Coronavirus, il “mistero” dei posti letto in rianimazione

La Regione ne assicura mille nel'isola in un mese per fronteggiare l'eventuale emergenza, ma il sindaco Cateno De Luca non è convinto, e snocciola cifre inferiori, che attribuisce a "notizie riservate". E chiede di conoscere quanti siano realmente. Qualche numero, per capire come stanno le cose

 

MESSINA.  «Tutti vogliamo sapere quanti posti letto ci sono in questo momento realmente disponibili per eventuali ricoveri in rianimazione». È la domanda che si pone il sindaco Cateno De Luca nel corso della diretta di ieri sera, passando la palla al suo vice Salvatore Mondello, reduce da un incontro in videoconferenza con il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci e gli altri sindaci della regione.

«La risposta che abbiamo avuto – spiega l’assessore – non mi ha convinto perché non abbiamo avuto un numero preciso nella nostra provincia. Ci è stato assicurato che nello spazio di 15/20 giorni si sta provvedendo a reperire su base regionale circa 1000 posti, utilizzando anche la rifunzionalizzazione di alcune strutture che oggi sono utilizzate per altre questioni, al ritmo di 200 posti letto settimanali», prosegue, aggiungendo un dato tecnico: «Loro fanno una proiezione basata sulla statistica nazionale, che in questo momento vede i casi da mandare in terapia intensiva pari a circa il 10 per cento del monte complessivo di coloro che sono contagiati. Sulla scorta di questa proiezione numerica, fatta anche su scala regionale, sembrerebbe che i numeri che loro stanno prevedendo in termini di terapia intensiva sarebbero sufficienti per garantire lo svolgimento regolare dell’attività». I posti quindi ci sono, o per lo meno ci saranno a breve, secondo l’assessore alla Salute Ruggero Razza.

Appena 24 ore prima, tuttavia, lo stesso De Luca aveva prospettato uno scenario quasi catastrofico: «Io spero che non sia vero che in questo momento in Italia bisogna scegliere ci deve vivere e morire perché c’è carenza di posti letto in rianimazione, e questo è l’altro elemento da cui io sono partito», ha specificato, in riferimento all’ordinanza “coprifuoco” (per come lo stesso De Luca l’aveva ribattezzata). «Io lo so com’è la situazione in Sicilia e a Messina e ho posto una questione alla quale attendo una risposta. Qual è la situazione dei nostri posti letto? Quanti ne sono disponibili realmente?», prosegue, Perché se non ci sono i posti letto disponibili non ci sono. È inutile! Io non so se i posti letto sono realmente 20 a Messina e provincia come dice informalmente qualcuno, se sono invece 80, non lo so. Vorrei sapere quali sono realmente disponibili in questo momento».

Una risposta parziale alla sua domanda l’aveva data lo stesso De Luca appena qualche ora prima, dimezzando la sua stessa previsione: «Se le Regioni del centro-nord sono in emergenza, pur avendo dal punto di vista sanitario strutture all’avanguardia qui al Sud l’aumento del contagio sarebbe una tragedia annunciata. Da mie riservate notizie, in tutta la provincia di Messina ci sono appena 10 posti letto disponibili in rianimazione; in Sicilia saranno 70 in tutto».

Quanti sono in realtà i posti letto in rianimazione in città? Attualmente sono almeno cinquanta: normalmente ventiquattro (non tutti attivi) in quota Asp e venti al Policlinico (che sta lavorando per portarli intorno alla trentina per far fronte a un’eventuale escalation clinica), ma l’azienda universitaria ha destinato un intero padiglione alle emergenze da coronavirus che non richiedano terapia intensiva. In più, come estrema ratio, c’è sempre il Piemonte e l’Irccs Neurolesi (con 8 posti). Secondo Razza, a Messina si arriverà a 70, e in tutta la Sicilia sono in predisposizione “altri 150 posti di terapia intensiva”, 40 in più dei 456 programmati nella rete ospedaliera, dei quali 346 attivi prima dell’emergenza.

Per quanto riguarda le camere “a pressione negativa”, che garantiscono il “biocontenimento”, l’isolamento dei pazienti, sono 63 in tutta l’isola: ventiquattro a Catania tra gli ospedali Garibaldi, Vittorio Emanuele e Cannizzaro, dodici all’ospedale Gravina di Caltagirone, nove a Palermo a Policlinico, Cervello e Ismett, cinque all’ospedale Umberto I, quattro all’ospedale Maggiore di Modica, tre al Policlinico di Messina, due all’Umberto I di Siracusa, e altrettanti al Sant’Elia di Caltanissetta, e una al Vittorio Emanuele di Castelvetrano e al Sant’Antonio Abate di Trapani.

 

 

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