di Alessio Caspanello e Marino Rinaldi

 

MESSINA. “Se arriva anche in Sicilia sarà una strage“. E invece la covid-19, innominata protagonista degli incubi degli italiani da fine febbraio, in Sicilia non c’è arrivata se non in misura molto marginale. Talmente tanto marginale che l’isola è agli ultimi posti negli indicatori dei deceduti e dei contagiati in rapporto alla popolazione, e dei morti in relazione ai contagi.

Il primo parametro, cioè il rapporto tra popolazione totale e numero di contagiati, vede la Sicilia al penultimo posto (solo la Calabria fa meglio), segno che le misure di chiusura, di sicurezza sui luoghi di lavoro e di distanziamento sociale hanno funzionato piuttosto bene. Una circostanza chiave rispetto ai timori iniziali è stata sicuramente lo scarsissimo impatto, sul totale dei numeri, dell’enorme “esodo” dell’8 marzo, qualche ora prima della dichiarazione di “zona rossa” per tutta l’Italia che avrebbe impedito gli spostamenti (e conseguentemente la bontà della banca dati regionale e dell’app a cui registrarsi obbligatoriamente). Semplificando molto, dal nord l’8 marzo non è arrivato nessun untore: o se è arrivato, la quarantena obbligatoria disposta dalla Regione prima e subito dopo dal Governo, ha interrotto la possibile propagazione dell’infezione sul nascere.

 

Meglio della Sicilia ha fatto solo la Calabria (segno che anche la tanto discussa “assenza di controlli” tra le due regioni, quindi sullo Stretto di Messina, come sostenuto dal sindaco di Messina Cateno De Luca era una colossale balla), ma sono le percentuali a fare impressione: se in Valle d’Aosta, quasi un abitante su cento è stato contagiato (e infatti è la regione più colpita in proporzione alla popolazione), in Sicilia ad essere stata infettata è una persona su quasi 2000. Anche su regioni più omogenee come popolazione (la Sicilia ha poco più di cinque milioni di abitanti) come il Veneto, abitata pressochè dallo stesso numero di persone che ci sono in Sicilia, la situazione non cambia: in Sicilia il tasso di infettività del virus rispetto alla popolazione è di 1/8 (in Veneto ci sono quasi 4 contagiati su mille). Curiosamente, in questo caso è la geografia il parametro più interessante: perchè la Campania, con 800mila persone in più della Sicilia, presenta valori solo di poco superiori (0,80 contagiati su mille)

Segno che a uscirne bene dall’emergenza coronavirus sono state soprattutto le regioni meridionali, proprio quelle che si temeva sarebbero state travolte da un’ecatombe anche a causa della condizione in cui versa la sanitá, e in cui si pensava non si sarebbe stati capaci di organizzare un piano di prevenzione e di eventuale assistenza sanitaria.

Un discorso molto simile è possibile farlo anche nella percentuale tra morti rispetto alla popolazione: la Sicilia fa peggio solo di Calabria e Basilicata, ma con numeri che, di fronte alla tragedia continua vissuta per due mesi in Lombardia, con numeri spaventosi che hanno pochi eguali al mondo, sono molto inferiori. Se le quasi 16mila vittime lombarde sono quasi l’equivalente dei morti del Brasile, sesta nazione al mondo per numero di decessi, i 268 morti in Sicilia sarebbero quasi uguali a quelli della Corea del sud, quarantaseiesima nazione al mondo per numero di contagi.

 

Se i primi due indicatori (soprattutto il secondo) possono tutto sommato essere imputati a circostanze “fortunate”, l’ultimo, la percentuale di deceduti rispetto ai contagi racconta tutta un’altra storia: testimonia l’ottima (e non preventivata, quasi insperata) tenuta delle strutture mediche e sanitarie dell’isola, anche perchè nemmeno lontanamente stressate come quelle delle regioni del nord in virtù dei numeri di molto inferiori che non hanno saturato i reparti di terapia intensiva, rimasti perlopiù fortunatamente vuoti, nonostante la Regione, ad inizio marzo, avesse disposto la creazione di un totale di mille postazioni di rianimazione provvisorie, e abbia destinato intere strutture, o padiglioni di esse, a “covid hospital”

 

 

 

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DOMENICO TOMATIS
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DOMENICO TOMATIS

Come direbbe De Luca (il campano non il messinese) ora i lombardi faranno la coda per farsi curare nei meravigliosi ospedali siciliani