’ambiente Sergio Costa durante la Giornata Europea dei Parchi che si è celebrata nei giorni scorsi e nella quale è stato presentato il progetto “Il sentiero dei parchi” (un itinerario escursionistico che toccherà tutti i parchi nazionali del nostro paese) e richiamato lo stanziamento, già deliberato nella legge di bilancio, di 35 milioni di euro per il periodo 2020-2033 per la manutenzione ed il potenziamento delle reti sentieristiche. In Sicilia, e nella nostra città metropolitana in particolare, non si colgono invece segnali di attenzione verso questo settore strategico e si registra una cronica carenza di visione e di grandi progetti, soprattutto da parte di quei movimenti e associazioni che si impegnano a promuovere la realizzazione di un’economia più sostenibile.

Ora, non credo esista ombra di dubbio sul fatto che la green economy costituisca una grande opportunità di sviluppo per la nostra città; basti pensare che da un punto di vista territoriale la città metropolitana di Messina si qualifica come una grande area protetta dal polmone verde (i Peloritani, l’Alcantara e il parco dei Nebrodi) e un lungo affaccio sue due mari (i waterfront della città metropolitana). Tra il “polmone verde” e il waterfront si inseriscono poi i sistemi fluviali (le blue ways) e i loro bacini che rappresentano un trait d’union tra queste due tipologie di aree.

Un progetto di sviluppo della città metropolitana di Messina, quindi, non può prescindere dalla valorizzazione dei due parchi già esistenti (il parco naturale dei Nebrodi e il parco fluviale dell’Alcantara) e dalla auspicabile istituzione del Parco dei Peloritani. La realizzazione di quest’ultimo completerebbe -dal punto di vista delle aree protette- il vuoto solo in parte colmato dalla presenza della riserva di Fiumedinisi e Monte Scuderi e faciliterebbe l’integrazione, attraverso la valorizzazione del sistema fluviale, della rete dei comuni collinari con la rete dei comuni marinari. Una triade spesso caratterizzata dall’uso dello stesso toponimo per indicare, contemporaneamente, il nome del borgo collinare, il nome del borgo marinaro e il nome della fiumara (come, ad esempio, Alì).

Se si tiene conto anche dell’istituendo parco dei Peloritani, il 76% dei Comuni della città metropolitana di Messina risulta compreso dentro un parco. Nessun’altra città metropolitana italiana ha un numero così alto di Comuni che partecipano a questo tipo di aree protette, per cui Messina si potrebbe qualificare, come spesso il prof. Gambino ha sostenuto, “la città metropolitana dei parchi”.

La vera sfida quindi sarebbe quella di realizzare il Parco dei Peloritani, integrare la rete dei parchi e delle riserve (l’arcipelago eoliano, la laguna di Tindari a Patti, la riserva verde e la riserva Marina a Milazzo) con la rete formata dall’armatura culturale del territorio e quella agro-ecologica, rigenerando i borghi e promuovendo un turismo sostenibile. Dentro i parchi, infatti, ci sono patrimoni storici e culturali di inestimabile valore che tramite opportuni processi di riqualificazione e di proposizione di servizi al turista, possono rappresentare una possibilità di sviluppo economico dal valore aggiunto incalcolabile. “Riscopri la natura, il mare, i monti, gli antichi sapori, i borghi e i mestieri”. E’ ovviamente uno slogan; ma in questa prospettiva venire a Messina per “spendere” sul territorio potrebbe avere un senso del tutto diverso da quello un pò riduttivo e miope che in questi giorni si è diffuso nelle nostre piazze.

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