Coronavirus, l’esodo silenzioso dei giorni precedenti al “blocco” della Sicilia

Il ritorno in Sicilia, nonostante i divieti, non è mai finito, e si è affiavolito solo di poco: in poco più di una settimana, dal 13 al 22 marzo, 3388 persone e 1462 automobili sono entrate in Sicilia indisturbate. Tutti i numeri di una migrazione al contrario che non si riesce a fermare

 

MESSINA. Da venerdi 13 a domenica 22, in Sicilia sono entrate, senza più uscirne, 3388 persone e 1462 automobili. Pressoché indisturbate. Mentre domenica andava in onda, con 170mila persone a guardare, l’eclatante e condivisissima (su Facebook) protesta del sindaco Cateno De Luca, che ha fruttato tre macchine non in regola e dieci persone denunciate, sulle 26 sbarcate dalla nave, fino al giorno prima, sabato 21, di auto e passeggeri, dalle Caronti ne scendevano dieci volte tanto, liberi di entrare in Sicilia senza grossi problemi.

Sono i numeri del mini esodo silenzioso della scorsa settimana, seguito a quello di massa dell’8 marzo, quando il premier Giuseppe Conte annunciò il decreto che di fatto blindava l’Italia, ma che sarebbe entrato in vigore solo l’indomani, facendo sì che in trentamila prendessero d’assalto i treni e si dividessero in tutta Italia, tornando ai luoghi d’origine. E la Sicilia è stata ovviamente una delle mete più affollate.

I numeri li fornisce la Caronte & Tourist, e partono dalle 704 auto e i  2760 passeggeri di venerdi 13, fino a 239 auto e 551 passeggeri di domenica 22 (in entrata in Sicilia, quindi nella tratta da Villa San Giovanni a Messina). Numeri in diminuzione, ma che sull’arco temporale di dieci giorni assumono proporzioni considerevoli: 3869 automobili e 12265 passeggeri entrati in Sicilia, e 2407 vetture e 8877 passeggeri usciti.

In questi numeri, ovviamente, c’è la quota pendolari: non avendo informazioni più dettagliate a disposizione, si può comunque ipotizzare che chi lavora sulle due sponde dello Stretto, la mattina compie una tratta e la ripete all’inverso il pomeriggio. L’eccedenza tra i due numeri, quindi, è la quota di auto e passeggeri che rimangono in Sicilia. E sono numeri alti: 3388 persone e 1462 automobili in poco più di una settimana.

Settimana in cui, benché non ferrei come quelli previsti dall’ultimo decreto entrato in vigore dalla mezzanotte di lunedi 23 marzo (che non prevede più lo spostamento nemmeno per tornare a casa, residenza e domicilio), i controlli per chi entrava in Sicilia sono stati pressoché nulli, e auto e passeggeri sono entrati in Sicilia senza grossi ostacoli (e senza telecamere).

Perché il divieto esisteva già, ma è stato fatto rispettare in maniera molto blanda, a usare un eufemismo. Non solo i decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri già imponevano forti restrizioni alla mobilità, ma era in vigore anche l’ordinanza del presidente della regione Siciliana Nello Musumeci, secondo la quale gli unici ammessi sul suolo cittadino dovrebbero essere gli appartenenti alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate, gli operatori sanitari pubblici e privati, i lavoratori pendolari, quanti dimostrano comprovate esigenze di lavoro, per gravi motivi di salute e chi si trova in situazioni di necessità.

Dieci giorni fa, in occasione dell’ultimo “esodo”, a Messina l’assessore alla Salute Ruggero Razza aveva spiegato che ai passeggeri in arrivo sarebbero state richieste le autocertificazioni, oltre a controlli con i termoscanner per verificare la presenza di eventuale febbre, con un presidio della Forestale a sovrintendere alle operazioni. Era stata prevista, giorni prima, la presenza di una postazione della Protezione civile.

Per una settimana di tutto questo si è visto ben poco. Poi, lunedi, il “blocco dello Stretto”. Quando già l’ultimo decreto del Governo, entrato in vigore a mezzanotte del giorno precedente, lo aveva previsto. E anche questo si è rivelato un colabrodo

 

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